Secondo Stato al mondo per estensione territoriale, quarto per riserve di petrolio – dopo Arabia Saudita, Venezuela e Iran – e quarto anche per produzione di gas naturale. E poi riserva di tantissime materie prime critiche, sede di grandi colossi dell’aerospace e polo della manifattura avanzata. Il Canada, se lo si guarda da un punto di vista industriale, è potenzialmente una miniera d’oro per Brescia e le sue aziende. L’apertura all’ingresso nell’Ue in qualità di «membro associato» come annunciato dalla presidente della Commissione Ursula von der Leyen, è perciò una notizia che può far sorridere il nostro territorio.
A conferma di ciò arrivano le parole del presidente di Confindustria Brescia Paolo Streparava: «La proposta della presidente von der Leyen di rafforzare il rapporto con il Canada rappresenta finalmente un segnale che accogliamo con favore – afferma –, un’iniziativa pragmatica, che torna a mettere al centro apertura dei mercati, relazioni con partner affidabili e politica industriale».
I numeri
Quello del Paese nordamericano è «un mercato importante» aggiunge il leader degli industriali, sebbene numericamente pesi solamente l’1% in termini di export della nostra provincia (205 milioni di euro nel 2025), a fronte di bassissime importazioni (12 milioni di euro, 0,1% la quota sul totale) e di un saldo commerciale di 193 milioni di euro, pari al 2,4% ma in salita del 24% rispetto al 2024. In Italia invece l’interscambio col Canada nel 2025 valeva 10,9 miliardi di euro, +11% rispetto all’anno precedente. Le esportazioni italiane hanno raggiunto gli 8,48 miliardi di euro (+9,4%), mentre le vendite canadesi sono cresciute del 18,2%, attestandosi 2,43 miliardi di euro.
Tornando al Bresciano a trainare sono soprattutto prodotti in metallo, macchinari ed elettronica, «comparti fortemente rappresentativi del nostro manifatturiero» evidenzia Streparava, con buoni risultati anche per i settori chimico-farmaceutico e agroalimentare. Numericamente la pattuglia di aziende nostrane attive direttamente nel mercato canadese è ridotta - sono una dozzina - ma fortemente rappresentativa del saper fare bresciano: Ab Impianti, Brawo, Enolgas Bonomi, Fabbrica d’Armi Pietro Beretta, Gnutti Carlo e Metra, solo per citarne alcune realtà. Dall’altro lato invece le imprese del Canada nel nostro territorio sono sotto la decina.
Appare chiaro quindi che spazi di crescita ce ne siano, anche facilitati dal Ceta (Comprehensive economic and trade agreement) tra Canada ed Europa (interscambio di 130 miliardi di euro nel 2025, +80% rispetto al periodo precedente l’applicazione dell’accordo commerciale). Questo, in vigore provvisoriamente dal settembre 2017 ma ancora in attesa di ratifica da parte dell’Italia (sono 17 gli Stati Ue ad averlo approvato), ha eliminato la grande maggioranza dei dazi, facilitando l’accesso agli appalti pubblici e aprendo maggiormente gli scambi di beni e servizi.
«Rafforzare ulteriormente il legame tra Europa e Canada significa quindi creare opportunità concrete per le nostre imprese – conclude Streparava –, e favorire quella diversificazione dei mercati che, nell’attuale scenario internazionale, è sempre più strategica».
Agricoltura
Un capitolo a parte lo merita l’agricoltura, che dall’entrata in vigore del Ceta nel 2017 ha espresso posizioni discordanti sui benefici e gli svantaggi legati alla liberalizzazione degli scambi col Canada. Perché fronte a un aumento innegabile dell’interscambio, fa da contraltare la competizione di un mercato agricolo ampio e profondamente differente da quello bresciano.




