L’uomo del momento è sicuramente il premier canadese Mark Carney. La sua partecipazione alla plenaria del Parlamento europeo a Strasburgo, prima da uditore del discorso di Ursula von der Leyen, poi da relatore con un suo speech nell’emiciclo europeo, con la presidente della Commissione tra i presenti, ha segnato sicuramente un punto di svolta. L’idea di una associated membership del Canada all’Unione europea fornisce almeno due spunti di riflessione, anche alla luce di un mutato sistema delle relazioni internazionali, dove, come il premier canadese aveva avuto modo di ribadire nel suo celebre discorso di Davos dello scorso gennaio, vale l’idea tucididea per cui i forti dispongono e i deboli si adeguano.
Ma Carney ha saputo parlare da media potenza ad altre medie potenze, quelle che compongono l’Ue, per lo meno quelle che ne hanno la leadership. Ma che cosa è una media potenza?
Il problema degli Stati intermedi era già presente in Machiavelli e diventa esplicito soprattutto in Giovanni Botero nella Ragion di Stato del 1589. «I mediocri sono i più durabili», scrive Botero, perché «né per molta debolezza sono così esposti alla violenza, né per grandezza all’invidia altrui». Tradotto nella politica attuale: le medie potenze sono sufficientemente potenti per dissuadere, insufficientemente potenti per minacciare l’equilibrio del sistema internazionale. Il segreto starebbe nel non cedere all’hybris della grandezza, perché a quel punto si andrebbe allo scontro con le grandi potenze rischiando la «rovina». Una dottrina della conservazione attraverso l’autolimitazione.
In the midst of a storm, Canada and the EU can anchor our ground. pic.twitter.com/nyWLP8a8vL
— Mark Carney (@MarkJCarney) September 17, 2026
Il che ricalca il discorso di Carney quando, in conferenza stampa insieme alla presidente dell’Europarlamento Roberta Metsola, ha ribadito: «Non sto proponendo un terzo blocco con l’obiettivo di diventare un rivale delle grandi potenze, soltanto con modi migliori. Non cerchiamo il potere per dominare gli altri. Al contrario, perseguiamo la resilienza affinché nessuno possa controllare i nostri mercati aperti, compromettere la nostra sovranità, minacciare la nostra integrità territoriale o indebolire le nostre libertà, le nostre democrazie e lo Stato di diritto».
Insomma, una media potenza deve sfuggire anche ai rischi che Machiavelli indicava nel Principe per gli Stati intermedi: «se tu rimani neutrale, diventerai la successiva preda del vincitore», scrive citando Tito Livio: sine gratia, sine dignitate, praemium victoris eritis. Il secondo pericolo è quello di legarsi a una grande potenza e finire nelle sue mani: «I veneziani si associarono alla Francia contro il duca di Milano» e così andarono incontro alla rovina.
Al dilemma machiavelliano della media potenza Carney risponde sostenendo che la sovranità richiede resilienza, cioè la capacità di resistere agli shock. In sostanza, Canada ed Europa hanno ciascuno una propria forza, ma insieme sono più forti. «L’obiettivo non è l’autosufficienza. È la resilienza collettiva». Una sorta di alleanza di medie potenze. Von der Leyen e i vertici europei sembrano condividere questa prospettiva e questa sorta di middle power diplomacy: per conservare la propria condizione di potenza intermedia non bisogna diventare una grande potenza; bisogna diventare abbastanza forti, insieme ad altri, perché le grandi potenze non possano decidere per noi. E questo ci porta all’idea di membro associato dell’Unione, che potrebbe assumere anche la forma di un’alleanza rafforzata.
Qui entra in campo la creatività europea, perché da più parti si sono immediatamente sollevati dubbi sulla fattibilità dell’accordo alla luce dei trattati europei. Un problema giuridico reale, ma non necessariamente un ostacolo politico insormontabile. L’Ue nel corso della sua storia ha dimostrato di essere il campo del possibile, essendo essa stessa un’invenzione frutto dell’immaginazione e della volontà politica dei Padri fondatori. Nessuno vuole scomodare Adenauer, De Gasperi e Schuman, ma nella complessità della politica internazionale di oggi risposte creative possono rapidamente condurre a una soluzione giuridica per stringenti necessità geopolitiche.




