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LA FIRMA

Cop26, l'Italia firma lo stop ai sussidi per le fonti fossili

Redazione Web

Italia ed Estero
4 nov 2021, 22:53
Una centrale a carbone nei pressi di Dortmund, in Germania

Una centrale a carbone nei pressi di Dortmund, in Germania

Alla Cop26 di Glasgow, agli occhi della politica il bicchiere è mezzo pieno, agli occhi della scienza è mezzo vuoto. Nella giornata dedicata all’energia, la politica annuncia che 25 fra paesi e istituzioni finanziarie si sono impegnati a porre fine ai sussidi alle fonti fossili alla fine del 2022 (anche se con qualche deroga). Tra loro c’è pure l’Italia. Altri 23 paesi hanno promesso di smettere di produrre energia col carbone. Per la Ue e la Iea, con gli impegni presi a Glasgow si può mantenere il riscaldamento a 1,8-1,9 C, dentro i limiti degli Accordi di Parigi. Ma nella stessa giornata, i centri di ricerca fanno sapere che le emissioni globali di gas serra nel 2021 aumenteranno del 4,9%. E due terzi della CO2 viene dall’energia.

«La fine del carbone è in vista - annuncia in apertura di giornata il presidente della Cop26, Alok Sharma -. In questi due anni siamo riusciti a soffocare il finanziamento del carbone, e vediamo un cambiamento nelle politiche dei paesi». Un documento firmato da paesi e istituzioni finanziarie, 25 in tutto, fra le quali Usa, Regno Unito, Italia e Canada, promette «porremo fine a ogni nuovo sostegno pubblico diretto per il settore energetico delle fonti fossili non abbattute alla fine del 2022, tranne in limitate e chiaramente definite circostanze, che siano coerenti con un limite di riscaldamento di 1,5 gradi e con gli obiettivi dell’Accordo di Parigi».

Insomma, stop ai sussidi alle fossili entro un anno, con qualche prudenza. Sono previste deroghe, e si lascia una via d’uscita con la carbon capture and storage (Ccs): si potranno ancora sostenere fonti fossili, purché abbattano le emissioni con la cattura e stoccaggio del carbonio. Una pratica oggi sperimentale e non economica, ma sulla quale le compagnie energetiche stanno puntando. Per gli ambientalisti, la Ccs è solo un sistema per salvare le fonti fossili. Con una «Dichiarazione per la transizione globale dal carbone all’energia pulita», almeno 23 stati alla Cop26 si sono impegnati per la prima volta ad eliminare il carbone dalla loro produzione di energia. Fra questi Indonesia, Vietnam, Polonia, Corea del Sud, Egitto, Spagna, Nepal, Singapore, Cile e Ucraina.

L’Unfccc, la Convenzione dell’Onu per il clima che organizza la Cop, fa notare che «banche e istituzioni finanziarie a Glasgow hanno preso impegni storici per terminare il finanziamento del carbone non abbattuto, compresi colossi come Hsbc, Fidelity International e Ethos». Tutto bene? Mica tanto, se si guarda a quello che a Glasgow rivela la scienza. ll centro studi Global Carbon Project, formato dalle Università di Exeter, East Anglia, Cicero e Stanford, diffonde un rapporto che spiega che le emissioni di gas serra nel 2021 aumenteranno del 4,9% rispetto al 2020, tornando quasi ai livelli pre-Covid (nel 2020 erano scese del 5,4%). Le emissioni da carbone e gas supereranno i livelli del 2019, mentre quelle di petrolio rimarranno al di sotto. Cina, Usa, Ue ed India emetteranno più CO2 che nel 2019, il resto del mondo meno. L’Agenzia per l’ambiente dell’Onu, l’Unep, fa sapere che il target di 1,5 gradi potrebbe essere mancato, e che i Paesi ricchi spendono poco per aiutare quelli poveri ad adattarsi alla crisi climatica.

Più ottimisti i tecnici della Ue: a Glasgow ritengono che gli impegni presi alla Cop26 possano contenere il riscaldamento globale a 1,9 gradi entro la fine del secolo, grazie soprattutto all’impegno dell’India ad arrivare a zero emissioni per il 2070. Per l’Agenzia internazionale dell’energia, la Iea, con gli impegni di Glasgow si può arrivare a 1,8 gradi. Per raggiungere gli obiettivi climatici, alla Cop26 una dozzina di leader sindacali di diversi Paesi europei (ma non dell’Italia) hanno chiesto ai Governi di considerare il nucleare.

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