Meno latte, meno mais, meno foraggi, vendemmia anticipata e vino invenduto in cantina, mancanza di acqua a causa di una siccità a livelli massimi e temperature eccezionali, senza contare il calo dei consumi per i prodotti zootecnici e le problematiche relative ai nitrati: la situazione dell’agricoltura bresciana (e nazionale) è dettata da una lunga serie di allarmi.
Come se non bastassero, a questi si aggiungono motivazioni con caratteri geopolitici: il problema dei fitofarmaci, l’aumento del gasolio, la maggiore spesa energetica e, da ultimo, il recentissimo stop di cereali da Ucraina e Russia le cui conseguenze sono ancora tutte da valutare in termini di mercato. A breve termine il bilancio, senza esagerazioni, si potrebbe definire «catastrofico».
Il cambiamento
L’imprenditore agricolo bresciano si sta confrontando con una serie di eventi decisamente complessi e preoccupanti. Di sicuro il monocolturista (ovvero chi fa solo mais per sostenere l’alimentazione di bovini, suini e avicoli) con l’aumento dei costi e il prezzo del prodotto estero fa molta fatica ad avere reddito e quindi a seminarlo.
E chi ha fatto solo mais oggi si sta guardando attorno per fare altre colture come, per esempio, il pomodoro: ma questa è una coltura che necessita di notevoli investimenti ed è molto difficile farla bene. Poi se guardiamo negli ultimi 10 anni gli ettari a pomodoro sono sempre molto limitati nella nostra provincia anche perché non ci sono nel bresciano centri di raccolta e lavorazione vicini ma bisogna andare a Mantova, Lodi, Cremona o Piacenza; comunque verso il confine con l’Emilia. La verità è che la superficie a mais si riduce perché è poco redditizia, complice una riduzione dei premi Pac, aumento del gasolio e i bassi prezzi di mercato. Molti fanno il sorgo al posto del mais anche perché richiede meno acqua.
New entry
Della senape (è un sostituto del maggese) è stata introdotta nella rotazione per poi ricevere aiuti Pac. La colza, per esempio, è esplosa nella nostra provincia perché è facile da coltivare, la pagano bene e serve meno acqua. Di certo l’agricoltura bresciana cambierà molto nei prossimi anni e il cambiamento sarà guidato dal meteo, dall’acqua, dalla nuova genetica e ovviamente dai costi. Ma soprattutto da una riduzione del patrimonio zootecnico intensivo a causa della direttiva nitrati, del cambio generazionale e di consumi della carne e di latte che, probabilmente, continueranno nel trend negativo.
L’agricoltura bresciana è però sempre stata molto orientata alla produttività e continuerà ad adattarsi. Un caso emblematico arriva dalla barbabietola che 40 anni fa era la coltura orticola più diffusa in provincia e poi le scelte europee l’hanno azzerata perché non più redditizia. La nostra provincia è comunque zootecnica e, nonostante i nostri imprenditori abbiano dimostrato lungimiranza e professionalità al passo con i tempi sviluppando un comparto caratterizzato da innovazioni tecnologiche abbinate ad una sostenibilità ambientale e sociale da record, sono e rimangono sempre proiettati verso il futuro. Un futuro che deve, in ogni caso, essere ancora definito.
Lo scenario
Si guarda alla nuova programmazione europea 2028-2034 che è all’ordine del giorno a Bruxelles. La discussione riprenderà nei prossimi mesi ma ad oggi, pur non essendoci ancora alcunché di definitivo, la proposta prevede la possibilità di utilizzare il sostegno accoppiato dal limite del 13% fino al 20%, con la possibilità di un ulteriore 5% per settori e territori particolarmente bisognosi.
Inoltre l’Unione Europea ha presentato una specifica Strategia Ue per la zootecnia prevedendo, tra l’altro, interventi relativi a carni suine, standard di commercializzazione ed indicazione dell’origine. Bruxelles indica poi il rafforzamento delle filiere e degli agricoltori nella catena del valore. Idee e propositi che sono ripresi nel provvedimento del Governo denominato ColtivaItalia (un tassello diverso dalla Pac) che riprenderà il suo percorso al Senato dopo la pausa estiva. L’intervento nazionale può essere interpretato come un «ipotetico» ponte e rafforzamento della politica agricola nazionale.
ColtivaItalia e nuova Pac tracceranno il percorso anche se gli imprenditori agricoli bresciani sanno molto bene che l’attualità, molto spesso, deriva da avvenimenti dettati dalla cronaca ed è per questo che chiedono misure immediate che possono essere attuate; basta pensare agli invasi sollecitati, da tempo, da Coldiretti come una delle soluzioni per il problema acqua.



