Garda

Incidente nautico, chiesto l’arresto di uno dei tedeschi

La procura ha firmato il mandato di arresto europeo per chi guidava il Riva al largo di Portese. La decisione al tribunale di Monaco
Andrea Cittadini

Andrea Cittadini

Vicecaporedattore

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TRAGEDIA DI SALO': CHIESTO L'ARRESTO

C’è attesa di capire se oltre a Berlino, un giudice c’è anche a Monaco. I magistrati di Brescia guardano ai colleghi del Tribunale della capitale della Baviera, dove nei giorni scorsi hanno trasmesso un mandato di arresto europeo nei confronti di uno dei due turisti tedeschi che erano a bordo del motoscafo Riva che la sera di sabato 19 giugno nelle acque del Lago di Garda al largo di Portese ha travolto il gozzo in legno di Umberto Garzarella e Greta Nedrotti. Uccidendo entrambi gli occupanti della piccola imbarcazione.

Il procuratore capo Francesco Prete e il sostituto Maria Cristina Bonomo hanno chiesto l’arresto in carcere per il 52enne che, per sua stessa ammissione, era ai comandi del motoscafo al momento del tremendo scontro. Non è il proprietario del Riva, ma l’amico connazionale e coetaneo. Il gip Andrea Gaboardi ha già accolto la richiesta, ma l’ultima parola spetta ai colleghi di Monaco dato che i turisti indagati in Italia per omicidio colposo e omissione di soccorso, dopo meno di 48 ore dall’incidente erano già tornati in Patria.

La risposta alla richiesta di misura cautelare è attesa per l’inizio della prossima settimana. Per i magistrati bresciani le esigenze cautelari nei confronti del 52enne manager d’azienda sarebbero dettate dal pericolo di fuga, «perché comunque se ne sono andati in tutta fetta e non ce lo aspettavamo» è stato ammesso, e per il rischio di reiterazione del reato.

Destinatario del mandato di arresto europeo è l’uomo che ripreso dalle telecamere del rimessaggio barche di Salò, alle 23.35 di sabato, dopo l’incidente mortale, barcolla in piedi sull’Aquarama fino a cadere in acqua. È lo stesso che ha accettato di sottoporsi all’alcoltest, poi risultato negativo. Il giorno dopo lo scontro tra barche i carabinieri avevano invece arrestato il proprietario del potente motoscafo, ma fu il magistrato titolare dell’inchiesta, un’ora e mezza più tardi e dopo l’interrogatorio, a rimettere in libertà il tedesco. Ora a rischiare il carcere è l’amico e compagno di barca con il quale da 20 anni frequenta il Lago di Garda.

Il Tribunale regionale superiore di Monaco
Il Tribunale regionale superiore di Monaco
Due settimane fa per questioni tecniche e di tempi, era stato impossibile per la Procura bresciana far scattare l’arresto in flagranza e quasi flagranza di reato. «Non abbiamo ricevuto alcuna notifica» fa sapere in merito agli ultimi sviluppi l’avvocato Guido Sola che, con un collega nominato in Germania, difende i due turisti tedeschi.

«È una decisione giudiziaria che uno Stato appartenente all’Unione Europea emette in vista dell’arresto e della consegna, da parte di altro Stato, di una persona affinché possa essere esercitata l’azione penale ovvero possa essere data esecuzione a una pena o a un’altra misura che priva della libertà personale».

Alla base del mandato d’arresto europeo c’è la questione della doppia incriminazione: il fatto per il quale si procede, in questo caso l’omicidio colposo e l’omissione di soccorso, deve essere considerato reato sia dallo Stato membro di emissione, in questo caso l’Italia, che da quello di esecuzione, ovvero la Germania.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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