Economia

Quelle nuove povertà diventate croniche: Brescia si scopre più fragile

I dati della Caritas, uniti a quelli dei presidi territoriali, raccontano di uno scenario sempre più preoccupante
Antonio Borrelli

Antonio Borrelli

Giornalista

A volte anche rimediare un pasto può diventare difficile
A volte anche rimediare un pasto può diventare difficile

Da emergenza a strutturale normalità, con una persistenza delle condizioni delle famiglie in difficoltà. È questo il quadro che restituisce un anno di aiuto e sostegno di Caritas a Brescia. Non è uno stravolgimento, quello a cui si è assistito nel 2025, ma c’è una tendenza netta: si è più poveri, più soli, più in difficoltà.

Lo scenario

I dati dell’annuale rapporto di Caritas sono ancora in fase di elaborazione, ma il Giornale di Brescia è in grado di anticiparne alcuni: a partire dal centro di ascolto, uno dei principali termometri di povertà e marginalità in città.

Qui lo scorso anno sono state incontrate 430 persone (erano 436 nel 2024), ma la metà (49%) di queste metteva piede al centro della Caritas diocesano per la prima volta. «È un indicatore di un certo peso – spiega Diego Mesa, ricercatore di Sociologia all’Università Cattolica del Sacro Cuore –. Significa che un flusso importante di persone che sono in difficoltà entrano in un percorso nuovo di primo ascolto».

A volte uno stipendio non basta per vivere dignitosamente
A volte uno stipendio non basta per vivere dignitosamente

Sono prevalentemente italiani, il 72% è composto da uomini soli nella fascia 39-64 anni. Ma sta aumentando la quota di over 65, perché con il progressivo invecchiamento della popolazione cresce anche quel segmento sia tra chi è a rischio povertà sia tra chi è nella marginalità. «C’è una multidimensionalità del fenomeno – continua Mesa –: le persone incontrate presentano non solo problemi di carattere economico, ma anche di salute e di lavoro. C’è infatti una quota minoritaria ma considerevole di persone che lavorano ma si rivolgono ai nostri servizi». Sono i cosiddetti «working poor» – persone che pur lavorando non riescono a vivere in modo dignitoso: in Italia sono il 12% dei lavoratori, circa 3 milioni di persone che guadagnano meno di 11.500 euro netti l’anno, cioè poco più di 950 euro al mese. Nel 2007 gli italiani sotto la soglia di povertà erano 2 milioni e mezzo, oggi sono 5 milioni e 800mila.

Vivere al limite

Anche a Brescia sono migliaia le persone che pur avendo un’entrata mensile non riescono a tenere il passo con il costo della vita. E in questo calderone sociale c’è di tutto: famiglie con minori, precari, sottopagati, divorziati o separati. Non è più (solo) il portafoglio vuoto o un lavoro che non c’è. Non è nemmeno soltanto l’isolamento o il disagio sociale. È qualcosa di più etereo, come il peso della farfalla. Impercettibile eppure sostanziale. Da qualche tempo la povertà ha eroso i confini sociali ed è arrivata alle soglie della classe media: chi fatica a sbarcare il lunario è oggi una massa sempre più informe e composita. Brescia conosce le sue ferite e continua a rispondere alle emergenze diffuse con decine di progetti di supporto.

I pacchi alimentari: per molti vogliono dire sopravvivenza
I pacchi alimentari: per molti vogliono dire sopravvivenza

Ci sono i Servizi sociali del Comune di Brescia, c’è la Congrega della Carità Apostolica (che gestisce oltre 700 alloggi a prezzi agevolati), c’è la Caritas con i servizi di ospitalità notturna tutti pieni. E poi c’è la sopravvivenza quotidiana: alla mensa Menni anche nel 2025 sono arrivate quasi duemila persone, a cui sono stati somministrati oltre 67mila pasti.

E se l’emergenza notturna invernale ha accolto 75 persone (31 con residenza formale in città, in aumento), ben 216 senza fissa dimora sono stati incontrati dall’Unità di Strada. Sono quasi cinquanta in più rispetto allo scorso anno e spesso si tratta di persone mai incontrate prima. «Significa che c’è un flusso di persone importante che si muove, arriva a Brescia e dopo qualche tempo cambia luogo».

In questa macro istantanea restano fuori le parrocchie impegnate in tutta la provincia nei servizi Caritas. Grazie al fondo «Briciole lucenti» sono stati elargiti 430mila euro alle parrocchie, che a loro volta hanno smistato i contributi tra chi ne aveva bisogno: il 56% è stato utilizzato per le spese domestiche, il 17% per gli oneri abitativi.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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