Nel Regno Unito Labour fragile, sinistra in crisi e l’ombra di Farage

Osservando il panorama europeo, i riscontri non sono confortanti quanto alle Sinistre di ispirazione socialdemocratica che praticamente ovunque appalesano segni di crisi, tanto stando al governo quanto all’opposizione. E ciò vale a maggior ragione se si istituisce un raffronto proiettato sul medio-lungo periodo. Esso porta allo scoperto un consistente arretramento, come documentano i risultati delle consultazioni europee celebrate nell’ultimo ventennio. E così pure laddove - è il caso inglese - si è reduci da un indubbio successo nelle urne, la situazione non pare in alcun modo promettente.
Il Labour Party infatti è alle prese con una serie di sfide di ardua soluzione. Del resto gli stessi numeri dicono di un consenso non particolarmente eclatante, solo a considerare che la schiacciante conquista di seggi alla Camera dei Comuni nel 2024 è stata dovuta sostanzialmente ad un meccanismo maggioritario uninominale che ha visto le formazioni minori ottenere il 43% dei voti ed ha penalizzato i Conservatori in caduta libera, dopo anni di governo assai tribolati.
🚨 WATCH: Nigel Farage is repeatedly heckled at the launch of Reform UK's London local election campaign pic.twitter.com/QCshvLKvU0
— Politics UK (@PolitlcsUK) March 28, 2026
Un recente saggio di Richard Corbett, ultimo leader dei deputati laburisti al Parlamento europeo, propone una diagnosi molto convincente dell’attuale situazione, lasciando prefigurare, sic stantibus rebus, il rischio di una affermazione sempre più consistente della Destra radicale e nazional-populista del Reform UK di Nigel Farage, già partito della Brexit, pur in presenza di un’opinione pubblica che in larga prevalenza giudica negativamente la scelta della fuoriuscita dall’Unione europea.
Quali sono dunque i banchi di prova sui quali il Labour Party gioca il suo futuro? Anzitutto la questione delle tasse, uno dei cavalli di battaglia della campagna elettorale condotta con l’impegno volto ad evitarne l’innalzamento. Una promessa che, per essere mantenuta, ha messo sul piatto della bilancia sensibili tagli alla spesa sociale in campo sanitario e in un ambito estremamente sensibile come quello delle pensioni. Le conseguenze immediate sono state proteste molto risentite e una disaffezione da parte di settori tradizionalmente vicini al partito.
Essi premono a favore di un’imposta patrimoniale che, come ovvio, non incontra larghi favori. Un secondo fronte riguarda il rapporto con l’Europa. Stando alle stime di autorevoli istituti di ricerca, la fuoriuscita dal mercato unico e dall’unione doganale ha causato all’economia britannica la perdita di decine di miliardi di sterline. Il Labour si mostra tuttavia incerto nel tentativo di procedere ad una ripresa di relazioni con l’Unione europea, soprattutto in settori chiave quali l’agricoltura, l’energia e l’industria della difesa militare.
A questo si è aggiunto il fattore Trump che ha pesantemente aggravato i problemi derivanti dall’essere fuori dall’Europa, vale a dire il partner commerciale più rilevante e affidabile, soprattutto al confronto con la nuova leadership statunitense assai volubile e propensa a voltafaccia, rispetto alla quale la tattica delle lusinghe risulta inconcludente. È però soprattutto sul terreno dell’immigrazione che il Labour si trova sottoposto a martellanti attacchi da parte del Reform UK, assai attivo nel sollevare agitazioni di piazza sino a chiedere la fuoriuscita dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo.
Col tentativo di recuperare sul proprio antagonista adottando parole d’ordine proprie della Destra, il partito rischia la perdita di sostegno da parte di elettori che si indirizzano verso i Verdi e i Liberaldemocratici. Così pure la questione di Gaza, che ha visto l’attuale governo riconoscere lo Stato di Palestina, nonché bilanciare la condanna dell’intervento di Israele col sostegno al suo diritto all’autodifesa, ha finito per scontentare entrambe le parti.
Se all’insieme dei fattori richiamati si sommano ripetuti errori autoinflitti - scandali di vario genere, su tutti il caso Mandelson - e proposte controverse si completa un quadro, in vista delle prossime elezioni parziali, non certo entusiasmante, aggravato da un sistema elettorale che consente di vincere pur con una minoranza di voti. Il declino dei Conservatori in corso porta inoltre acqua al Reform UK in presenza di forze di centrosinistra tra loro divise. La riforma elettorale in senso proporzionale voluta da taluni è per altro di difficile attuazione. Dunque il futuro è denso di molteplici incognite e sicuramente non può essere affrontato attraverso una politica di azzardi priva di un convincente disegno.
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