Stop al Mercosur, la soddisfazione degli agricoltori bresciani

Dieci voti di differenza: 324 contrari rispetto ai 334 a favore della mozione per un ricorso alla Corte di Giustizia, la magistratura comunitaria, per chiedere un parere giuridico sull’accordo Mercosur. Così si è espresso il Parlamento Europeo. Al di là delle posizioni politiche dichiarate nel voto dell’assise di Strasburgo, rimangono le differenti visioni sulla validità dell’accordo fra Unione Europea e Paesi del Sud America (Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay). Dal punto di vista delle Organizzazioni professionali agricole i commenti non si sono fatti aspettare.
Le reazioni
Per la presidente della Coldiretti di Brescia, Laura Facchetti, il voto del Parlamento Europeo «rappresenta una risposta politica alle follie della presidente Ursula von der Leyen e della sua ristretta cerchia di tecnocrati che hanno tentato di imporre un accordo cancellando ruolo, dignità e potere dell’Europarlamento.
È un primo passo importante – rimarca l’imprenditrice bresciana – ottenuto dalle tante mobilitazioni degli agricoltori di Coldiretti, che continuerà a lavorare in questa direzione. Il Parlamento europeo impedisce una forzatura pericolosissima e riafferma il proprio ruolo costituzionale, fermando un progetto di von der Leyen che avrebbe sancito la marginalizzazione definitiva dell’unica istituzione direttamente eletta dai cittadini europei. Ora il Parlamento europeo porti avanti le norme sulla reciprocità che impediscano - conclude la presidente di Coldiretti Brescia - l’ingresso in Europa di prodotti che non rispettano le stesse regole, da qualsiasi Paese provengano».
Parole a cui hanno fatto eco quelle del presidente nazionale di Coldiretti, Ettore Prandini, rispondendo alla questione Mercosur: «Nel 2015 esportavamo circa 35 miliardi. Chiudiamo il 2025 con un record assoluto a 73 miliardi, nonostante le mille difficoltà legate a dazi, che non sono solo quelli degli Stati Uniti, ma magari sono anche quelli della Cina. Ci sono poi delle barriere di carattere doganale che quando non ci sono i dazi comunque cercano di rallentare la possibilità delle nostre esportazioni. Nonostante tutto questo, anche nel 2025 siamo cresciuti di circa un 5 e mezzo per cento in più rispetto al 2024, arrivando appunto a quel risultato storico di 73 miliardi come valore complessivo legato alle esportazioni».
Entrando nel merito dei risultati economici il presidente Coldiretti ha risposto legando la trattativa Mercosur alle esportazioni. «Cosa c'entra col Mercosur? Tantissimo, secondo noi. Perché in questo momento - ha spiegato Prandini - noi dobbiamo difendere il nostro agroalimentare come elemento distintivo in termini qualitativi. Non ci nascondiamo dietro un dito, dal Green Deal a tutta una serie di norme comunitarie che in questi anni hanno portato le nostre aziende a fare degli investimenti particolarmente rilevanti in termini economici, anche in termini di attenzione per quanto riguarda i processi produttivi. Paradossalmente chiediamo una cosa semplicissima, un principio di reciprocità».
L’idiozia del voto al Parlamento Europeo per mandare il #Mercosur alla Corte di Giustizia, dimostra che l’autolesionismo e’ il nostro principale nemico. Pensiamo ancora di poterci permettere di azzoppare l’Europa per raccattare due voti in più. Segno che non abbiamo realizzato in…
— Carlo Calenda (@CarloCalenda) January 21, 2026
Per Giovanni Garbelli, presidente di Confagricoltura Brescia «occorre innanzitutto rendere merito al lavoro di Massimiliano Giansanti, in qualità anche di presidente di Copa Cogeca, per aver avuto un ruolo da protagonista nel difendere i valori agricoli italiani ed europei. Il voto dell’Europarlamento è – dice Garbelli – in linea con la posizione che Confagricoltura ha sempre difeso e mostra chiaramente quanto questo accordo sia divisivo e non vantaggioso per l’agricoltura italiana ed europea.
Le politiche commerciali internazionali non possono non tenere in considerazione il principio di reciprocità, che deve essere alla base degli accordi bilaterali. Non possiamo permetterci intese che premiano standard produttivi più bassi, mentre agli agricoltori europei viene chiesto di fare di più con meno. Ora non bisogna dare corso ad un avvio in modalità provvisoria al Mercosur, ma occorre prendere il tempo necessario per stabilire misure compensative su mais, soia e carni».
Da Bruxelles
L’impasse tuttavia potrebbe trovare una via d’uscita già nei prossimi mesi: forte della quarta mozione di sfiducia superata, Ursula von der Leyen è decisa a tirar dritto sull’applicazione provvisoria di un accordo che l’Eurocamera, invece, è decisa a rallentare.
La legittimità dell’intesa firmata il 17 gennaio ad Asunción, in Paraguay, sarà al vaglio dalla Corte di Giustizia dell’Ue con il rischio di allungare di mesi, se non anni, i tempi di ratifica da parte del Parlamento europeo. A Bruxelles, però, prende sempre più forza l’ipotesi di procedere con l’applicazione temporanea dell’accordo, in attesa che i giudici di Lussemburgo si pronuncino. «Quando gli Stati membri hanno approvato la firma dell’accordo con il Mercosur, hanno approvato anche la sua applicazione provvisoria», spiegano fonti comunitarie alla vigilia di un vertice Ue convocato d’urgenza in risposta alle minacce di Donald Trump, in cui l’intesa con il mercato sudamericano su cui si affacciano oltre 700 milioni di consumatori potrebbe trovare spazio in agenda.
Die Entscheidung des Europäischen Parlaments zum Mercosur-Abkommen ist bedauerlich. Sie verkennt die geopolitische Lage. Von der Rechtmäßigkeit des Abkommens sind wir überzeugt. Keine weiteren Verzögerungen mehr. Das Abkommen muss jetzt vorläufig angewandt werden.
— Bundeskanzler Friedrich Merz (@bundeskanzler) January 21, 2026
Una spinta verso l’applicazione provvisoria, rilanciata dal cancelliere tedesco Friedrich Merz, che trova il sostegno della maggioranza delle capitali europee ma su cui si pronuncia duramente il governo francese che, con il portavoce Maud Brégeon, l’ha definita una forma di «stupro democratico». Promettendo di consultare governi ed eurodeputati, Ursula von der Leyen è decisa a tirar dritto. L’Aula di Strasburgo ha respinto una nuova mozione di sfiducia (la quarta in appena sei mesi) presentata proprio per l’intesa siglata con i quattro Paesi dell’America Latina. L’iniziativa, promossa dal gruppo dei Patrioti per l’Europa (che riunisce Lega, Fidesz di Viktor Orbán e il Rassemblement National di Jordan Bardella e Marine Le Pen) è stata respinta con 390 voti contrari, 165 favorevoli e 10 astensioni, tra cui quelle del Movimento 5 stelle.
A Bruxelles non si teme tanto una bocciatura dell’accordo da parte dei giudici di Lussemburgo, quanto un ulteriore allungamento dei tempi di un negoziato che già dura da oltre venticinque anni. La stessa applicazione provvisoria richiederebbe almeno un paio di mesi e la ratifica di almeno uno dei quattro Paesi del blocco sudamericano comprendente Argentina, Brasile, Uruguay o Paraguay. Se pur con tempi diversi, i governi del Mercosur hanno già assicurato di voler procedere a una rapida ratifica dell’accordo, facendo pressione sul continente a prendere una decisione in tempo utile.
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