Egr. Sig. Direttore,
ricordo benissimo quella mattina del 24 agosto 2016, uno dei miei ultimi giorni di vacanza, utilizzati per imbiancare il bagno di casa. Premetto che, come imbianchino, valgo molto meno di quanto possa valere come fotografo. Squilla il telefono. È l’allora capo redattore Massimo Lanzini: «Ciao Tobler, sto per andare in riunione. Ti chiedevo: se dovessimo partire per Amatrice, hai qualcuno da mandare?». «Caro Massimo, ho sentito la notizia stamattina. Ho già la borsa pronta, devi darmi solo un’ora, il tempo di una doccia per togliermi qualche goccia di pittura, e poi sono pronto».
Da subito il sistema di Protezione civile di Brescia e la colonna mobile della Lombardia, che forse non tutti sanno ma parte da Brescia, restano fermi. Intervengono le colonne più vicine, così dicono i nostri contatti a livello locale e a livello romano. Da qui partono alla spicciolata subito i cinofili di Ospitaletto e poi alcuni gruppi della provincia. Si apre la sottoscrizione, come sempre, del GdB e della Fondazione della Comunità Bresciana, con l’allora presidente Pier Luigi Streparava.
Si parte per Amatrice su ordine del direttore Nunzia Vallini. Tonino Zana e il sottoscritto arriviamo ad Amatrice in una giornata di pioggia. Tramite Mara Buzzoni riusciamo ad avere un contatto telefonico con il sindaco Sergio Pirozzi. Troviamo dei giapponesi che misurano le macerie per capire di quale grado fosse stata la scossa e, nei giorni successivi, entriamo in quella che veniva chiamata zona rossa con una squadra dei Vvf di Brescia. C’è un silenzio da brividi. Si cammina sulle macerie per le vie del centro, più o meno all’altezza del primo piano. È un vero e proprio disastro.
Nel frattempo la sottoscrizione aumenta sempre più, arriva a sfiorare il milione di euro e, nei nostri viaggi, cerchiamo anche di capire come si possano investire questi soldi raccolti per fare del bene. Si passa da una multisala a un campus nella foresta e tutte le volte ci guardiamo e ci chiediamo: perché? Finché il direttore Nunzia Vallini punta sui paesi all’esterno della zona rossa, dove ci sono stati danni ma che sono fuori zona e quindi potremmo definirli dimenticati.
Nel frattempo la sottoscrizione aumenta sempre di più e il direttore decide di partire con una squadra di cronisti al seguito per valutare dove ricostruire. La squadra è così composta: Tonino Zana e il sottoscritto per il Gdb, Andrea Cittadini e il tecnico Fabio Forgiano per Tt, tutti «controllati a vista» dal direttore. Incontriamo il magnifico rettore dell’Università di Camerino, che verrà poi invitato all’inaugurazione dell’anno accademico della Statale dall’allora magnifico rettore, dott. Maurizio Tira. Passiamo da diversi paesi e incontriamo i loro sindaci, al limite della cosiddetta zona rossa, finché una mattina arriviamo nella piazza di Gualdo.

Lì ad aspettarci c’è il sindaco Giovanni Zavaglini. Sta finendo di parlare con dei tecnici del Dipartimento di Protezione civile arrivati da Roma. L’incontro con quest’uomo, che potremmo dire a Gualdo essere sindaco da sempre, poco più di un metro e 65, con quell’accento marchigiano inconfondibile, ci porta a vedere parte del paese. Anche qui la zona rossa è poco al di là del municipio, dalla chiesa in giù.
Poi la scuola. «Venite, entrate a vedere cosa ha provocato il terremoto in questa scuola, che per noi era un fiore all’occhiello». Crepe enormi nelle pareti, quasi pronta a crollare da un minuto all’altro. E poi quella frase detta dal sindaco Giovanni: «Signori, se non riesco a riaprire la scuola il mio paese si spopola, perché non possiamo costringere i genitori a restare e portare i figli a scuola a venti chilometri da qui tutti i giorni».
E questa frase oggi viene ripetuta in tutte le trasmissioni che, in questi giorni, stanno parlando dei dieci anni del terremoto di Amatrice. Ricordo poi, sempre con Tonino, di essere sceso più volte a Gualdo, ma i vari consigli non si erano ancora espressi su come utilizzare i fondi raccolti. Fu una domenica pomeriggio di inizio primavera, se non ricordo male, che, leggendo il pezzo di Tonino appena scritto e che l’indomani sarebbe stato letto da tutti i lettori, guardandoci dicemmo insieme: «Con questo pezzo domani i fondi saranno tutti per Gualdo». E dopo qualche giorno si decise di ricostruire la scuola nel comune di Gualdo.

Fu l’impresa Tonelli di Chiari a creare, se non ricordo male, un’Ati apposita per la ricostruzione: progetti, materiali, impianti, tutto quanto sotto la lente del sig. Tonelli e di Adriano Stefani. Così si parte con la demolizione della scuola di Gualdo, la posa della prima pietra, la festa quando si è arrivati al tetto, tutto controllato dal capo cantiere Simone Piantoni della ditta Tonelli, e infine l’inaugurazione vera e propria della scuola. A differenza del terremoto dell’Aquila, dove fu costruito un centro di aggregazione nella comunità di Monticchio, oppure di quello dell’Emilia, con l’asilo di San Giacomo delle Segnate, qui lavorarono i gruppi di Protezione civile bresciani, a differenza del sisma di Amatrice.
P.S. Così è andata la storia di Gualdo e vorrei che di tutto ciò non venisse pubblicato nulla. Io faccio solo fotografie e ogni tanto mi permetto di intervenire a gamba tesa come «memoria storica»! Piuttosto, chiedi a Tonino se vuole fare lui un pezzo.



