La bellezza nel quotidiano

Acqua, chi sei?

L’uomo ha cercato da sempre la tua vicinanza: il legame profondo tra di noi è un patto sacro, un matrimonio indissolubile scritto nel codice stesso della vita
Bianca Brotto

Bianca Brotto

Commentatrice

Una goccia d'acqua
Una goccia d'acqua

Aqua, chi sei? Sei nuvola, vapore, grandine. Sei ghiaccio, lago, fiume. Sei lacrima, mare. Sei dentro me. Ti muovi silente nelle mie vene al ritmo del cuore che custodisce i rintocchi della tua linfa ancestrale. «Siamo fatti della stessa sostanza di cui sono fatti i sogni» scriveva il Bardo dell’Avon, ma la verità più nuda è che siamo fatti di te. Tu sei la memoria liquida del Pianeta perché custodisci la struttura molecolare delle parole, delle preghiere, della musica, dei pensieri e quindi delle vibrazioni di tutto ciò che incontri, affermava Masaru Emoto.

Ogni volta che stringo tra le mani un bicchiere pieno di te, non vedo solo un tesoro da sorseggiare per placare la sete. Vedo lo specchio in cui la terra si riflette e impara a conoscersi. Vedo un prodigio che, per arrivare a sfiorare le mie labbra, ha attraversato lo spazio e il tempo in un’odissea millenaria che quasi fatico a immaginare.

Eri l’oceano sconfinato e tempestoso che rifletteva l’argento della luna. Poi, una carezza calda del sole ti ha sollevata, trasformandoti in un respiro invisibile. Sei salita in alto, dove l’aria è più fredda, ti sei intrecciata a miliardi di altre gocce stringendoti in nuvole bianche, soffici come pensieri sospesi. Hai viaggiato sopra le montagne, le città illuminate, i boschi addormentati, finché il peso del mondo non ti ha richiamata al suolo.

Sei caduta come pioggia battente, baciando le foglie dei faggi e dissetando l’argilla crepata d’arsura. Ti sei infiltrata nelle fessure segrete delle rocce, scendendo nel profondo della montagna. Lì, nel grembo silente della pietra, hai camminato per anni, forse secoli, purificandoti a ogni passo, assorbendo il respiro minerale del sottosuolo, i suoi segreti più intimi, la sua forza immobile. Sei diventata sorgente pura, uno zampillo di luce che ha ritrovato la via del sole, per poi scivolare in un lungo cammino sotterraneo e arrivare a casa mia.

L’uomo ha cercato da sempre la tua vicinanza: ha costruito imperi sulle rive dei tuoi fiumi, ha navigato le tue rotte alla ricerca di terre inesplorate, ha coltivato campi grazie alla tua generosità. Il legame profondo tra di noi è un patto sacro, un matrimonio indissolubile scritto nel codice stesso della vita. Mi chiedo: perché ci dimentichiamo di questa appartenenza? Perché ti guardiamo senza vederti, ti consumiamo senza ringraziarti, ti consideriamo una presenza scontata, un lusso dovuto?

Eppure non sei un fluido qualsiasi. Sei una corrente d’amore che sempre ritorna a me. Accostando il vetro alla bocca, sento che il tuo viaggio sconfinato ha trovato una meta. Di più: un senso. Io ti accolgo, tu mi fecondi. La pioggia di ieri e l’oceano di un tempo remoto adesso scorrono in me, guariscono le mie crepe, rinfrescano la mia stanchezza. Bere diventa un atto di gratitudine assoluta, una preghiera muta che riconnette le mie radici al cielo. Ogni confine tra carne e acqua svanisce. La mia piccola storia scivola come onda passeggera nel tuo incessante fluire.

Mi abbandono a questo sorso e mi ritrovo, goccia fragile e preziosa, di un unico, immenso battito universale. In questo istante, l’Assoluto battezza la mia anima.

La mia vita insieme a te, ora, ha il sapore dell’infinito.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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