Il racconto di Nuri Fatolahzadeh, giornalista del Giornale di Brescia, dai confini dell’Ucraina, dove diverse realtà bresciane stanno portando aiuti in questi giorni.
Un crocevia di storie. Di drammi, di disperazione. In una fuga collettiva costellata da crucci ed esitazioni. Vel’kè Slemence è il confine per eccellenza, perché è sulla carta e nei fatti un territorio diviso a metà: Vel’kè grande sta in Slovacchia, Vel’kè piccola in Ucraina. Si toccano, ma non si incontrano. Però, come nella più classica delle trame, la «grande» prende per mano la «piccola».
Tantissimi i bambini piccoli che si trovano a dover affrontare la fuga. Spesso è proprio per loro che le donne si convincono a lasciare l’Ucraina: molte, infatti, vorrebbero stare a casa perché sono convinte di riuscire ad avere più informazioni sui mariti impegnati in battaglia.
Per loro, però, oltre ai beni di prima necessità e ai vestiti, sono a disposizione anche passeggini e carrozzine.




