Chernobyl e Fukushima: i disastri che rendono il nucleare ancora tabù

L’atomo è tornato nel dibattito pubblico italiano. Tutte le aperture arrivate dall’attuale governo, ultima in ordine cronologico quella del ministro dell’Energia Gilberto Pichetto Fratin per «rivedere il trattamento dell’energia nucleare nell’ambito della tassonomia europea, riconoscendone il ruolo strutturale nel raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione», si accompagnano a un possibilismo fino a pochissimi anni fa impensabile.
Parlare di nucleare in Italia è di nuovo possibile, eppure il passato pesa. Perché alle spalle ci sono due referendum, nel novembre 1987 e nel giugno 2011, che lo hanno bandito dalle scelte energetiche nazionali. Votazioni, c’è da dire, inficiate dalla pochissima distanza da due eventi, i disastri di Chernobyl del 1986 e di Fukushima del marzo 2011, che hanno inevitabilmente pesato sulle scelte degli italiani. Eppure questi due gravissimi accadimenti sono delle eccezioni, dove l’errore e le imperizie umane (nel primo caso) e una catastrofe naturale di intensità tra le più alte mai registrate nella storia umana (un terremoto di magnitudo 9.0 con conseguente maremoto), hanno generato conseguenze inaspettate.
Ora tutto è cambiato. Memori di quanto accaduto, gli scienziati hanno sviluppato tecnologie capaci di resistere a cataclismi e persino al sempre possibile sbaglio dell’uomo. Eppure la paura di un disastro nucleare cova ancora, spinta da narrazioni (anche artistiche) che dipingono scenari da apocalisse.
Tutto ciò senza pensare ai grandi disastri energetici, con conseguenze non meno gravi anche in chiave ambientale, che con il nucleare nulla hanno a che fare: si pensi per esempio all’inabissamento della piattaforma petrolifera Deepwater Horizon della British Petroleum nel 2010 o al crollo della diga di Banqiao in Cina nel 1975 (causò 170mila morti). Eppure l’incidente nucleare spaventa come null’altro, segno che per quanto se ne possa parlare, in Italia sarà dura, per quanto non impossibile, riuscire a vedere nel prossimo futuro una centrale operativa. E questa potrebbe essere un’enorme occasione mancata.
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