Opinioni

Il ddl sull’educazione sessuale ha risvegliato il Parlamento

Lo scontro ad alta voce tra il ministro Valditara e le opposizioni ha smosso qualcosa, ma le concezioni che dividono la destra e la sinistra da sempre probabilmente continueranno a dividerle in futuro
Marco Frittella

Marco Frittella

Editorialista

Il ministro Valditara in Aula - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Il ministro Valditara in Aula - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

L’aspro scontro alla Camera tra Governo e opposizioni sull’educazione sessuale ha prodotto un risultato: il disegno di legge del ministro Valditara è stato rinviato a data da destinarsi, forse alla fine di dicembre che equivale all’anno prossimo. Chissà. C’è però un dato interessante in questa vicenda: per un istante abbiamo visto il Parlamento risvegliarsi come d’improvviso dalla sua ormai documentata subordinazione di fatto al governo.

E attenzione: non di «questo» governo, poiché la riduzione del potere parlamentare è cosa ormai stagionata, e se proprio vogliamo trovargli una data di nascita bisogna risalire a quando Giulio Tremonti ministro del Tesoro impose alle Camere il voto di fiducia sulla Finanziaria, una cosa che nella Prima Repubblica sarebbe stata inconcepibile. Piano piano, leaderismo dietro leaderismo, legge elettorale dopo legge elettorale, il Parlamento raramente fa sentire la propria voce, e spesso è ridotto al luogo di ratifica delle leggi fatte dal governo, all’interno del quale avviene il vero negoziato politico sulle normative.

Ora si è fatto di più: dopo che il popolo sovrano ha bocciato la riforma Renzi che riduceva il potere parlamentare ad una sola Camera, a quello stesso risultato si è arrivati nei fatti: oggi succede che una legge venga discussa e approvata in un ramo del Parlamento (a turno) e votata a scatola chiusa nell’altro. Monocameralismo non dichiarato.

E invece qui siamo addirittura alla rivolta dell’opposizione, persino alla riscoperta dell’ostruzionismo che non si vedeva da tempo, strumento abbandonato dai deputati e senatori con dispiacere per i cronisti parlamentari amanti dell’aneddotica (quella volta che Giorgio Almirante parlò ininterrottamente per dodici ore di seguito per bloccare il governo…).

Lo scontro ad alta voce tra il ministro Valditara e le sinistre è scoppiato su uno di quei temi «sensibili» in cui è difficile mettersi d’accordo: la destra vuole che le famiglie vigilino sui corsi di educazione sessual-affettiva alle medie e alle superiori per impedire che i rappresentanti della «cultura gender» si accampino nelle scuole, e poi ritiene che si debbano tutelare i piccoli degli asili e delle elementari non esponendoli a simili trattazioni.

La sinistra tutta al contrario combatte contro il potere di veto delle famiglie perché dice che questa è un’offesa oscurantista ai docenti e ai rappresentanti della società civile. In mezzo a questo scontro è finita anche la piaga dei femminicidi con reciproche accuse su come combatterli. Come si vede, concezioni che dividono la destra e la sinistra da sempre e che continueranno a dividerle in futuro, temiamo.

Ma è consolante aver visto che su una faglia così vitale della vita nazionale, si sia prodotto un confronto governo-parlamento (ossia opposizioni) dove ognuno esercitava il proprio ruolo costituzionale, soprattutto da parte del Parlamento che l’ha in parte perduto: basta guardare il silenzioso deserto del Transatlantico per capirlo.

Certo Bruno Tabacci si è rammaricato di non aver ascoltato a Montecitorio gli stessi toni pensosi «di Moro, Berlinguer e Almirante», ma i tempi sono quelli che sono, bisogna contentarsi. I tempi in cui, come scrive Michele Serra «la politica intimidiva anche i politici» sono trapassati e il linguaggio fatalmente ne risente. Del resto, non tutto si può avere.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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