Opinioni

L’allargamento dell’Unione come imperativo geopolitico

Oggi l’aspetto di maggior rilievo non è l’assimilare i nuovi entranti agli standard europei, quanto irrobustire la nostra sicurezza
Angelo Santagostino

Angelo Santagostino

Editorialista

Una seduta dell'Europarlamento a Strasburgo - Foto Ansa/Epa Patrick Seeger
Una seduta dell'Europarlamento a Strasburgo - Foto Ansa/Epa Patrick Seeger

«L’allargamento della nostra Unione è un imperativo geopolitico», a prima vista parrebbe trattarsi della retorica cui tante volte la politica cede per annunciare un cambiamento. Questa volta, non è così. A pronunciarle, Ursula von der Leyen, presentando il pacchetto Preparing for a wider Union, ossia le misure per predisporla – nelle istituzioni, nelle politiche e nel bilancio – a un futuro più ampio. Il testo del documento non usa mezzi termini per spiegare il perché dell’imperativo: la guerra di aggressione della Russia contro l’Ucraina e le più ampie minacce alla sicurezza europea.

Inediti motivi per le nuove adesioni all’Ue, un cambio di visione. In passato l’allargamento aveva avuto ragioni economiche: ampliare la dimensione del mercato unico. A queste si erano poi aggiunte, dopo il crollo delle dittature comuniste nell’Europa dell’Est, il sostegno alla costruzione di un sistema di democrazia liberale, il rispetto dei diritti civili, politici, economici e sociali. Ora, l’aspetto di maggior rilievo non è l’assimilare i nuovi entranti agli standard europei, quanto irrobustire la nostra sicurezza.

Formalmente le misure sono rivolte all’insieme dei candidati. Di fatto guardano all’Ucraina e alla Moldova, oltreché all’Albania e al Montenegro. Quest’ultimo è oramai in dirittura d’arrivo, sta già negoziando il trattato di adesione. L’Albania sta lavorando su tutti i 33 capitoli (ne ha chiusi tre), la Presidente della Commissione ha così potuto parlare di «adesione in vista».

Ucraina e Moldova sono indispensabili per la sicurezza europea. Della prima ben sappiamo; la seconda potrebbe essere la prossima preda dello Zar, di fatto una regione, la Transnistria, è un protettorato russo. Allargamento e sicurezza sono intrecciati, ma temporalmente inconciliabili. L’urgenza della seconda stride con i tempi lunghi del primo. Il pacchetto Preparing for a wider Union mira a intonare, per quanto possibile, l’uno e l’altra. Elabora il concetto di «adesione graduale».

In cosa consiste? Nel consentire un progressivo integrarsi del paese in questione nell’Ue. Una sua partecipazione, in anticipo rispetto all’ingresso formale, a determinate politiche dell’Ue. Questa partecipazione anticipata non sarà comunque gratuita, ma con un biglietto d’ingresso rappresentato dal progredire delle riforme richieste per acquisire la membership. In sostanza bisognerà meritarselo.

Ma bisognerà anche continuare a meritarselo. Qualora dovesse venire meno lo slancio riformista, è infatti prevista la revoca dei benefici accordati con anticipo. Insomma, l’accesso a una politica è condizionato al perdurare del merito. Si tratta delle politiche più legate alla sicurezza: energia, digitale, trasporti, difesa.

Guardiamo alla Moldavia. Qui l’Ue ha giocato d’anticipo. L’urgenza della sicurezza ha portato alla firma di una Security and Defence Partnership, a sostegno della capacità del Paese di resistere alle minacce ibride. Così l’Ue ha destinato 317 milioni di euro alle sue capacità di difesa tra il 2021 e oggi.

Con Wider Union la Commissione fa della difesa uno dei settori nei quali dovrà essere ricercata una maggior integrazione. Una prima volta in assoluto. La difesa prima del mercato! È un segno dei tempi. Tempi nei quali l’Ue sta accelerando nelle politiche necessarie ad affrontarli adeguatamente. Non si tratta solo della Commissione. Ma anche del Parlamento di Strasburgo, dove diversi provvedimenti sulla difesa (Defence Readiness Omnibus e programma Agile), volti a favorire investimenti e innovazione nel settore, sono stati approvati di recente.

Sin qui le due istituzioni dai caratteri sovranazionali, quelle con lo sguardo rivolto all’interesse europeo. Wider Union sta approdando sui lidi del Consiglio europeo, dove gli interessi nazionali tendono a far premio. I leader dei Ventisette ne discuteranno a giorni, in un vertice dove difesa e allargamento sono parte dell’agenda. Un’agenda da portare innanzi, non da riporre nel cassetto.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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