L’anno elettorale poggia su referendum della Giustizia e Comuni

Il 2026 sarà un anno di appuntamenti elettorali: dalle elezioni suppletive per coprire due seggi vacanti del Parlamento al referendum costituzionale fino alle Amministrative in oltre novecento Comuni. Avverrà tutto nella prima parte dell’anno: le Suppletive per sostituire i leghisti Alberto Stefani (nuovo presidente del Veneto) e Massimo Bitonci (neoassessore alle Imprese e al commercio della regione Veneto) si dovrebbero svolgere a marzo.
La possibilità che questa sia l’occasione per dare un seggio alla Camera al governatore uscente Luca Zaia sembra tramontare, anche perché l’ex «Doge» è presidente del Consiglio regionale; quindi, ricopre una carica molto più importante di quella di un semplice parlamentare.
Il secondo appuntamento con le urne sarà quello col referendum costituzionale sulla separazione delle carriere dei magistrati. Va ricordato che non è una consultazione nella quale si chiede l’abrogazione, ma la conferma o meno dell’approvazione della riforma da parte del Parlamento.
Quindi, i quesiti richiedono un «sì» se si vuole il cambiamento costituzionale oppure un «no», mentre nel caso del referendum abrogativo si vota «no» per mantenere la legge o la norma singola, mentre il «sì» la vuole cancellare: è bene ricordarlo per evitare di fare confusione. C’è una diatriba sulla data del referendum, perché ci sono due richieste: quella presentata dai parlamentari sulla quale si è espressa la Cassazione già il 18 novembre (il che, dunque, darebbe al governo un mese per indire la consultazione la quale si svolgerebbe fra l’8 e il 26 marzo) e quella per la quale si stanno ancora raccogliendo le firme (si terminerà il 30 gennaio, quindi il governo dovrebbe aspettare tutto febbraio per scegliere la data del voto, che a quel punto slitterebbe a fine marzo o nella seconda metà di aprile, dopo la Pasqua cristiana e la «Pesach» ebraica).
La maggioranza ha fretta di andare alle urne, perché pare che attualmente i favorevoli alla riforma superino i contrari; perciò, il rischio è che una campagna referendaria lunga e combattuta finisca per riequilibrare le sorti della competizione. È per questo che l’opposizione (senza i centristi e molti riformisti del Pd, che votano «sì») spera di spostare il voto a metà aprile (magari facendolo coincidere col primo turno delle Comunali), mentre il governo preferisce le date del 22 e 23 marzo.
Poi ci sono le elezioni comunali, fra il 15 aprile e il 15 giugno: quelle più importanti (Roma, Milano, Napoli, Torino, Bologna, Palermo) sono tutte previste per il 2027 (forse in coincidenza con le Politiche, che dovrebbero tenersi a settembre ma saranno quasi certamente anticipate di tre o quattro mesi) perché si è votato nell’autunno del 2021 (si va alle urne per le Amministrative solo in primavera; perciò, se il mandato dei sindaci scade dopo, si va direttamente alla primavera successiva).
Restano novecento Comuni dei quali uno solo importante (Venezia), più quattordici piccoli o medi capoluoghi di provincia (Mantova, Lecco, Arezzo, Pistoia, Macerata, Fermo, Chieti, Matera, Andria, Trani, Crotone, Reggio Calabria, Agrigento, Enna).
L’unica partita politicamente rilevante, come si diceva, è per la conquista del Comune di Venezia: Brugnaro è al termine dei suoi due mandati, quindi non può ricandidarsi; potrebbe essere il turno di Zaia, che però potrebbe declinare, considerando che nel 2027 un’eventuale vittoria della destra alle politiche potrebbe dargli un ruolo nazionale molto importante (si dice che possa aspirare alla presidenza di uno dei rami del Parlamento).
Venezia è una città sempre più spopolata, un tempo roccaforte della sinistra (con Cacciari e non solo) ma passata alla destra nel 2015 proprio con Brugnaro. È evidente che l’attenzione del mondo politico sarà concentrata sulla sfida veneziana, perché un conto è cercare di mantenere la posizione (per l’attuale maggioranza nazionale e regionale) e un conto è strappare un capoluogo di regione agli avversari (sempre che il centrosinistra abbia un candidato valido e una coalizione coesa e ampia).
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