Intelligenza artificiale e robotica applicata. È qui che si gioca il futuro delle piccole medie imprese, colonna portante dell’economia italiana (ed europea). E Brescia ora prova a portare i «robot intelligenti» nelle pmi. A Borgo Wuhrer è nata Tilog Automation, la startup sviluppata all’interno della società di logistica Tilog srl e sostenuta dalla partnership con Neosperience, gruppo bresciano che dopo una profonda riorganizzazione ha deciso di concentrare il proprio futuro sull’intelligenza artificiale applicata ai processi industriali.
L’idea è semplice. Non vendere robot, ma fornire alle aziende un servizio completo e capacità operativa: gestione dei magazzini, movimentazione dei materiali, automazione e, in prospettiva, robotica intelligente. Tutto con una formula che elimina per il cliente la necessità di sostenere grandi investimenti iniziali.
Dalla logistica alla manifattura
La startup è lo spinoff di Tilog, realtà con fatturato di un fatturato di circa 6,5 milioni che opera nella logistica integrata, nei trasporti, nell’imballaggio industriale, nella manutenzione di impianti e dispone di hub logistici a Ospitaletto, Alfianello, Nova Milanese, Genova e Bologna. Alle spalle c’è l’esperienza del fondatore e ad Giuseppe De Rosa, maturata nei grandi operatori della logistica distributiva. «Entrando in contatto con le realtà produttive -spiega De Rosa - mi sono reso conto che nelle piccole e medie imprese mancavano competenze legate alla gestione della supply chain e, soprattutto, un adeguato livello di innovazione tecnologica. La logistica è una leva economica in grado di incidere profondamente sui risultati aziendali».
Da questa intuizione nasce Tilog Automotion. «L’idea iniziale non riguardava i robot», spiega. Il primo passo è stato ripensare i processi logistici e sviluppare strumenti digitali costruiti sulle esigenze specifiche delle imprese. «Abbiamo costituito all’interno di Tilog un dipartimento dedicato allo sviluppo tecnologico - racconta De Rosa - con l’obiettivo di ridisegnare i processi e far sì che la tecnologia si adattasse all’azienda e non il contrario».

Il modello operativo
La vera novità del modello sta però nel fatto che Tilog non venderà software, impianti o macchinari. Ma assumerà la responsabilità operativa di una parte dei processi logistici del cliente, garantendo prestazioni e indicatori di risultato definiti contrattualmente. In sostanza, l’impresa acquista competenze e servizi, non tecnologie.
È questo approccio che ha attirato l’interesse di Neosperience, gruppo guidato dal presidente Luigi Linotto. Al centro del nuovo posizionamento c’è l’intelligenza artificiale e la convinzione che il tradizionale modello della software house sia destinato a trasformarsi radicalmente. «Neosperience e Tilog si sono incontrate circa un anno fa – spiega Linotto – e abbiamo riconosciuto una forte convergenza di visione. Tilog aveva già realizzato sul campo un modello di business nel quale crediamo profondamente: non limitarsi a fornire tecnologia, ma accompagnare l’impresa in un percorso evolutivo».
«Finora lavoravamo prevalentemente sui processi immateriali – osserva Linotto –. Con Tilog abbiamo trovato la possibilità di portare l’AI direttamente nei processi esecutivi e manifatturieri». Da qui nasce la scommessa sulla robotica intelligente. Non semplici macchine programmate per svolgere attività ripetitive, ma sistemi capaci di apprendere, interpretare il contesto e adattarsi alle diverse situazioni operative.
Il progetto guarda però oltre il magazzino. La prospettiva è quella di introdurre automi in grado di operare nelle linee produttive, supportando torni, centri di lavoro e piccole aree di lavorazione. Un passaggio reso necessario dalla crescente difficoltà delle imprese nel reperire personale qualificato. La scommessa è ambiziosa: accompagnare la trasformazione delle pmi senza costringerle a sostenere investimenti proibitivi.
La quotata Neosperience si riposiziona
Completato il complesso processo di riorganizzazione interna, Neosperience, tra i nomi storici dell’intelligenza artificiale applicata in Italia, volta pagina e ridefinisce il proprio posizionamento sul mercato. «Ci siamo dati obiettivi ambiziosi», afferma il presidente Luigi Linotto. «Mettiamo insieme intelligenza artificiale, robotica e conoscenza di settore per offrire alle piccole e medie imprese italiane soluzioni innovative pensate per i prossimi anni. La nostra esperienza nell'AI scende ora anche in produzione attraverso la robotica».
È stato un 2025 impegnativo per la quotata bresciana che ora sta completando il processo di ristrutturazione. Nelle scorse settimane il piano industriale è stato sottoposto al ceto bancario ed ora è in attesa dell'approvazione da parte delle degli organi deliberanti delle banche. L’approvazione potrebbe arrivare entro giugno.
Il gruppo conta oggi una settantina di dipendenti ed opera attraverso tre divisioni. «Digital health e assistenza continuativa ai pazienti» attraverso società controllate e collegate attive nella sanità digitale: Neosperience utilizza strumenti di intelligenza artificiale per creare un rapporto continuativo tra strutture sanitarie e pazienti; la partnership e sviluppo commerciale tra Italia e Cina attraverso la business unit Value China che supporta le imprese italiane nei processi di ingresso e sviluppo sul mercato cinese; infine la customer experience, marketing intelligence e gestione del ciclo attivo attraverso la società veneta Rhei che supporta le aziende nell'analisi dei dati commerciali e nell'ottimizzazione dei processi di vendita e fidelizzazione.




