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Agenti, agentics e autonoma: le tre «specie» dell’AI

Così come l’uomo ha la sua tassonomia, l’intelligenza artificiale si distingue in base alle sue capacità tecniche
L'intelligenza artificiale non è tutta uguale
L'intelligenza artificiale non è tutta uguale

Anche l’intelligenza artificiale ha la sua tassonomia. Come infatti il genere Homo, quello a cui appartiene l’essere umano moderno, ha le sue diverse specie - Homo erectus, Homo habilis, Homo sapiens e via dicendo -, anche l’AI non è tutta uguale a sé stessa. Ma a differenza della classificazione per le specie viventi, dove le discriminanti sono caratteristiche che possono essere morfologiche, ecologiche biologiche o cronologiche a seconda dell’approccio, nell’intelligenza artificiale ciò che fa la differenza sono le capacità tecniche della tecnologia.

Tecniche, ma non per questo scevre da implicazioni sociali, economiche ed etiche. Il primo step di questa «catena evolutiva» sono gli agenti AI, sistemi progettati per eseguire compiti specifici sotto il controllo umano. Sono gli strumenti più comuni e diffusi, tool come chatbot o assistenti virtuali, e rispondono a comandi risolvendo problemi predefiniti. Di certo non sono però progettati per prendere decisioni in modo indipendente.

Ben diversi sono gli agentics AI, sistemi che sono in grado di prendere decisioni in base a obiettivi e regole definite dal programmatore, ma capaci anche di adattarsi e imparare dalle esperienze, attraverso quello che viene definito machine learning.

Vi è infine un grado ultimo, con risvolti ancora per lo più sconosciuti e sporcati da fantascienza, timori e pregiudizi. Si parla in questo caso dell’AI autonoma, sistemi in grado di operare senza alcun intervento umano adattandosi all’ambiente circostante anche di fronte a variabili complesse, capaci di decidere in modo autonomo.

Decidere, ecco la parola magica. Si spalanca così non una porta ma un portone, che in questo caso lasceremo socchiuso. Limitiamoci a pensare che il mondo dell’AI è un calderone ribollente di opportunità e rischi, di valori e disvalori. Sta a noi provare a fare una sintesi tra affermazione e negazione. Forse con una certezza: decidere è essere, non necessariamente esserci.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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