Opinioni

Meloni sfida Vannacci e guarda al Colle: la destra ora è al bivio

La mossa della premier può essere letta come un appello al suo popolo, per impedire che i «futuristi» crescano troppo e diventi davvero difficile evitare di cadere nelle loro braccia
Marco Frittella

Marco Frittella

Editorialista

Giorgia Meloni con Sergio Mattarella - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Giorgia Meloni con Sergio Mattarella - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

In questi ultimi giorni la politica si è come attorcigliata in un nodo inestricabile che mette insieme la nuova legge elettorale in discussione alla Camera, sintomo di un possibile scioglimento anticipato delle Camere, con la partita più importante della prossima legislatura, ossia l’elezione del nuovo Capo dello Stato. Tutto si è come incastrato tra le divergenze nella maggioranza sul «Melonellum» e la rivendicazione da parte di Giorgia Meloni della possibilità di una candidatura «di destra» per il Quirinale.

— Giorgia Meloni (@GiorgiaMeloni) June 29, 2026

Che la situazione sia per molti versi bloccata lo dimostrano le tante analisi che si leggono sui giornali in cui i commentatori seguono ognuno una propria verità, una castelletto dietrologico, un lampo di indiscrezioni… Ci si è capito poco, diciamoci la verità. Vale però la pena di misurare, se possibile, le conseguenze che sta avendo la crescita pressoché quotidiana del partito di Roberto Vannacci, la cui scalata lo potrebbe portare facilmente alla doppia cifra.

Una «vera destra», dice il generale ai suoi fedelissimi mentre maleducatamente invita la premier «a mostrare gli attributi» sulla questione delle preferenze nella nuova legge elettorale. Ma che peso avrà questa versione italiana dei neonazisti tedeschi dell’AfD nella campagna elettorale? Se cresce più di tanto rischia di impedire al centrodestra di cogliere il premio di maggioranza, tanto che ormai corre il dubbio se valga davvero la pena di riformare l’attuale normativa nota come «Rosatellum» che pure ha garantito quattro anni di governo in questa legislatura.

Lo dice un esperto di leggi elettorali, il professor d’Alimonte: «Se il testo della riforma non cambia, Meloni per vincere avrà bisogno di Vannacci». Eccolo qua, il rischio. Vannacci, e ancora Vannacci. Tenerlo lontano? Si rischia di perdere. Allearcisi? Ne va della credibilità di un’azione di governo durata quattro anni, e poi non ci starebbero né Lega né Forza Italia. Allearcisi dopo le elezioni? Vorrebbe dire consegnarsi ai suoi ricatti soprattutto per eleggere il nuovo Capo dello Stato.

E allora, in questa tormenta di dubbi perché Giorgia Meloni tira fuori senza che nessuno glielo chiedesse la candidatura al Quirinale di una persona di destra? È possibile, ma è una interpretazione, che lo faccia per dimostrare che è lei, e non la masnada vannacciana, la vera campionessa di una destra di governo, riformatrice, capace di dialogo internazionale, che – sola – può condurre ad eleggere qualcuno che rappresenti chi ottant’anni fa, alla nascita della Repubblica antifascista, era tra i vinti: per almeno quattro decenni esclusi da tutto e poi protagonisti di un lento cammino che oggi, con Meloni non con Vannacci, può ambire ad un sogno che sembrava impossibile: il Quirinale. Ma del resto: non era forse impossibile pensare fino a qualche tempo fa ad una ex missina presidente del Consiglio?

Ecco, a noi sembra che in questa mossa la premier abbia voluto rivendicare la storia di una trasformazione politica (che pure la sinistra non legittima perché ne diffida) che mette all’angolo un avversario impresentabile ma che può dare la possibilità a Meloni di fare l’ultimo salto nella legittimazione repubblicana. È come dire: «Noi non siamo come lui, o almeno non lo siamo più, non diciamo che il femminicidio non esiste, che Putin ha ragione, che i migranti vanno deportati, che d’estate fa caldo come sempre…». E quindi: «noi pure possiamo ambire alla Presidenza della Repubblica». È, in conclusione, una sorta di appello al suo popolo che Giorgia Meloni lancia per impedire che i «futuristi» crescano troppo e diventi davvero difficile evitare di cadere nelle loro braccia.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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