Una nuova tuta spaziale e ultrasensoriale ha l’etichetta made in Brescia

Se vuoi andare veloce corri da solo; se vuoi andare lontano, vai insieme a qualcuno. Il vecchio adagio è ben interpretato da un gruppo di aziende lombarde, che da quest’autunno hanno unito le forze per andare simbolicamente sulla luna, realizzando nel concreto una tuta aerospaziale all’avanguardia.
Il progetto «Smartware», del valore complessivo di 3,5 milioni di euro, è finanziato per oltre la metà dalla Regione e vede coinvolta l’orobica Punto Azzurro, che in qualità di capofila coordina una squadra composta dalla Tessitura Tagliana di Olgiate Comasco, la Macpi di Palazzolo e il Csmt Innovation Hub di Brescia. Inoltre, un contributo determinante alla causa, per quanto riguarda l’aspetto economico, è stato profuso dai consulenti della Sa Finance (Saef Group), di via Stassano, nella nostra città.
Il punto
Non è la prima volta che i protagonisti di questa iniziativa mettono in comune le loro esperienze e abilità. «Tra noi e Macpi c’è un solido rapporto di collaborazione da almeno due generazioni» riconosce il ceo di Punto Azzurro, Roberto Loda. Un legame di lunga data che si riflette con altre proficue sfumature con Tessitura Tagliana e il Csmt. «Questo è peraltro il secondo progetto con cui riusciamo ad ottenere dei finanziamenti grazie a Sa Finance» aggiunge l’imprenditore bergamasco incrociando lo sguardo dell’a.d. ed esperta di finanza agevolata, Sara Mussinelli.
La Punto Azzurro produce capi tecnici di abbigliamento sportivo e da alcuni fa parte di una cordata di imprese costituita per lo studio di progetti volti a portare l’uomo su Marte. Per via di questo costante confronto con operatori aerospaziali, Loda intuisce che una delle esigenze primarie degli astronauti è la cura delle loro condizioni psicofisiche durante le missioni in orbita e una volta tornati sulla terra.
«Le faccio un esempio – continua –: per il monitoraggio del cuore ci sono a disposizione molti dispositivi che un’astronauta può indossare, ma per ora forniscono dati elaborati da algoritmi: il nostro obiettivo invece è di raccogliere dati "primari", reali e precisi».
Non a caso il progetto finanziato dalla Regione si chiama «Smartware», ossia «prodotti intelligenti». L’attività di ricerca avviata dalle quattro società coinvolte punta quindi alla realizzazione di una tuta «sensorizzata» che consenta un monitoraggio corporeo puntuale e continuo, dando anche la possibilità di alzarne o abbassarne la temperatura. «Le applicazioni di questa tuta ultramoderna – evidenziano Loda e Cartabbia – sarebbero molteplici, non solo in ambito aerospaziale. Penso ad esempio a quello medico o sanitario oppure a quello industriale nel caso dei lavori usuranti».
Un aspetto non indifferente perché «Smartware» non è stato commissionato dall’Agenzia spaziale italiana (Asi) o da quella europea (Esa), tantomeno dalla Nasa: «È un progetto che nasce da un nostro modo di fare impresa, puntando sempre ad alzare l’asticella degli obiettivi», ammettono senza tanti di giri di parole Loda, Cartabbia e il Ceo comasco Matteo Taiana
I ruoli
Punto Azzurro realizzerà la tuta rivoluzionaria e si è affidata alla meccanotessile Macpi per la costruzione di impianti in grado di produrre questi particolari capi di abbigliamento. Ma non basta. Nella partita rientrano a questo punto in gioco anche i lariani della Tessitura Tagliana, ormai diventati degli specialisti nella creazione di prodotti tecnici con polimeri innovativi, e i super professionisti del Centro servizi multisettoriale e tecnologico di via Branze, guidati dal direttore Gabriele Zanetti, che una volta conclusa l’attività di ricerca si dedicheranno alla certificazione della fatidica tuta.
«Vogliamo creare un capo per il monitoraggio corporeo, facile da indossare e riutilizzabile – chiude Loda –. Un capo che potrebbe essere implementato a richiesta, in base alle esigenze personali (ipertensione, diabete o quant’altro), da ulteriori sensori. Un prodotto che oggi non si trova sul mercato». Nell’arco di un anno è atteso il prototipo.
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