Opinioni

Canada e Regno Unito ora guardano all’Europa

Una cooperazione possibile in campi quali energia, materie prime critiche, intelligenza artificiale, difesa, tecnologia. Un esperimento, comunque lo si chiami
Angelo Santagostino

Angelo Santagostino

Editorialista

Il primo ministro del Canada Mark Carney - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Il primo ministro del Canada Mark Carney - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

Una cooperazione possibile in campi quali energia, materie prime critiche, intelligenza artificiale, difesa, tecnologia. Un esperimento, comunque lo si chiami (associazione approfondita potrebbe essere una definizione dove la novità si coniuga con il trattato). Come tale ha destato l’interesse del Regno Unito. Lo stesso giorno, Carney ha incontrato il premier britannico Andy Burnham a Liverpool. I due hanno rimarcato l’importanza di costruire stretti legami con i partner europei, in particolare nei settori del commercio e della difesa. Canada e Regno Unito guardano all’Ue.

Vi guardano come Unione, così come è oggi, con quanto può e potrà fare. Certamente non come quel guscio vuoto cui aspirano a ridurla tanti sovranisti e confederalisti, governanti o aspiranti tali, le cui idee e propositi serpeggiano nelle tante campagne elettorali ormai avviate nel Vecchio Continente. Un guscio vuoto non è un interlocutore.

Dal canto suo la stampa britannica ha osservato e commentato con attenzione. The Guardian ha parlato di «strategic ambition with lessons for Britain». Una delle lezioni riguarda proprio la chiarezza di intenti. Chiede a Burnham di dimostrarne altrettanta. Carney ha risposto ai bazooka di Trump «con un piano lucido di riorientamento geopolitico, esortando alla massima cooperazione tra le democrazie dove ancora si valorizza un sistema di alleanze multilaterali fondato sul diritto internazionale e sulla consapevolezza di come obblighi reciproci possano generare vantaggi comuni». Alleanze, obblighi comuni per vantaggi comuni. È la visione opposta a quella dei nazionalismi alla ricerca del proprio esclusivo ed effimero vantaggio, destinato in breve a cozzare con quello altrui, avvelenando le relazioni internazionali. Per il pragmatico Financial Times il problema non è tanto il nome associate membership, quanto la sostanza della nuova relazione Ue-Canada.

L'iniziativa di Carney potrebbe aprire una nuova strada per il Regno Unito. L’offerta canadese è «prova del tipo di relazione più stretta con l’Ue che la Gran Bretagna avrebbe potuto ottenere». Ricorda, tuttavia, la presenza di un importante limite: il Regno Unito è fuori dal mercato unico, mentre l’accordo canadese potrebbe essere costruito proprio attorno a forme di integrazione economica e regolamentare. Quindi non sarebbe semplicemente sufficiente «copiare» il modello canadese. Ma qui arriva l’ostacolo per ora insormontabile per i britannici: la messa in comune di quel tanto di sovranità necessario per esser parte del mercato unico. È questione di mentalità.

Secondo il Telegraph, il trattamento riservato a Carney indica quanto Bruxelles sia desiderosa di costruire un rapporto con un Paese considerato strategicamente importante. Arriva a parlare di «red carpet» steso per Carney. Ma neppure si ferma qui. Non si tratterebbe solo di un benvenuto tra noi, ma rivelerebbe una presunta ostilità di Bruxelles verso Londra, rea di essersene andata. Insomma, l’Ue è sì disposta a una inedita forma di rapporto con il Canada, ma mantiene una relazione severa con il Regno Unito. L’attenzione con cui Londra e la stampa del Paese guardano agli sviluppi dei rapporti Ue-Canada, è sintomo dell’apprensione per l’isolamento, del timore di restare indietro e in fondo alla coda. Per il Regno Unito Europe matters. Purché resti unita.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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