I più recenti dati pubblicati da Ispra (Istituto superiore protezione e ricerca ambientale) nel rapporto «Le emissioni di gas serra in Italia: obiettivi di riduzione e scenari emissivi - Edizione 2026» confermano una realtà spesso trascurata nel dibattito pubblico: la zootecnia italiana ha ridotto in modo significativo il proprio impatto ambientale negli ultimi decenni, grazie agli investimenti in innovazione, alle migliori tecniche disponibili e alla crescente diffusione dell’economia circolare nelle aziende agricole.
Dal 1990 al 2024 il comparto zootecnico italiano ha abbassato del 22,3 % le emissioni serra. Il dato in calo è dovuto alla miglior gestione dei reflui zootecnici, all’applicazione della Bat (Best available techniques) e di nuove tecniche di allevamento, dalla diffusione di impianti di biogas, oltre che da una drammatica contrazione degli animali allevati.
Il quadro
Il settore zootecnico, globalmente, rappresenta nel 2024, il 5,9% delle emissioni serra in Italia. Numeri reali, oggettivi e non opinabili perché troppo spesso la zootecnia è posta sul banco degli imputati dei peggiori inquinatori al posto di qualche d’un altro che evidentemente non va cercato in campagna.
La pianura padana è certamente sotto pressione e la nostra provincia per estensione e patrimonio zootecnico ha un ruolo rilevante. Nello specifico, il settore suinicolo rappresenta il 0,8% delle emissioni serra complessive italiane nel 2022. A livello di emissioni di ammoniaca, che contribuisce alla formazione del particolato in atmosfera, l’agricoltura italiana, rappresenta circa il 90%, di cui il 18% deriva del comparto suinicolo. Ma l’intero settore zootecnico, da 1990 al 2023 (fonte Ispra) ha abbassato del 30% il proprio contributo relativamente alle emissioni di ammoniaca.

La zootecnia italiana è un’attività interconnessa con l’ambiente circostante, è strettamente legata al territorio in cui ubicata, territorio che fornisce, per la maggior parte, le materie prime con cui nutrire gli animali allevati. A sua volta la zootecnia fornisce, tramite la concimazione organica e il recupero dei reflui, sostanza organica e nutrienti ai suoli coltivati. Questo è l’esempio più immediato dell’applicazione del concetto di «economia circolare» ovvero di un sistema economico che riesce a valorizzare i propri scarti di lavorazione.
Le voci
L’agricoltura emette circa il 91% dell’ammoniaca a livello italiano. Le emissioni del settore sono calate del 30% dal 1990 al 2024. Il settore emette circa il 13% delle PM10 dirette a livello nazionale. Le emissioni sono calate del 30% dal 1990 al 2018. L’agricoltura (compresa la zootecnia) contribuisce all’emissione del 7,7% dei gas serra a livello nazionale.
La digestione anaerobica contribuisce in modo rilevante alla riduzione progressiva di tale quota. Le moderne tecniche di gestione dei reflui (coperture vasche, interramento, dieta a ridotto fabbisogno proteico, ecc) si stanno rapidamente diffondendo e contribuiranno in futuro ad una ulteriore, importante riduzione di emissioni si in termini di ammoniaca (fino al 60%) che di metano.
Il settore sta vivendo una fase di intensa innovazione che sta portando ad una graduale ma importante riduzione generale delle proprie emissioni. La digestione anaerobica contribuisce in modo rilevante ai processi virtuosi sopra descritti. Nella formazione del particolato la sola presenza dell’ammoniaca non è sufficiente, è necessaria l’interazione con i vari solfati prodotti dalle altre attività antropiche come il traffico veicolare, il riscaldamento e le attività industriali.



