Il 2026 è iniziato per tutti i paesi europei come si era chiuso il 2025; cioè con tali problemi da farli apparire in balìa degli eventi, soprattutto quelli decisi, spesso a danno della stessa Europa, da un paese ritenuto alleato: gli Stati Uniti di Donald Trump, le cui scelte stanno ponendo in discussione abitudini politiche e alleanze strategiche ritenute (a torto) indissolubili. Il Regno Unito è uno dei paesi che più di tutti è in palese difficoltà, abituato a considerarsi l’alleato privilegiato degli Usa nel mondo occidentale.
Purtroppo per Londra i mutamenti politici in atto stanno avvenendo in una fase delicata per il paese e la sua economia, da tempo in difficoltà. I servizi, il vero pilastro dell’economia britannica, mostrano una dinamica debole; la manifattura fatica a recuperare; le costruzioni rallentano; l’inflazione, che vive fasi alterne, è elevata per gli standard nazionali ed è prevista al 2% in primavera solo grazie agli interventi governativi su bollette e trasporti; il tasso di risparmio è sceso al 9.5%; il Pil è avanzato solo dello 0.1%, dopo una prima parte di 2025 più dinamica; le imposte sul reddito e sul patrimonio sono aumentate.




