L’accordo siglato nei giorni scorsi da Mitsubishi Electric per portare i robot umanoidi all’interno delle fabbriche apre uno scenario che riguarda da vicino anche la nostra provincia. Non perché domani gli stabilimenti bresciani saranno popolati da androidi affiancati dagli uomini, ma perché la nuova stagione della robotica intelligente è iniziata e Brescia parte da una posizione tutt’altro che marginale.
Secondo un censimento effettuato nel 2023 dall’Osservatorio della robotica del Dipartimento di Ingegneria meccanica e industriale dell’Università degli Studi di Brescia, la nostra provincia presenta una delle più elevate concentrazioni di robot industriali in Europa: un robot ogni dieci dipendenti, contro una media indicativa di uno ogni cento addetti. Le unità censite sono circa 3.700, ma la stima reale potrebbe essere vicina al doppio. I robot antropomorfi e i cobot sono quindi una presenza consolidata nelle fabbriche bresciane.
«L’intersezione tra Intelligenza artificiale e robotica sarà una delle frontiere più interessanti dei prossimi anni. La la vera innovazione non nascerà semplicemente dall’accostamento di due tecnologie, ma dall’incontro tra competenze diverse: AI, robotica, automazione, conoscenza dei processi industriali, dati e capacità di ripensare l’organizzazione», spiegano Matteo Linotto e Nicola Mondinelli dell’Intelligent manufacturing competence center (Imcc), il centro dedicato all’applicazione dell’IA e delle tecnologie digitali, nato a Brescia dalla collaborazione tra Neosperience, CloudBits Solution del gruppo Buffoli Industries, Scao Informatica ed Evoluzione Agency.

I nuovi robot entreranno nelle fabbriche
Ma come saranno, concretamente, i robot che entreranno nelle nostre fabbriche? L’immagine dell’umanoide rischia di essere fuorviante. «La forma umanoide ha senso soprattutto quando la macchina deve muoversi in ambienti progettati per le persone (sanità, turismo), dove la macchina deve interagire direttamente con gli esseri umani», sottolinea Mondinelli, Ceo di Scao. «Non significa però che tutta la robotica intelligente avrà sembianze umane. Vedremo probabilmente macchine con forme molto diverse, progettate in funzione del compito».
Gli umanoidi, infatti, presentano ancora limiti importanti: stabilità, consumo energetico superiore, autonomia, capacità di carico e soprattutto precisione nei movimenti. «La vera difficoltà non è sviluppare un motore più forte dell’uomo, ma permettere a una macchina di compiere con affidabilità gesti complessi e delicati - spiega Linotto -, di manipolare oggetti diversi o di muoversi in sicurezza in uno spazio condiviso con le persone.
la Cina è un grande laboratorio mondiale.
La Cina è oggi il grande laboratorio mondiale di questa sfida. La maggior parte degli umanoidi prodotti non è ancora impiegata nelle fabbriche, ma nei centri di ricerca e sviluppo dove si cerca di superarne i limiti. Dietro questa corsa c’è anche una questione demografica: il rapido invecchiamento della popolazione e la prospettiva di una forte riduzione della forza lavoro stanno spingendo Pechino a investire sulla robotica come risposta strutturale.

Per Brescia, tuttavia, la domanda più importante non è quale robot arriverà tra quattro o cinque anni. «Prepararsi conta più che prevedere», osservano Linotto e Mondinelli. Un robot intelligente deve infatti accedere ai dati, comprendere il contesto, dialogare con i sistemi aziendali e inserirsi in processi organizzati. Preparare dati, infrastrutture digitali e processi significa preparare l’azienda alla robotica che verrà. La vera sfida non sarà sostituire persone. I robot potranno fare attività ripetitive, gravose o difficili da coprire. Esperienza, creatività e conoscenza dei processi diventeranno ancora più preziosi. Per la manifattura, forte di un patrimonio di competenze costruito in decenni, la fabbrica del futuro sarà quella dove uomini e macchine intelligenti lavorano insieme.




