Quasi nove mesi dopo l’inizio della campagna di scavo il teatro romano di Brescia è cambiato: i gradini, liberati dai detriti, sono ben visibili, sono stati abbattuti alcuni muri di contenimento che separavano la cavea dalla scena e sono emersi i rivestimenti in marmo delle prime file dei gradoni.
Stupisce la parte della cavea, a ovest del ponticello realizzato qualche anno fa e che permetteva di accedere all’area dal Corridoio Unesco, che prima non si poteva vedere. Ora il semicerchio è più ampio e quel ponte finisce nel nulla.
Il terreno è stato scavato e serve che si realizzi un altro ponte, anche solo per portare il materiale di risulta fuori dal sito archeologico.
L’indagine
I risultati dello scavo sono stati illustrati ieri durante una visita guidata aperta a tutti da Serena Solano, funzionaria archeologa della Soprintendenza, e dall’archeologa Ivana Venturini.
Durante gli scavi sono state trovate delle sepolture, in una delle quali sono stati rinvenuti degli orecchini del IV secolo, una cisterna del Quattrocento, dove poggerà il nuovo ponte d’accesso, ma soprattutto è interessante la stratigrafia.

Solano ha sottolineato l’importanza degli scavi, possibili grazie ad un finanziamento di 1,5 milioni del Ministero che ritiene il nostro teatro uno dei più rilevanti del nord Italia; ora «si fermeranno per qualche mese per riprendere probabilmente in autunno».
Si conta, poi, di abbattere gli ultimi muri di contenimento, di far emergere le prime file dei gradoni e arrivare fino al pavimento originale. E di trovare altre sepolture dell’Alto medioevo.
Dalle tombe al tribunale
Solano e Venturini hanno illustrato la storia del sito «scavi alla mano»: teatro, poi zona di sepoltura, di attività artigianali (son state trovate tracce di carbone e fornaci) da mettere in relazione con la corte regia longobarda, insediamento abitativo altomedievale e ancora area sepolcrale tra il VII e l’VIII secolo. A quel punto sono stati costruiti edifici in pietra e legno del Basso Medioevo e un cortile dove – i resti confermano le fonti scritte – si dibattevano le cause. «In questo periodo – hanno detto – la cavea era già coperta». In quel periodo, tra fine 1300 e 1400, parte la costruzione di palazzo Maggi Gambara e della cisterna quadrangolare ora visibile.
Le future guide
Tanti i curiosi che hanno partecipato alla visita: pensionati, famiglie, curiosi, qualche turista che passava di lì. E non sono mancate le domande, tra le tante anche quelle di una donna che pareva una turista particolarmente zelante, con quaderno per gli appunti.

In realtà è bastato avvicinarsi per scoprire che Inge de Boer è un’olandese da 25 anni in Italia, a Milano, che deve sostenere a giorni l’esame per diventare guida. Passato lo scritto lei e le amiche-colleghe, Denise Haux, anche lei olandese meneghina, e An Beirens, belga di Solferino, sono arrivate a Brescia per conoscere meglio la storia e i musei della città.
Chissà che tra qualche mese non le si riveda alla testa di un gruppo di turisti.




