Opinioni

Brescia recuperi il Teatro romano per il definitivo salto di qualità

La città, che ha ottenuto l’ambito riconoscimento Unesco, ha davanti a sé, una meta tale da poterla consacrare definitivamente all’altezza di città Unesco: il recupero e la valorizzazione del Teatro romano
Paolo Corsini

Paolo Corsini

Editorialista

Vittoria Alata
Vittoria Alata

L’iniziativa con la quale si è solennemente celebrata la ricorrenza anniversaria del ritrovamento della Vittoria Alata – il 20 luglio del 1826 – non si è semplicemente concretizzata in una festa e neppure ha visto l’esibizione di un’enfasi retorica, ma ha costituito una preziosa occasione per approfondire il significato del patrimonio monumentale ed artistico della città come valore fondamentale di crescita civile. La Vittoria Alata, nel novero dei beni culturali che Brescia conserva, rappresenta un indubbio fattore di riconoscibilità identitaria per una città spesso conosciuta – così il grande Giuseppe Tonna – quasi esclusivamente per la «dura, affannata religione del lavoro» che la connota da sempre.

Una città, la nostra, che non è stata capitale di Stato di antico regime, che non può vantare università dalle tradizioni centenarie, non particolarmente frequentata dai viaggiatori del Grand Tour, e che – valga il paragone con la Verona di Giulietta e Romeo – non può esibire una leggenda letteraria universalmente conosciuta, se si esclude il caso di Ermengarda mai compiutamente valorizzato.

Brescia tuttavia è una straordinaria città d’arte che dal 2011 può vantare siti Unesco, collegati per il tramite del «Corridoio» inaugurato nel 2023 dal percorso pedonale che unisce in un unico parco il Capitolium, il Teatro romano e il monastero di Santa Giulia, uno dei poli della Regio Langobardorum, comprensiva di Benevento, Campello sul Clitunno, Castelseprio, Cividale del Friuli, Monte Sant’Angelo di Foggia e Spoleto. Il riconoscimento Unesco è una conquista di eccezionale significato. Proprio quest’anno ricorre l’ottantesimo dell’entrata in vigore della Costituzione dell’organizzazione delle Nazioni Unite – così dice l’acronimo – per l’«Educazione, la Scienza e la Cultura».

Il prologo della Convenzione istitutiva enuncia l’intenzione dei Paesi promotori di valorizzare la cultura come supporto indispensabile al consolidamento della pace che dev’essere «fondata sulla solidarietà intellettuale e morale dell’umanità». È all’interno di questo impegno che il sistema delle liste dei patrimoni, a lungo sottoposto a critica perché assimilato ad una sorta di vetrina esposta alla competizione dei singoli Stati, è riuscito ad affermarsi come autorevole veicolo di sensibilizzazione per i cittadini: una ragione di orgoglio e una formidabile spinta a conservare e promuovere quanto ereditato lungo secoli di storia.

Il Museo Santa Giulia a Brescia - © www.giornaledibrescia.it
Il Museo Santa Giulia a Brescia - © www.giornaledibrescia.it

L’iniziale prevalenza di siti e monumenti dovuti alla cultura occidentale ha visto, dalla metà degli anni ’90, un ampliamento in ogni direzione del pianeta, dando un indubbio impulso al riconoscimento della pari dignità di tutte le culture. Si è insistito inoltre su di un parallelo slargamento delle categorie patrimoniali sulla base di una valutazione più comprensiva di che cosa è cultura. Hanno così assunto progressiva rilevanza nozioni come quella di paesaggio culturale, patrimonio immateriale, diversità delle espressioni artistiche, habitat storico urbano, che assemblano dimensione artificiale e materiale, rimandando alle attività dell’uomo e alla presenza della natura come origine del paesaggio in quanto prodotto di questa combinazione.

La cavea, ben visibili i rivestimenti dei gradoni Foto Marco Ortogni/Neg - © www.giornaledibrescia.it
La cavea, ben visibili i rivestimenti dei gradoni Foto Marco Ortogni/Neg - © www.giornaledibrescia.it

A tutto ciò si è aggiunta una più approfondita consapevolezza grazie alla quale alle espressioni culturali da sempre codificate si sono aggiunte tutte quelle trasmissive della tradizione – tra antico e contemporaneo – e quelle che documentano e risentono del nesso tra centri e periferie del mondo. Come ha scritto Giuseppe Puglisi, presidente emerito della commissione nazionale italiana per l’Unesco, essa «ha saputo aggiornare modalità e strumenti della propria azione» guadagnandosi il rispetto di società civile e governi.

Brescia, che ha ottenuto l’ambito riconoscimento, ha davanti a sé, come emerso nella giornata celebrativa della Vittoria Alata, una meta tale da poterla consacrare definitivamente all’altezza di città Unesco: il recupero e la valorizzazione del Teatro romano risalente all’età Flavia, poi rimaneggiato nel III secolo d.C. e successivamente sottoposto a danneggiamenti, il più grande dell’Italia del Nord dopo quello di Verona. Un impegno per la cui realizzazione l’intera città deve sentirsi mobilitata in vista dell’acquisizione di un patrimonio che rende più illustre la sua storia proiettandola su di un palcoscenico internazionale che nobilita la sua identità.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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