Sicurezza nei locali, «stesse regole per evitare scorciatoie»

Una tragedia che scuote e interroga, ma che non può essere liquidata come l’ennesimo episodio da imputare a una generica assenza di controlli. Perché dietro l’incendio divampato nel locale di Crans Montana – osserva Domenico Zucchi, presidente provinciale del Silb-Fipe, l’associazione italiana delle imprese di intrattenimento – si nasconde un problema più profondo: le regole sono nette, ma i luoghi dove oggi si ritrovano i giovani lo sono molto meno.
Il quadro
«Il fatto è gravissimo – dice –. Una tragedia così impone a tutti noi, che ci occupiamo di intrattenimento, una riflessione seria: cosa è andato storto? E come si può evitare che accada ancora?». Il punto, però, non è tanto accusare la Svizzera o il singolo gestore. «A me risulta che quel locale fosse un bar con dj set, non una discoteca. E in questo caso, se rispettava la normativa per la sua categoria, non si può parlare di mancati controlli».
Zucchi sposta lo sguardo sul quadro generale. «Anche in Italia ci troviamo in una situazione analoga: locali che non rientrano nella definizione di pubblico spettacolo, ma che di fatto ospitano centinaia di persone e musica dal vivo. I giovani non vanno più solo in discoteca, si aggregano in luoghi ibridi: bar, birrerie, spazi temporanei. E la normativa, pensata per i locali da ballo in senso classico, non riesce a intercettare questo cambiamento».
La distinzione è tecnica ma fondamentale: «Un locale di pubblico spettacolo, come una discoteca, deve rispettare regole rigide su sicurezza, capienza, materiali e uscite di emergenza. Un bar o una birreria che organizza dj set, invece, non è tenuto agli stessi obblighi, salvo casi particolari. Eppure la presenza di pubblico può essere analoga».
«Nei locali di pubblico spettacolo – prosegue Zucchi – i limiti sono precisi: in Italia, ad esempio, servono almeno 0,7 metri quadrati a persona. Ma tutto questo vale solo per chi rientra in quella categoria. Nei normali esercizi pubblici, non esiste una norma specifica sulla capienza. Eppure, spesso, il numero di persone è simile».
Regole più adatte
Il tema non è solo numerico, ma strutturale: «Servono ambienti sicuri, con materiali ignifughi, uscite di emergenza, personale formato. Anche il miglior impianto può andare in corto circuito: non servono colpevoli, ma regole più adatte».
Il Silb, sul territorio, collabora regolarmente con le forze dell’ordine e con gli enti preposti alla sicurezza. Ma il nodo – insiste è normativo: «Servirebbe un intervento legislativo che adegui le regole non solo per le discoteche, ma anche per quei locali che oggi svolgono, nei fatti, una funzione analoga».
Nei giorni di festa, osserva Zucchi, si è ballato ovunque. «Capodanno lo ha dimostrato: fuochi, dj set, musica in ogni luogo, spesso senza misure adeguate. Eppure, per fortuna, da noi non si sono verificati incidenti. Ma non possiamo affidarci al caso: il legislatore dovrebbe prendere atto dei nuovi scenari e agire di conseguenza».
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