Mensa Menni, 70mila pasti ogni anno: under45 quasi la metà degli utenti
Settantamila pasti distribuiti ogni anno (dato in continua crescita), duemila le persone accolte, una prevalenza di uomini e di persone di origine straniera (ma con una quota significativa di circa il 25% di italiani). E ancora: un progressivo abbassamento dell’età media degli ospiti, con un significativo aumento dei giovani-adulti (under 45). Eccoli, in estrema sintesi, i numeri che rappresentano lo straordinario servizio che da 25 anni viene offerto dalla Mensa Menni; una vera e propria istituzione nata come opera simbolo del Giubileo del 2000. Un quarto di secolo dopo (e nel corso di un altro Giubileo, quello della speranza) il bilancio di quanto fatto diventa l’occasione per toccare con mano quanto la povertà sia costantemente in aumento nella nostra società.
Sostegno
La Mensa Menni è nata grazie all’impegno (e alla lungimiranza) della Caritas diocesana, delle Suore Ancelle della Carità e di altre realtà caritative della Diocesi. È gestita attraverso l’associazione Casa Betel 2000 Onlus in collaborazione con la Fondazione Opera Caritas San Martino e ha sede in via Vittorio Emanuele II, all’interno del monastero di Santa Croce delle Ancelle. Le suore bresciane non si «limitano» a fornire la sede: ogni anno pagano tutte le bollette; un impegno economico significativo che consente a chi gestisce il servizio di operare con maggiore serenità. E non è certo poca cosa. La fotografia dello stato dell’arte è stata scattata da Diego Mesa, responsabile Osservatorio delle povertà e delle risorse della Caritas diocesana. Ovviamente il percorso che ha portato a servire quasi 70mila pasti ogni anno è stato lungo: una evoluzione costante. Tra i cambiamenti più significativi c’è quello del 2011: ovvero il passaggio dal servizio ai tavoli svolto da volontari all’introduzione di una linea di distribuzione self-service.
Questa trasformazione permette di aumentare la capacità di accoglienza, ha spiegato Mesa, rendendo la gestione dei flussi di persone più efficiente e fluida, in risposta ad un incremento delle presenze registrato in quegli anni. «Pur modificando le modalità operative – ha sottolineato –, la Mensa mantiene invariato lo spirito originario del servizio: offrire non solo un pasto caldo, ma anche un luogo di accoglienza, dignità e relazione, in continuità con i valori che ne hanno ispirato la nascita». Un servizio fondamentale che non si ferma nemmeno durante la pandemia, anzi: durante il periodo del lockdown, la Mensa Menni riesce a garantire la continuità del servizio, rimanendo uno dei pochi presidi del territorio aperti all’incontro con le persone in condizione di marginalità sociale. A partire dal 24 febbraio e fino all’11 ottobre, per rispondere alle restrizioni sanitarie, viene attivata una diversa modalità di distribuzione dei pasti: la consegna di lunch box contenenti pranzo e cena, che ha consentito di raggiungere quotidianamente un numero significativo di persone.
«In un tempo segnato da isolamento e chiusure, la Mensa rappresenta un punto stabile di prossimità e ascolto, mantenendo vivo il legame con chi vive situazioni di maggiore fragilità» ha spigato Mesa. Dal 12 ottobre 2020 la Mensa Menni riprende la distribuzione dei pasti con accesso alla sala per la consumazione, organizzando il servizio nel pieno rispetto delle normative anti Covid e rimanendo aperta anche la domenica.
I numeri
A distanza di pochi anni dall’apertura del 2000, la Mensa Menni accoglieva già alcune centinaia di persone l’anno; nel 2008 viene superata per la prima volta la soglia delle 1.000 persone accolte, per poi crescere progressivamente fino a raggiungere il picco di 1.787 persone nel 2013, anno di avvio del servizio self-service. Il picco del 2020 è legato alla chiusura temporanea di altri presidi di distribuzione in città e all’attivazione del servizio di distribuzione di lunch box durante l’emergenza sanitaria.
Negli anni seguenti i numeri continuano a crescere, fino a raggiungere 2.023 persone accolte nel 2024. «Il dato 2025 (1.708 persone), aggiornato al 30 settembre, indica un livello comunque elevato di presenze a conferma di un assetto organizzativo della Mensa volto ad accogliere un’ampia fascia di persone in situazione di fragilità» ha spiegato ancora Mesa. Gli ospiti sono per la grande maggioranza uomini: ben l’85% in questo 2025.
Per quanto riguarda le fasce d’età, la più rappresentata è quella 45-64 anni, un dato che considera tutto il quarto di secolo di operatività. Tuttavia, l’analisi nel tempo mostra un progressivo cambiamento nella composizione anagrafica: la presenza di persone di mezza età (45-64 anni) si riduce gradualmente, passando dal 62,4% nel 2013 al 43,9% nel 2025, mentre aumentano sensibilmente le persone più giovani. In particolare, la fascia 0-30 anni cresce in modo costante, passando da 0,4% nel 2013 a 15,7% nel 2025, segno di un nuovo profilo di bisogno legato a situazioni di precarietà economica e lavorativa che coinvolgono anche i più giovani. Anche la fascia 31-44 anni mostra un aumento, dal 15,8% nel 2013 al 27,7% nel 2025, confermando un progressivo abbassamento dell’età media delle persone accolte.
Parallelamente, la presenza di anziani (over 65), storicamente rilevante, si riduce dal 21,4% nel 2013 al 12,7% nel 2025, pur continuando a rappresentare una componente significativa e stabile dell’utenza. Gli stranieri rappresentano in modo costante la maggioranza assoluta degli ospiti, con valori che oscillano tra il 71% e il 77%, a conferma del ruolo della Mensa come punto di riferimento significativo anche per persone provenienti da contesti migratori o con percorsi di inserimento complessi. La quota di persone di cittadinanza italiana si mantiene stabile, intorno al 25%, con lievi variazioni negli anni. Le nazionalità più presenti nel corso degli anni sono quelle Ucraina, Marocchina, Ghanese e Rumena.
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