«A Gavardo il maxidepuratore del Garda non si può fare. Perlomeno, non nell’area indicata nell’attuale progetto. Non lo si può fare perché quella è una porzione di territorio di notevole interesse paesaggistico e archeologico: a dirlo non siamo noi, ma la Soprintendenza». Così ha parlato Davide Comaglio, primo cittadino di Gavardo, intervenuto ieri mattina alla conferenza stampa promossa a Prevalle dai sindaci (undici, a oggi) sottoscrittori del ricorso al Tar contro la localizzazione sul Chiese dei futuri impianti.
«Il parere della Soprintendenza è stato fino a ora sorprendentemente sottovalutato, se non ignorato - ha affermato Comaglio -. Chi di dovere si è limitato a sondare la possibilità di trasferire l’insediamento sulla sponda opposta del fiume. Poi, una volta verificato che ciò avrebbe comportato addirittura la demolizione di alcune abitazioni, per cui l’ipotesi è stata (giustamente) accantonata, non si è fatto altro che tornare alla decisione originaria. Ignorando, appunto, le osservazioni della Soprintendenza». Osservazioni che invece, sostengono i sindaci del Chiese, sono precise e circostanziate.
Per il primo cittadino gavardese e per i colleghi presenti ieri all’incontro, tutto ciò costituisce «una ragione di più per opporci con ogni forza alla realizzazione del progetto». Un progetto «imposto scavalcando le decisioni legittime a cui il territorio, anche se faticosamente, era pervenuto - ha ricordato Marco Togni, sindaco di Montichiari, che dovrebbe ospitare il secondo impianto di depurazione del Garda -. Siamo di fronte a un vero e proprio sopruso, contro cui ci batteremo fino alla fine. Anche se sappiamo di dover fare i conti con situazioni paradossali. Basti pensare che il Ministero non è stato in grado di fornirci la gran parte della documentazione che gli avevamo richiesto. O, ancora, che l’iter dell’opera sta procedendo in assenza di uno strumento fondamentale quale la valutazione ambientale strategica».



