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Data center: quanta acqua e quanto suolo consuma

Non tutti i data center consumano acqua allo stesso modo e che le tecnologie di raffreddamento stanno evolvendo rapidamente, ma l’impatto è certamente notevole
I data center sono energivori
I data center sono energivori

Il nemico numero uno di un data center non è un hacker: è il caldo. Quando fuori l’asfalto supera i 40 gradi e le città trattengono il calore anche di notte, dentro quelle grandi scatole di cemento migliaia di processori continuano a lavorare senza sosta. Ogni richiesta a ChatGpt, ogni video caricato sul cloud genera una quantità di calore che deve essere dissipata in tempo reale. Se la temperatura sale troppo, i server rallentano. Nei casi peggiori si fermano.

Per raffreddare quei computer servono ventilatori industriali, scambiatori di calore, impianti di refrigerazione e, in alcune configurazioni, anche grandi quantità d’acqua. Servono cabine elettriche dedicate, connessioni all’alta tensione e terreni abbastanza estesi da ospitare un’infrastruttura famelica. Il cloud, insomma, occupa spazio e consuma risorse: per questo subentrano i due grandi temi del consumo di suolo e del consumo di acqua.

Di che quantità stiamo parlando? A stimarlo è lo studio pubblicato quest’anno dall’Unu (Università delle nazioni unite), che mette in fila alcuni dati sull’impatto ambientale. Primo: nel 2025 i data center si sono mangiati 448 TWh di elettricità. Un metro di paragone è necessario: si tratta di un quantitativo di energia sufficiente a soddisfare 1,3 miliardi di persone (come a dire l’intera popolazione dell’India) per più di due anni e mezzo (due anni e sei mesi per la precisione). Questi consumi hanno generato un’impronta di carbonio pari a 189 milioni di tonnellate di CO2 e un’impronta idrica di 4.500 miliardi di litri d’acqua, sufficienti a riempire 1,8 milioni di piscine olimpioniche.

Lo studio «Environmental cost of Ai’s energy use» dell’Unu guarda anche oltre: entro il 2030 - scrivono i ricercatori - i data center potrebbero raggiungere i 9.300 miliardi di litri d’acqua consumata all’anno, il che - per un effetto domino - farebbe salire il conto delle emissioni a quota 399 milioni di tonnellate associate.

È importante sottolineare che non tutti i data center consumano acqua allo stesso modo e che le tecnologie di raffreddamento stanno evolvendo rapidamente: molti impianti di nuova generazione utilizzano sistemi ad aria o circuiti chiusi che riducono drasticamente i prelievi idrici; altri, soprattutto nelle giornate più calde, ricorrono invece a torri evaporative, dove una parte dell’acqua viene dispersa nell’atmosfera per sottrarre calore ai server. Anche per questo, gli operatori hanno iniziato a pubblicare indicatori come il Water usage effectiveness, che misura quanta acqua serve per mantenere in funzione un centro dati. 

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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