Garda

Lago di Garda, tre punti su sei sono molto inquinati

Sono il rio nell'oasi san Francesco a Desenzano, la spiaggia delle Rive a Salò e la foce del torrente a Padenghe, secondo la Goletta dei laghi
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GARDA: 3 PUNTI SU 6 INQUINATI

Situazioni ormai cronicizzate e novità che dovranno essere ulteriormente indagate: la fotografia scattata quest’anno dalla Goletta dei laghi di Legambiente evidenzia luci e qualche ombra nel lago di Garda. La principale, tra queste ultime, è la foce del rio nell’oasi San Francesco, a Desenzano: è uno dei sei punti che la campagna ha preso in esame quest’anno per la prima volta, introdotto proprio a seguito delle segnalazioni del circolo Legambiente per il Garda, e risultato «fortemente inquinato»

«In quest’area l’attenzione dovrà essere doppia - sottolinea Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia - perché si potrebbe presentare anche un problema di tenuta del canneto, fondamentale sia per la biodiversità che custodisce, sia perché fa da filtro per la pulizia delle acque. Bisogna capire, dunque, se il problema sia dovuto alla presenza di uno sfioratore di piena o se invece il corso d’acqua intercetti reflui non depurati». Oltre alla foce all’Oasi San Francesco, altri due punti dei sei complessivamente presi in esame sono risultati fortemente inquinati, e quindi con parametri che superano per più del doppio il valore limite previsto dalla normativa sulle acque di balneazione vigente in Italia: la spiaggia delle Rive a Salò e la foce del torrente che arriva al Garda al porto di Padenghe. Entrambi «punti che continuano a essere impietosi - evidenziano Paolo Bonsignori e Cristina Milani del circolo gardesano di Legambiente -: problemi che si ripresentano sempre uguali nel corso del tempo».

I tre punti «nei limiti», invece, sono la foce del canale alla Spiaggia d’oro e la spiaggia a sud della Lega Navale, a Desenzano, e la foce del torrente a Toscolano. Effettuati anche campionamenti per le microplastiche così da redigere un protocollo da condividere con le Arpa regionali. 

La Goletta dei laghi da sedici anni a questa parte «fotografa» le condizioni dei laghi italiani per rilevare situazioni di criticità: Legambiente analizza foci di fiumi e torrenti, scarichi e piccoli canali che sfociano nei laghi e che rappresentano i veicoli principali di contaminazione batterica. Non «assegna patenti di balneabilità né intende sostituirsi agli enti istituzionali - evidenzia Elisa Scocchera - responsabile nazionale del progetto Goletta - ma fotografa istantanee di punti precisi in determinati momenti», analizzando la presenza di eterococchi intestinali ed escherichia coli nelle acque. Settimana scorsa ha promosso il Sebino, che dopo un anno ha riportato valori nella norma in tutti gli otto punti analizzati.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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