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Il fenomeno umanoidi spinto dal marketing cinese

Competizioni di robot e la quotazione in Borsa all’interno di un fenomeno in pieno hype
Giancarlo Turati*
Una gara con un robot umanoide in Cina - Foto Epa © www.giornaledibrescia.it
Una gara con un robot umanoide in Cina - Foto Epa © www.giornaledibrescia.it

È noto che per spingere un prodotto o un’opinione o un programma si debba investire molto in comunicazione. È noto che l’investimento debba essere forte inizialmente e poi man mano seguire l’onda degli eventi, spesso anticipandoli o provocandoli. Creare sentimenti intorno ad argomenti che «dividono» l’opinione pubblica aiuta ad introdurre gradualmente abitudine e assuefazione, più se ne parla più aumenta il potenziale d’interesse intorno al tema fino a renderlo «parte del sistema» e quindi assimilabile, gestibile, acquistabile.

Credo si sia notato come negli ultimi mesi sia scoppiato il fenomeno «umanoidi». Se ne parla da almeno due anni ma negli ultimi mesi la cosa è diventata continua, insistente, a volte fastidiosa. Sarà un caso che il maggiore produttore al mondo di questa tecnologia dovesse essere collocato in borsa? Sarà un caso che il medesimo fornitore abbia in corso in Italia numerose trattative per assegnare licenze di distribuzione? Sarà un caso che pochissimi, ma veramente pochissimi, abbiano un minimo d’idea di dove seriamente, no a livello di annuncio o prospettiva, impiegare questi umanoidi?

Già il nome trae in inganno ma genera inquietudine. La definizione di umanoide sarebbe la seguente: «Umanoide (dal latino humanus + suffisso greco -oide, "che ha forma di") indica un’entità che presenta la conformazione strutturale caratteristica di Homo sapiens, senza necessariamente appartenere alla specie».

Nel nostro caso lo storytelling tende a dare a queste «forme» un aspetto e una sostanza relativa alla specie. Il messaggio è quello della «sostituzione» al posto dell’uomo ci sarebbe l’umanoide. In sé la cosa, se vista dal punto di vista di lavori usuranti, situazioni di pericolo oggettivo, presenza di elementi di rischio vita alto, non sarebbe così drammatico ma invece la comunicazione ci gioca perché importante è parlarne: perdita di posti di lavoro, eserciti di cloni pronti a fare piazza pulita, ma non si citano approfondimenti, studi e ricerche in merito, prevale il: poi si vedrà.

Credo sia molto utile rifletterci e domandarsi il perché di questi Hype, spesso e volentieri servono solo a generare bisogni o azioni che sono funzionali allo sviluppo di business, con l’etica non c’entrano nulla. Ricordiamolo è il pensiero che genera e interpreta la realtà determinandone i mutamenti, gli oggetti, per quanto sofisticati, la subiscono.

* Presidente InnexHub

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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