Iperammortamento: l’Italia cambia rotta sulle politiche degli incentivi

Vi proponiamo il contributo di Marco Belardi, team leader 4.0 & 5.0 di Ibs Consulting e consulente del Ministero delle Imprese e del Made in Italy.
L’iperammortamento torna protagonista della politica industriale italiana. La legge di Bilancio 2026 (L. 199/2025, art. 1, comma 427) ha riproposto questo strumento consolidato, sperimentato con successo dal 2017, abbandonando l’architettura dei crediti d’imposta che aveva caratterizzato Transizione 4.0 e 5.0. Una scelta che premia le imprese strutturate: i tempi di ritorno dell’investimento sono mediamente non inferiori ai sette anni, ma le aliquote risultano particolarmente interessanti per chi genera reddito imponibile.
Il passaggio dal credito d’imposta alla maggiorazione degli ammortamenti segna un cambio di paradigma nella politica degli incentivi. Le maggiorazioni del costo fiscalmente riconosciuto sono articolate per scaglioni: 180% per investimenti fino a 2,5 milioni di euro, 100% tra 2,5 e 10 milioni, 50% oltre i 10 milioni e fino al tetto di 20 milioni. Il perimetro temporale copre gli investimenti effettuati dal 1° gennaio 2026 al 30 settembre 2028, termine che tuttavia potrebbe essere rivisto in sede di conversione del decreto Milleproroghe.
Novità
Tra le novità più rilevanti della nuova disciplina, l’eliminazione del vincolo Dnsh (Do no significant harm) che aveva penalizzato le imprese energivore nella precedente Transizione 5.0, escludendole di fatto dall’accesso all’incentivo. Una liberazione significativa per territori a forte vocazione manifatturiera.
Gli allegati tecnici sono stati ampliati: l’allegato IV (già allegato A) include ora un nuovo gruppo di beni per la produzione di energia termica ed elettrica, mentre aperture significative si registrano sul fronte software nell’allegato V. Rilevante sotto il profilo dell’ambito soggettivo è la mancata riproposizione dell’esclusione dei beni gratuitamente devolvibili delle imprese operanti in concessione e a tariffa. Tra le novità, anche il Passaporto digitale del prodotto (Dpp), i cui sistemi digitali rientrano tra i beni agevolabili.
Vincolo
Resta confermato il vincolo territoriale introdotto in legge di bilancio: i beni strumentali devono essere prodotti in uno degli Stati membri dell’Unione europea o in Stati aderenti all’Accordo sullo Spazio economico europeo. Un requisito che ha sollevato perplessità in alcuni settori industriali dove l’offerta europea non sempre è sufficiente a soddisfare la domanda.
Proprio su questo punto interviene l’emendamento 14.44 al decreto Milleproroghe (D.l. 200/2025), depositato il 27 gennaio a firma degli onorevoli Mancini e Roggiani.
La proposta introduce due correttivi di rilievo. Il primo riguarda il ripristino del collaudato meccanismo delle prenotazioni: gli investimenti potranno essere completati entro il 30 giugno 2029, a condizione che entro il 31 dicembre 2028 l’ordine sia stato accettato dal fornitore e versato un acconto pari ad almeno il 20% del costo di acquisizione. Il secondo correttivo prevede l’estensione del perimetro di origine ai Paesi aderenti al G7 per specifiche categorie merceologiche identificate tramite codici doganali: carrelli elevatori, macchine per movimento terra, escavatori, pale meccaniche e trattori agricoli.
Apertura
L’apertura al G7 consentirebbe di includere costruttori statunitensi, giapponesi, canadesi e britannici storicamente presenti in questi comparti, rispondendo alle esigenze delle imprese che operano con parchi macchine già integrati con tecnologie extraeuropee. L’iter parlamentare del Milleproroghe determinerà nei prossimi giorni la sorte della proposta.
Sul piano operativo, si attende il decreto attuativo del Mimit che dovrà definire le modalità di accesso al beneficio e i termini per le comunicazioni periodiche. Nel frattempo, le imprese possono già avviare la pianificazione degli investimenti e le verifiche di prefattibilità tecnica, partendo dall’analisi dei requisiti di interconnessione e integrazione con i sistemi gestionali aziendali. Un lavoro preparatorio che consentirà di cogliere tempestivamente le opportunità offerte dalla nuova misura.
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