La rendicontazione sostenibile strategica anche per le Pmi
Vi proponiamo il contributo di Alberto Comini, referente Esg di Btl-Banca del Territorio Lombardo, sull’importanza della rendicontazione di sostenibilità per le Pmi.
Nell’ambito del più ampio piano di investimenti europeo, la Bce ha da tempo individuato nelle banche quei soggetti che più di altri possono contribuire ad accelerare e mettere a terra il percorso di transizione ecologica.
Obiettivo dichiarato è di diffondere nel settore economico e produttivo la consapevolezza degli impatti del cambiamento climatico e della transizione ecologica. Compito delle banche e preoccupazione del regolatore italiano ed europeo è quella di accompagnare le imprese nella «traversata» verso la transizione ecologica, evitando che coloro che non hanno saputo o voluto intervenire sul proprio business o sulla loro organizzazione in chiave Esg, si ritrovino a pagare un prezzo in termini di competitività o efficienza, causando un rischio per la banca e un problema per il sistema economico e in ultima istanza per la collettività.
All’interno del tessuto economico bresciano e lombardo, caratterizzato da piccole e medie realtà produttive, nel supporto alla transizione ecologica devono essere ricomprese le Pmi, le quali in una visione di breve periodo in questa fase non sembrano essere direttamente coinvolte da tutto quanto riguarda il grande tema della transizione climatica.
Ciò rischia di far perdere di vista di alcuni aspetti che già oggi richiedono un’attenzione verso gli aspetti organizzativi e di rendicontazione rispetto alla sostenibilità dell’azienda. Tutte le imprese di una certa dimensione, finanziarie e non, ha ricordato in un recente intervento sul tema il Vice direttore generale della Banca d’Italia Paolo Angelini - saranno tenute a elaborare e adottare dei piani di transizione; le banche saranno tenute a sospendere - o non intraprendere - relazioni con controparti a rischio di impatti negativi su clima e ambiente. Salvo il caso in cui interrompere la relazione possa creare un pregiudizio sostanziale per la controparte. «Tutte le imprese soggette alla normativa saranno inoltre tenute a rispondere dell’impatto sull’ambiente e i diritti umani derivanti dal mancato rispetto degli obblighi di diligenza, anche nei rapporti con la loro catena del valore.
Value chain
La catena del valore. È questo il motivo per cui, già fin d’ora, sebbene le Pmi non quotate non siano ancora soggette alla normativa di sostenibilità in modo diretto, quelle che lavorano con grandi imprese saranno ricondotte nel suo raggio di azione attraverso il meccanismo della catena di valore; tenderanno cioè a subire la pressione delle grandi imprese committenti, che chiederanno loro di migliorare la propria performance di sostenibilità e di fornire dati affidabili al riguardo.
Un approccio orientato al breve periodo su queste tematiche può causare problemi nell’immediato: già oggi infatti tante realtà di piccole e medie dimensioni sono chiamate, all’interno delle proprie filiere, ad adeguarsi a standard di sostenibilità, ad essere sottoposte ad attività di revisione da parte delle società committenti a loro volta chiamate a certificare la sostenibilità ambientale dei propri fornitori, e quindi ad organizzarsi per migliorare le proprie capacità di rendicontazione su dati di sostenibilità.
Le stesse banche da tempo stanno già arricchendo e integrando il proprio patrimonio informativo con riguardo al posizionamento Esg della clientela e sui relativi fattori di rischio con le evidenti conseguenze per le Pmi nell’accesso al credito.
Decisivo
E proprio la raccolta di informazioni e la rendicontazione attinente i profili di sostenibilità, rappresenta uno dei temi decisivi che interpella fin d’ora il mondo delle Pmi, già da oggi invitate a organizzarsi per rispondere alle richieste dei committenti e del sistema bancario, e da domani chiamate a elaborare e formulare i rispettivi «piani di transizione» - ovvero la descrizione dettagliata di azioni, su un orizzonte pluriennale, che un’impresa intende attuare per adeguarsi a un dato obiettivo ambientale - sempre destinati ad alimentare il dialogo ed il set informativo con gli intermediari finanziari, le banche.
Basti dire che in un futuro molto prossimo «la mancanza di informazioni di sostenibilità tenderà ad essere interpretata come indice di non sostenibilità», con possibili ripercussioni negative, per esempio, sull’accesso o sul pricing dei finanziamenti.
La legislazione europea in materia di sostenibilità – sottolinea ancora Bankitalia – attribuisce molta importanza alla rendicontazione, giustamente ritenendola essenziale per un processo decisionale corretto. Su questo fronte passi avanti sono possibili per l’impresa, soprattutto per le Pmi.
«Occorre partire da un’analisi costi e benefici e porsi una serie di domande. Quali sono i profili di sostenibilità nell’attività dell’impresa e quanto sono rilevanti? La raccolta di informazioni affidabili sui profili più rilevanti agevolerà il rapporto con gli intermediari finanziari, o la raccolta di capitale di rischio? Potrà dare all’impresa un vantaggio competitivo nell’ambito delle prossime commesse? Oggi un manager che non si ponga domande simili rischia di fare scelte strategiche sbagliate».
In ultima analisi la consapevolezza di guardare alla rendicontazione di sostenibilità, non come l’ennesimo onere burocratico o aspettando passivamente che sia il mercato o la normativa ad esigerla, sarà decisiva viceversa per iniziare a organizzarsi, e riconoscere i benefici di sistematizzare e sfruttare le informazioni di sostenibilità in proprio possesso.
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