Quando pensiamo a un robot intelligente, immaginiamo spesso una macchina che assomiglia a un essere umano, con braccia, gambe e una testa. Ma i robot umanoidi sono solo una delle tante forme possibili della robotica intelligente. Un robot è intelligente quando utilizza l’intelligenza artificiale per capire cosa succede intorno a lui, prendere decisioni e adattare le proprie azioni a ciò che deve fare.
Può essere un braccio meccanico, un robot su ruote, un drone, una macchina agricola o un robot umanoide. Per capire meglio questo concetto basta osservare la natura. L’intelligenza degli esseri viventi è strettamente legata all’ambiente in cui vivono e al modo in cui interagiscono con esso. Un pesce nuota, un uccello vola, un essere umano cammina e usa le mani. Ognuno ha sviluppato un corpo e delle capacità adatte al proprio ambiente e alle attività necessarie per vivere.
La forma giusta
Lo stesso vale per i robot. Non esiste una forma migliore in assoluto: la forma giusta dipende da quello che il robot deve fare e dall’ambiente in cui deve lavorare. In un magazzino può essere più utile un robot su ruote, in una fabbrica un braccio meccanico, su un terreno difficile un robot a quattro zampe. Un robot umanoide può essere utile quando deve muoversi e lavorare in spazi costruiti per le persone.
Il punto fondamentale è che l’intelligenza non è qualcosa di separato dal mondo, ma si esprime attraverso la capacità di interagire con ciò che ci circonda. Questo vale per gli esseri viventi e, in modo diverso, anche per i robot intelligenti. Ed è da questa idea che dobbiamo partire quando pensiamo di introdurre la robotica intelligente in un’azienda. Come spesso succede si parte dalla tecnologia: vediamo un robot innovativo e ci chiediamo come potremmo utilizzarlo.
In realtà dovremmo fare il contrario. Prima dobbiamo capire quale lavoro vogliamo migliorare, dove viene svolto, quali difficoltà presenta e quali risultati ottenere. Solo dopo possiamo scegliere il robot più adatto. Per questo serve un metodo che parta dall’analisi dei processi aziendali, individui dove la robotica può essere davvero utile, studi le caratteristiche dell’ambiente e del lavoro da svolgere e infine scelga la soluzione tecnologica più efficace.
Ma soprattutto, questo metodo deve permettere di misurare il valore che la robotica porta all’azienda: meno errori, maggiore produttività, più sicurezza per le persone, riduzione dei costi o migliore qualità del lavoro. Un robot non crea valore semplicemente perché è intelligente o tecnologicamente avanzato. Crea valore quando aiuta a svolgere meglio un’attività e a migliorare i risultati dell’intero processo.
Come negli esseri viventi l’intelligenza è legata al corpo e all’ambiente, così nelle aziende la robotica intelligente deve essere pensata in relazione al lavoro che deve svolgere e al contesto in cui opera. Il vero cambiamento è quindi nel modo di affrontare il problema: non partire dal robot per cercare qualcosa da fargli fare, ma partire da ciò che vogliamo migliorare per capire quale robot, con quale forma e quale intelligenza, possa creare più valore.




