Giustizia, costi elevati e risorse mal distribuite

Il dato peggiore riguarda la durata dei processi. Nel 2023, la durata media dei procedimenti civili giunti al terzo grado di giudizio era di 2.217 giorni
Un'aula del tribunale di Brescia
Un'aula del tribunale di Brescia
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Una volta chiuse le urne del referendum sulla separazione delle carriere, conviene esaminare la questione dell’efficienza della giustizia. Se, da un lato, la presidente Meloni affermava che la riforma referendaria avrebbe aumentato l’efficienza della giustizia, dall’altro la senatrice leghista Giulia Bongiorno, nota giurista, sosteneva l’esatto contrario. Anzi, definiva «ignorante» chi riteneva che la riforma avrebbe portato maggiore efficienza e ridotto i tempi dei processi. Lasciando da parte la diatriba interna alla maggioranza, facciamo parlare i numeri.

Cominciamo dalla spesa per la giustizia: se confrontata con la media europea, non emergono differenze significative. Tuttavia, gli organici risultano inferiori. Infatti, in ambito giudiziario, il personale amministrativo italiano è pari a 59,7 unità ogni 100.000 abitanti, contro una media Ue di 86,8. Una possibile spiegazione riguarda le remunerazioni, ben superiori a quelle europee. L’Osservatorio sui Conti Pubblici Italiani (OCPI) ha stimato che la crescita degli stipendi dei magistrati è stata decisamente sostenuta e che lo stipendio di un giudice della Corte di cassazione è circa sei volte superiore al salario medio. Pochi, ma ben remunerati.

Il dato peggiore riguarda però la durata dei processi. Nel 2023, la durata media dei procedimenti civili giunti al terzo grado di giudizio (Corte di cassazione) era di 2.217 giorni, a fronte di una media europea di 795 giorni. Nel caso dei processi penali, sempre al terzo grado, la media italiana nel 2023 era di 1.036 giorni, contro i 456 dell’Ue. Ignoranti o no, siamo lenti e inefficienti.

Ma non è finita: siamo anche iniqui. Per dare un’idea, consideriamo il sistema carcerario. Secondo l’Associazione Antigone, la capienza regolamentare dei penitenziari è di 51.280 posti. Tuttavia, tenendo conto dei posti non disponibili per inagibilità o ristrutturazioni, il tasso medio effettivo di affollamento è «almeno del 133%». Tra le carceri sovraffollate spicca quella di Canton Mombello, dove l’affollamento raggiunge il 201% (sic!).

Non sorprende, dunque, che la situazione sia drammatica. Come riporta SP (Sistema Penale, rivista online che si occupa di diritto e giustizia penale), «il 2024 è stato l’anno record per numero di suicidi in carcere, da quando il dato viene rilevato nelle statistiche ministeriali (oltre 30 anni)».

L'interno del carcere di Canton Mombello
L'interno del carcere di Canton Mombello

L’Italia è inoltre oggetto di attenzione da parte del Consiglio d’Europa. Come riferisce Eunews in un articolo dal titolo «Troppi suicidi e troppo sovraffollamento: le carceri italiane sono sempre più un problema», il Consiglio evidenzia come l’Italia sia uno dei Paesi con il maggiore incremento di detenuti. Tutto ciò avviene nella patria di Cesare Beccaria.

Purtroppo, i giovani non si salvano da questa situazione. Sono infatti 597 i minori detenuti negli istituti penali minorili (di cui 26 ragazze). Secondo Antigone, «il Decreto Caivano e alla stretta sulla giustizia minorile non sembra tuttavia corrispondere una reale emergenza nella criminalità minorile». Ciò è peraltro confermato dal Ministero dell’Interno: le segnalazioni a carico di minorenni sono diminuite del 4,15% nel 2023 rispetto al 2022.

Ma il calo non riguarda solo i minori. Infatti, dagli anni ’90 i reati in Italia stanno diminuendo significativamente; in particolare, gli omicidi sono tra i più bassi in Europa. A fronte di ciò, la percezione di sicurezza personale tende a diminuire negli ultimi anni: ora solo il 52% degli italiani si sente almeno parzialmente sicuro nel proprio quartiere. Al contempo, la questione-giustizia non è una priorità (Demopolis).

E la campagna elettorale, oramai innescata, tiene conto di queste valutazioni. L’allarmismo può portare voti. L’efficienza e l’equità della giustizia no.

Paolo Panteghini - Docente di Scienza delle finanze, Università degli Studi di Brescia

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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