Economia

Agricoltura, a Brescia la «Dop economy» vale oltre 1 miliardo

Presentato in Camera di commercio il rapporto «Conoscere l’agricoltura», realizzato da Confagricoltura Brescia e Nomisma. Scalmana: «Il settore primario a Brescia riveste un’importanza fondamentale per l’economia nazionale»
Anita Loriana Ronchi
Alcune pannocchie - © www.giornaledibrescia.it
Alcune pannocchie - © www.giornaledibrescia.it

L’agricoltura bresciana si connota per una grande capacità di tenuta e crescita, anche in un contesto di incertezza diffusa e instabilità geo-politica, tensioni sui mercati, emergenze sanitarie e climatiche. Lo dicono i numeri riportati nella nuova edizione di «Conoscere l’agricoltura», realizzata da Confagricoltura Brescia e Nomisma, presentata alla Camera di commercio nell’evento moderato dal vicedirettore del Giornale di Brescia, Giorgio Bardaglio.

La presentazione dello studio in Camera di Commercio - © www.giornaledibrescia.it
La presentazione dello studio in Camera di Commercio - © www.giornaledibrescia.it

Il valore della produzione agricola ha raggiunto, lo scorso anno, i 2,2 miliardi di euro, con un +10,6% rispetto al 2024 (con un +12% proveniente dallo zootecnico e +2,5% dal vegetale), mantenendo stabile il peso sul totale regionale, pari al 23%, e del 3% sul totale nazionale. Il valore delle produzioni agroalimentari Dop-Igp valgono 1,028 miliardi.

I numeri dello studio Nomisma

Ad illustrare le dinamiche che hanno caratterizzato l’agricoltura bresciana nel 2025 è Livio Ferretti, ricercatore Nomisma, cominciando da un’analisi di scenario: una crescita economica moderata, per l’area mondo e l’area euro, più debole in Italia poiché trainata verso il basso da una produzione e da una domanda più caute. Quanto ai prezzi al consumo «c’è un rientro dell’indice inflattivo, che comunque continua a gravare in maniera significativa sui beni alimentari, influenzando il clima di fiducia dei consumatori». Tuttavia il quadro (stime non ancora ufficiali) rimanda un valore della produzione in crescita anche nel 2026 di circa il 5%. La «partita più esplosiva» sarà giocata sul terreno internazionale, dove già si rileva un export di 71 miliardi di euro, in aumento del 5% rispetto all’anno precedente.

Alla base dei risultati vi è una struttura produttiva fortemente specializzata, dove la zootecnia fa la parte del leone con l’87% del valore complessivo. Il lattiero-caseario continua a trainare il sistema: 279mila bovini da latte in produzione; un tessuto d’eccellenza che ha generato 17,6 milioni di quintali di consegne (+1,9%) e che da solo vale circa un miliardo (quotazione media del latte 57,32 euro al quintale).

La zootecnia pilastro dell'agricoltura bresciana - © www.giornaledibrescia.it
La zootecnia pilastro dell'agricoltura bresciana - © www.giornaledibrescia.it

Il 2025 ha segnato anche un record per il Grana Padano, chiudendosi come il «miglior anno di sempre». Positiva poi la voce del suinicolo, con 1,14 milioni di capi (+2,8%), mentre l’avicolo evidenzia un andamento differenziato, con un -3,3% dei capi destinati alla carne a fronte di un +4,9% delle galline ovaiole.

Guardando alle coltivazioni, il mais si attesta come coltura principale, con il mais ceroso e quello da granella che coprono il 53% delle superfici a seminativi, registrando un aumento delle superfici stesse (+3,5%) e delle produzioni. Bene anche il comparto vitivinicolo, fiore all’occhiello del territorio bresciano, che mostra una ripresa con la produzione a 713mila quintali, accompagnata da un ritorno degli investimenti: una crescita delle superfici che arrivano quasi a 7.700 ettari e che portano a salire anche le produzioni di uve dedicate, +10% verso l’anno precedente. E un’incidenza superficie vini Dop del 93%, con l’importante ruolo delle Doc e Docg come Lugana e Franciacorta (quest’ultimo cresce di quasi 27% nella produzione di uve dedicate alla vinificazione).

Per concludere, uno sguardo ad ortofrutta ed olivicoltura, pure comparti strategici. Rimane centrale il ruolo del pomodoro, che incide per il 13% in termini di superficie sul totale area regionale; in controtendenza le olive protette, che vedono un ridimensionamento delle superfici che si traduce anche in una riduzione del valore prodotto. Il Bresciano è anche terra altamente vocata alla produzione di olio di qualità, dove a rimarcare tale predisposizione è un 81% di superficie impiegata sul totale regionale.

I 110 anni dell’Unione agricoltori

Dati «sempre più certificati» per l’ormai tradizionale pubblicazione a cura dell’Unione provinciale agricoltori-Confagricoltura Brescia, che taglia quest’anno il traguardo dei 110 anni. Lo rileva il vicepresidente vicario, Oscar Scalmana: «L’agricoltura bresciana – commenta – riveste un’importanza fondamentale per l’economia nazionale. E conferma la propria resilienza, pur in un momento particolarmente complesso, che impatta sulla nostra produzione per svariati fattori tra cui costi del gasolio, aumento dei prezzi e difficile reperibilità dei concimi azotati».

L’agricoltura della provincia si evolve sempre più verso una logica di «polifunzionalità» delle imprese, che coinvolge aspetti legati all’alimentazione, all’ambiente, al territorio. «La politica agricola comunitaria nel 2027 avrà una revisione – riflette Scalmana – ed è fondamentale che sia diretta a sostenere in modo appropriato il comparto, senza criminalizzare l’agricoltura intensiva del nostro tessuto produttivo, spesso sotto attacco, ma che garantisce produzioni di alta qualità ad un prezzo ragionevole».

Colonna portante

«L’agricoltura costituisce una colonna portante della nostra economia e dell’identità del territorio –ribadisce il presidente della Camera di commercio, Roberto Saccone –: Abbiamo più di 9mila imprese agricole iscritte ai nostri registri, che operano con oltre 17mila addetti: quasi il 20% sono imprese giovanili, più del 20% a conduzione femminile e circa il 2% gestite da stranieri». Anche il presidente dell’ente camerale sottolinea il contributo del settore in ottica multifunzionale, segnatamente per il turismo bresciano, che ha toccato i 13 milioni di presenze, con un terzo della spesa destinata al cibo (ristoranti e specialità locali).

Le sfide a lungo periodo riguarderanno temi quali i cambiamenti climatici, la sostenibilità ambientale e le nuove tecnologie. Un ruolo strategico riveste sempre la filiera creditizia: Luca Caldera e Alessandro Rossi, rispettivamente head of territorial development Lombardia e referente area manager-area corporate Brescia di Unicredit, richiamano l’accordo di collaborazione sottoscritto a livello nazionale con l’associazione, avente la finalità di assicurare strumenti per affrontare le transizioni in atto. All’incontro sono intervenuti inoltre rappresentanti dei partner che hanno contributo alla realizzazione degli approfondimenti, ovvero Ats Brescia, Ats Montagna, Arpa, UniBs, Inail e Istituto zooprofilattico.

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