Il piano di Trump allontana Londra da Washington

Ci sono sempre, nella storia degli Stati, dei momenti che paiono essere di svolta a cui si dovrebbe giungere preparati. Il piano di Trump per la pace in Ucraina è uno di essi; e lo è anche per il Regno Unito, il suo governo e il Foreign Office. La bozza di accordo pensata dal presidente statunitense ha forse colto di sorpresa i leader dei Paesi europei, strenui sostenitori della causa ucraina e di una linea anti-russa, approfondendo le distanze tra Stati Uniti e partner europei, da tempo ai ferri corti sui rapporti politico-militari bilaterali.
Dal punto di vista britannico la mossa statunitense costituisce un ulteriore tassello di un mosaico che descrive un rapporto con Washington difficile. Il primo ministro laburista, Keir Starmer, ha espresso il timore degli europei per un piano che nega a Kiev il diritto di determinare da sé il proprio futuro, riducendone libertà di manovra politica e capacità difensive.
Starmer ha notato, tiepidamente, che gli Europei hanno condiviso l’utilità di molti principi inseriti nel piano; ma ha anche aggiunto che essi richiedono ulteriore lavoro, sottolineando così il malumore europeo per il contegno di Washington. I colloqui telefonici con Trump e Zelensky di sabato hanno rafforzato tale linea.
Il punto cruciale, e più preoccupante, per Starmer e il governo laburista è che le difficoltà con gli Stati Uniti (evidenziatesi con il diverso approccio alla guerra a Gaza, la scelta di Londra di riconoscere lo Stato palestinese, le agende economiche difformi, le valutazioni sul conflitto tra Russia e Ucraina) stanno minando l’ultimo pilastro della politica estera britannica rimasto: la relazione esclusiva con gli Usa.
Della Brexit si è detto e scritto moltissimo. L’uscita dall’Unione europea è stata difficile, si è conclusa a fatica e in modo molto imperfetto; e ha causato molti danni al Paese: l’economia ha indici di crescita bassi, l’inflazione è in aumento e gli accordi con Washington per un regime daziario più clemente non hanno ancora potuto offrire effetti concreti, dando vantaggi alla retorica populista di Nigel Farage e del suo Reform UK Party.
Good meeting with @Keir_Starmer in Johannesburg.
— Ursula von der Leyen (@vonderleyen) November 21, 2025
We prepared ahead of key G20 discussions, where like-minded partners will work to maintain unity.
The situation regarding Ukraine right now a clear reminder of why that matters.
We also discussed our bilateral cooperation. And… pic.twitter.com/3Ol3Dvbzi7
John Major, ex-Primo Ministro conservatore degli anni ’90, ha suggerito il ritorno in Europa; ma è un passo arduo da immaginare ora, se si pensa che è sfumato l’accordo per far entrare il Regno Unito nel programma di riarmo europeo da 150 miliardi, laddove sarebbe stato interesse comune l’esito opposto.
Se è vero che l’impero britannico è un ricordo lontano, è altrettanto vero che stanno svanendo anche le sue ultime vestigia anche con la collaborazione del governo Starmer. La scelta del maggio scorso di trasferire la sovranità delle Isole Chagos a Mauritius, pur serbando un contratto di locazione di 99 anni su Diego Garcia per continuare a utilizzare la base militare strategica Usa-Regno Unito ivi situata, è stata criticata dai nostalgici dell’impero e da Farage, che hanno accusato Starmer d’aver sottoscritto un accordo al ribasso, d’aver ceduto un territorio strategico, di non aver indetto un referendum sulla vicenda e di aver voluto placare il senso di colpa post-coloniale anziché servire l’interesse nazionale.
Per dimostrare di avere ancora una voce in capitolo in ambito internazionale, Starmer aveva giocato tutte le sue carte sulla guerra in Ucraina, decidendo di sostenere Kiev con ogni mezzo a disposizione. Le accelerazioni di Trump sulla vicenda, avvenute durante tutto il 2025, hanno dimostrato che lo spazio di manovra di Londra (oltre che degli europei) è ridotto, indicando vieppiù un pericoloso scollamento con Washington.
Se è vero che le prossime elezioni politiche nel Regno Unito sono ancora lontane (presumibilmente si terranno tra il 2028 e il 2029) e che tempo per «rimettere le cose a posto» ci sarebbe, è altrettanto vero che la situazione generale non appare affatto rosea per il governo laburista. Insomma: c’è molto lavoro da fare per trovare delle soluzioni a problemi annosi che stanno corrodendo l’immagine e la posizione del Regno Unito nel mondo.
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