Opinioni

L'educazione sessuo-affettiva, una necessità negata

In 4 famiglie su 10 non si parla di sesso per vergogna e incompetenza,e purtroppo la legge sembra non tenere conto del valore della prevenzione primaria
Bambini a scuola (foto simbolica)
Bambini a scuola (foto simbolica)

È stata approvata al Senato la legge che esclude a scuola l’«Educazione sessuo-affettiva». Qualcuno dirà che il documento non vieta, ma regola la possibilità di affrontare un tema così delicato. In realtà la legge nega la necessità dell’educazione alla sessualità nella Scuola dell’Infanzia e alla Primaria e demanda il compito alle famiglie, mentre alle medie e alle superiori, è vincolata al consenso dei genitori.

Buona l’idea di coinvolgere la famiglia, ma sappiamo che i genitori faticano ad affrontare la sessualità. In 4 famiglie su 10 non si parla di sesso per vergogna e incompetenza. Da molti anni invece l’Oms, l’Unesco e il Parlamento Ue, insistono sull’urgenza di promuovere progetti scolastici di educazione sessuale e alle relazioni per contrastare la violenza di bullismo e cyberbullismo, quella sulle donne come pure prevenire gravidanze indesiderate e infezioni sessuali. Si tratta di attuare prassi educative fondate su evidenze scientifiche, che Maria Antonietta Gulino, presidente Nazionale dell’Ordine degli Psicologi indica essere «un presidio di salute psicologica e sociale, non una minaccia e aiuta a sviluppare empatia, responsabilità e capacità di riconoscere e gestire le emozioni».

Purtroppo la legge sembra non tenere conto del valore della prevenzione primaria e nasconde la paura che l’educazione sessuale dei minori sia una pericolosa occasione di trasmettere ideologie sull’identità di genere. Non per nulla il ministro Valditara ha dichiarato che la riforma tutelerà «i bambini dalla confusione della propaganda gender». Non c’è alcuna propaganda gender nell’educare a sessualità e affetti. È un intervento di prevenzione che promuove il benessere di bambini e adolescenti e tema che dovrebbe far parte dei programmi di formazione degli insegnati cui è demandata la crescita dei minori.

Inserire presto nella scuola l’educazione sessuale e affettiva vuol dire avere a cuore il loro sviluppo e farsi carico di aiutare gli adolescenti a trovare riposte alle pressanti domande sulla sessualità cui nessuno risponde, se non social e web. Nonostante l’apparente disinibizione delle nuove generazioni, la crescita è immersa in una quantità di dubbi su sesso, relazioni, identità personale e vita emotiva cui spesso i giovani fanno fronte da soli, col rischio aumentato di perdersi o confondersi.

La scuola dovrebbe essere invece il luogo deputato ad attivare percorsi di crescita personale, in cui dare spazio all’ascolto di sé e favorire il confronto con professionisti della salute mentale e psicologica. E il posto in cui imparare la gestione dei sentimenti e l’autocontrollo e conoscere come si costruiscono relazioni rispettose o ci si protegge da relazioni tossiche.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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