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Viaggio nei poli della Phisical AI: a Shanghai e Wuxi nascono i robot

Luca Qiu (ceo di Value China): «La Cina non è un mercato da temere ma un ecosistema con il quale rapportarci»
Roberto Ragazzi

Roberto Ragazzi

Giornalista

I poli tecnologici cinesi sono a Shanghai e Wuxi
I poli tecnologici cinesi sono a Shanghai e Wuxi

La Cina non è un mercato da temere, ma un ecosistema tecnologico con il quale diventa sempre più importante rapportarsi e costruire collaborazioni. Dalla robotica industriale di Shanghai ai semiconduttori e all’intelligenza artificiale di Wuxi, il Dragone sta sviluppando distretti specializzati nei quali imprese, università e centri di ricerca lavorano a stretto contatto, accelerando sperimentazione e produzione.

A raccontarci queste opportunità è Luca Qiu, imprenditore italo-cinese, esperto di relazioni economiche tra Italia e Cina. Fondatore e ceo di Value China, società del gruppo Neosperience, che dal 2018 affianca imprese nello sviluppo sul mercato cinese attraverso strategie digitali e partnership internazionali.

Luca Qiu, ceo di Value China
Luca Qiu, ceo di Value China

Ha collaborato con la Task Force Cina del Ministero dello Sviluppo Economico ed è stato coordinatore del gruppo di lavoro digitale della Camera di Commercio Italo-Cinese. Value China ha la sede principale a Bologna e un’unità locale ad Hangzhou. In qualità di China Advisor, Qiu ha visitato i poli tecnologici di Shanghai e Wuxi, incontrando aziende e realtà attive nella robotica e nell’intelligenza artificiale.

Cosa raccontano queste aree dell’evoluzione dell’industria cinese?

La Cina non è un mercato omogeneo, ma un insieme di ecosistemi industriali specializzati. Ogni territorio sviluppa competenze distintive, creando distretti nei quali imprese, università, centri di ricerca e istituzioni collaborano. Questo modello accelera il passaggio dalla ricerca alla produzione. Per un’azienda italiana comprendere questa geografia significa sapere dove trovare tecnologie, fornitori e potenziali partner.

Shanghai è uno dei principali poli. Quali caratteristiche lo distinguono?

Shanghai ha costruito un ecosistema che integra robotica industriale, automazione e intelligenza artificiale. Qui ci sono realtà come Siasun Robotics, Keenon Robotics e Magic Lab. La forza del distretto sta nella vicinanza tra chi sviluppa tecnologie, chi produce componenti e chi sperimenta applicazioni. Le innovazioni vengono testate e industrializzate rapidamente, offrendo nuove opportunità anche alla manifattura italiana.

Wuxi rappresenta un altro modello di specializzazione. Perché è strategica?

Wuxi è un polo importante dei semiconduttori, del cloud computing e dell’intelligenza artificiale. La Liangxi Science and Technology City concentra imprese, laboratori e infrastrutture digitali. C’è il centro di sviluppo di Baidu Intelligent Cloud, con la piattaforma Qianfan per l’AI generativa. Qui si sviluppano anche applicazioni per la manifattura intelligente e la low-altitude economy, che comprende droni per logistica, ispezioni e monitoraggio delle infrastrutture. È un esempio di come tecnologie diverse possano convergere in applicazioni concrete.

Quali opportunità per le piccole e medie imprese italiane?

Non si tratta soltanto di esportare prodotti o individuare fornitori. Un’impresa italiana può cercare partner per sviluppare nuove tecnologie, integrare robotica e AI nei processi produttivi oppure realizzare progetti congiunti. Le competenze manifatturiere italiane possono integrarsi con la capacità cinese di sperimentazione e industrializzazione. Occorre però conoscere i territori, selezionare interlocutori affidabili e costruire relazioni durature.

Quanto conta una presenza diretta in Cina per accompagnare le imprese italiane?

È un elemento fondamentale. Essere ad esempio presenti a Hangzhou, consente di operare direttamente nell’ecosistema cinese, mantenendo un collegamento costante con imprese, istituzioni e partner locali. Hangzhou è uno dei principali centri dell’economia digitale cinese, un contesto interessante per chi vuole comprendere l’evoluzione tecnologica del Paese.

Quali passi fare per un’azienda che vuole entrare nel mercato cinese?

Bisogna aver ben chiari gli obiettivi: sviluppare il mercato, trovare partner industriali, avviare collaborazioni tecnologiche o rafforzare il brand. Poi analizzare il contesto competitivo e individuare interlocutori e canali adeguati. È necessario farsi affiancare da un team sino-europeo in grado di facilitare il dialogo, interpretare le differenze culturali e accompagnare la costruzione di rapporti commerciali.

Qual è l’errore più frequente delle aziende europee?

Pensare che basti replicare il modello commerciale europeo. In Cina cambiano piattaforme, comportamenti d’acquisto, processi decisionali e modalità di costruzione della fiducia. Anche nelle relazioni B2B la conoscenza reciproca è decisiva. Non basta organizzare incontri: bisogna comprendere le aspettative dei partner, verificare la sostenibilità dei progetti e mantenere continuità.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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