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CLIMA

Cop26 di Glasgow, cosa è stato deciso punto per punto


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15 nov 2021, 06:00
Si sono chiusi i lavori alla Cop26 -  Foto Epa/Robert Perry © www.giornaledibrescia.it

Si sono chiusi i lavori alla Cop26 - Foto Epa/Robert Perry © www.giornaledibrescia.it

L'accordo c'è ma non è sufficiente, almeno per gli ambientalisti e per le loro istanze. Si è chiusa sabato la Cop26, la conferenza sul clima delle Nazioni Unite, dov'è stato un raggiunto un punto comune verso la riduzione dell'utilizzo del carbone, il combustile fossile che più inquinante. Tutti i Paesi partecipanti si sono impegnati a tagliare le emissioni da qui al 2030 e a rivedere i propri obiettivi ogni anno, anziché ogni cinque anni, un lasso di tempo eccessivo viste le velocità a cui si muove il cambiamento climatico. Un'intesa al ribasso, secondo molti, che ha visto, per quanto riguarda le annotazioni prettamente poltiche, l'Unione Europa subalterna a molte delle decisioni ratificate delle grandi potenze mondiali. 

È proprio sulla parola «riduzione» che si snodano le valutazioni sull'accordo raggiunto: rispetto alla terza bozza, che circolava già dalla mattina, è cambiato il concetto finale del Glasgow Climate Pact (così è stata definita l'intesa tra i Paesi), poiché il carbone doveva essere abbandonato mentre ora sarà solo ridotto. Sono proprio le terminologie vaghe con cui si descrive il risultato di 14 giorni di interminabili negoziazioni che non soddisfano molti dei 197 Paesi che hanno preso parte alla conferenza.

John Kerry, rappresentante della delegazione USA alla Cop26 - Foto Robert Perry/Epa - © www.giornaledibrescia.it

L'accordo finale è infatti un'intesa tra Stati Uniti, India e Cina, Stati che - insieme - raggiungono i 3 miliardi di abitanti e che sono, al contempo, responsabili di molte delle emissioni di gas serra attuali. Lo stesso presidente della Cop26, Alok Sharma, è scoppiato in lacrime per come si sono chiusi i negoziati, dimostrandosi profondamente amareggiato. Gli altri 194 Stati, infatti, soprattutto i più piccoli, si sono di fatto trovati davanti ad una decisione condivisa solo dalle grandi potenze, pur essendo i primi i meno responsabili ma più colpiti dalle devastazioni causate dall'emergenza climatica.

Ma vediamo nel dettaglio, dunque, le decisioni ratificate dalla Conferenza.

1. Dall'abbandono alla riduzione del carbone

Gli «sherpa» sono ancora a lavoro per mettere a punto i documenti definitivi prodotti da queste due settimane di negoziati, ma la decisione che circolava dalla mattina è diventata realtà: Cop26 non ha relagato nel passato il carbone. Il compromesso, giudicato da molti al ribasso, vede la «riduzione graduale» delle emissioni di carbone «unabated» ( vale a dire senza sistemi di cattura e stoccaggio della CO2). Veranno bloccate solo le fonti fossili «inefficienti»: termine giudicato troppo vago ma che sembra accontentare i grandi produttori come Russi e Arabia Saudita.

Il fatto che l'espressione non sia definita lascia il campo aperto alle ipotesi: a decidere potrà essere sia la scienza, sia un organo sovranazionale che vigili e determini o ,come sembra più probabile, i singoli Paesi, che si troveranno a prendere decisioni per loro stessi, in base ai propri interessi. L'accordo - improvviso ed inatteso- tra Usa e Cina aveva fatto ipotizzare che Pechino non sarebbe venuta a patti sulle proprie richieste in termini di emissione di carbone.

2. Obiettivo 1,5 gradi

Le Nazioni s'impegnano a tenere il tetto massimo delle temperature sotto 1,5°C, considerato dagli scienziati la soglia limite entro cui mantenersi per evitare un ulteriore aggravarsi dell'emergenza climatica. Il che si traduce in una promessa a tagliare le emissioni del 45% entro il 2030.

3. Perdite e danni: cosa s'intende?

L'espressione - in inglese loss and damages - indica una delle questioni più tecniche degli accordi tra i Paesi all'interno della Conferenza sul clima: in breve, i Paesi già sviluppati sarebbero chiamati dagli Stati in via di sviluppo a risarcirli poiché le conseguenze del clima provocate dai primi ricadono soprattutto sui secondi. Risultato? È stato stabilito che i Paesi più poveri abbiano diritto ad un risarcimento ( è stato addirittura istituito un fondo per la restituzione) ma nessuna somma è stata stanziata. Come ha dichiarata l'ex presidente Obama, intervenendo durante la manifestazione, «la lotta climatica dovrebbe trascendere la normale geopolitica».

4. I tempi: quando arriveranno i 100 miliardi e cosa succede nel 2022

Sempre rimanendo in tema denaro, si è parlato anche molto dei 100 miliardi che le grandi potenze dovrebbero arrivare a stanziare ogni anno per la transizione ecologica, obiettivo non raggiunto nel 2020. La somma, invece di essere implementata come si era ipotizzato, è stata posticipata al 2023

Oltre alle cifre sono stati oggetto di discussione anche i tempi. L'accordo finale del Glasgow Climate Pact prevede che, ogni 5 anni, ogni Paese debba presentare all'Onu i suoi piani quinquiennali sul clima. Ma gli Stati sono solo «incoraggiati» a ridurre le emissioni e presentare i loro obiettivi nel 2025: niente scadenze precise dunque. 

Ma non tutto finisce a Glasglow. Nel 2022 tutti i Paesi dovranno (o almeno dovrebbero) presentare i loro piani nazionali di taglio delle emissioni; da lì partiranno dei progetti di lavoro incentrati sui traguardi raggiunti a Cop26 verso Cop27, ospitata dall'Egitto.

6. Greta Thunberg e gli altri ambientalisti non sono soddisfatti

Per gli attivisti il commento sul testo è netto: «Un fallimento». Per la leader della protesta ambientalista Greta Thunberg, nelle prossime settimane, arriverà «un'ondata di greenwashing (di fatto un ambientalismo solo di facciata ma non fatto di politiche realmente volte alla rivoluzione sostenibile, ndr) per definire il risultato come "buono", "un progresso", "ottimista" o come "un passo nella giusta direzione"». Un'altra attivista, l'ugandese Vanessa Nakate, si è detta insoddisfatta delle promesse dei leader, anche perché «solo un drastico taglio delle emissioni potrà salvare il suo Paese da alluvioni e siccità».

7. Cosa ci dice sul mondo la Cop26

Gli equilibri geopolitici sono cambiati. L'intesa tra Cina e Stati Uniti sulla riduzione graduale del carbone, l'intervento - che ha cambiato le sorti dei negoziati - dell'India, che proprio sul tema si è alleata con l'avversario Pechino, hanno lasciato in un angolo il Vecchio Continente. L'Europa è sembrata divisa davanti alle attive decisioni delle tre grandi potenze con cui non si è riusciti ad allacciare legami strutturali che consentissero all'Unione di poter avere una posizione più netta sui punti redatti nel documento finale. 

Tuttavia, è stato proprio un'intesa tra Europa e Stati Uniti a siglare uno dei principali traguardi raggiunti dalla Conferenza: limitare le emissioni di metano del 30% rispetto a quelle del 2020 entro la fine del decennio.

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