Alla Camera dei Lord si va verso la fine di un’epoca

Il governo laburista punta a snellire l’iter legislativo e ridisegnare gli equilibri istituzionali: una mossa per ridarsi slancio in vista delle elezioni locali del 2026
La guardia reale del re alla Camera dei Lord - Foto Epa/Camera dei Lord © www.giornaledibrescia.it
La guardia reale del re alla Camera dei Lord - Foto Epa/Camera dei Lord © www.giornaledibrescia.it
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Nei parlamenti europei di oggi non esistono cariche a vita, salvo due soli casi: in Italia, dove, in un Senato elettivo, il Presidente della Repubblica può nominare fino a 5 Senatori a vita, che non trasmettono la carica a eredi; e il Regno Unito, dove il contesto più complesso sarà semplificato da una legge ratificata di recente dal governo laburista di Keir Starmer che inciderà sulla struttura della Camera dei Lords.

Quest’ultima è formata da circa 780-800 membri non eletti, i Lords Temporal (o Lord Temporali) ed è così una delle camere legislative più numerose al mondo. Di essi, la maggioranza, circa 600, è formata da Life Peers, ai sensi del Life Peerages Act 1958, che non trasmettono il titolo ad alcun erede. Vi sono, poi, 26 Lords Spiritual ovvero gli Arcivescovi e i Vescovi della Chiesa d’Inghilterra, che lasciano la carica ai loro successori nelle Diocesi. Infine, esistono 92 Hereditary Peers, i sopravvissuti del sistema precedente, drasticamente modificato dal governo laburista di Tony Blair nel 1999, che, fino a oggi, hanno ereditato il titolo per nascita.

Se dal punto di vista politico la Camera dei Lords ha caratteristiche molto variabili, includendo membri conservatori, liberal-democratici, laburisti e un cospicuo gruppo di Crossbenchers (indipendenti e trasversali), dal punto di vista delle sue funzioni svolge un ruolo di revisione e controllo della legislazione prodotta dalla Camera dei Comuni.

Come è noto, il Regno Unito non ha una vera e propria Carta costituzionale bensì un insieme di leggi che definiscono una Costituzione in divenire. Ciò facilita la sua riforma seppure sempre al termine di lunghe e accese discussioni. Senza risalire troppo nel tempo, così fu con il Parliament Act del 10 agosto 1911, che trasformò la Costituzione del Regno Unito, privando la Camera dei Lords del potere di veto assoluto sulle leggi finanziarie e lasciandole il diritto di rallentare l’approvazione di leggi non finanziarie per un massimo di due anni distribuiti su tre sessioni, garantendo la supremazia della Camera dei Comuni. La legge pose fine a uno scontro che aveva paralizzato per due anni, dal 1909 al 1911, la vita politica nazionale, con il rifiuto dei Lords, a maggioranza conservatrice, del «Bilancio del Popolo» presentato dal governo liberale a sostegno dei ceti più poveri.

La legge è un importante traguardo per il governo laburista, realizzando una promessa elettorale al fine di ridare slancio al partito in vista delle elezioni locali del 2026. Attuando la più grande riforma costituzionale degli ultimi decenni, avendo eliminato parlamentari che sono in prevalenza conservatori e avendo accontentato la maggioranza del partito laburista frustrata dalla lentezza con cui alcune leggi sono state approvate negli ultimi anni il governo prevede un iter legislativo più agevole nelle prossime sessioni.

Non solo: la riforma è pensata quale primo passo per ulteriori misure atte a elevare i requisiti di partecipazione e rendere i Lords più efficienti, ma soprattutto quale prodromo alla loro sostituzione con una seconda camera più rappresentativa delle regioni e delle nazioni. Con tutta evidenza una manovra di grande respiro al fine di depotenziare il messaggio del Reform Uk Party di Nigel Farage, che si sta accreditando quale unico partito in grado di innovare il Regno Unito.

È, però, difficile capire in quale modo la riforma riuscirà a incidere sui risultati delle prossime elezioni, previste per il maggio 2026, che saranno locali per l’Inghilterra e parlamentari in Scozia e Galles, e dove i laburisti rischiano di subire battute d’arresto per mano dei nazionalisti e del Reform Party: è forte l’impressione che i limiti all’attuazione di un cambiamento radicale e l’adozione in sua vece di un approccio graduale faranno sì che per il partito laburista e la leadership di Starmer si stiano approssimando giorni difficili.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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