Economia

Mungitura self-service e cuochi robot: come sono cambiate le stalle

Abbiamo visitato l’azienda Morenica di Lonato del Garda, dove le vacche stanno al fresco e hanno una dieta personalizzata. E l’uomo sovrintende
Elisa Rossi

Elisa Rossi

Giornalista

Il telefono è uno strumento per l'allevatore: sullo schermo di Lisioli la "cucina" dell'allevamento © www.giornaledibrescia.it
Il telefono è uno strumento per l'allevatore: sullo schermo di Lisioli la "cucina" dell'allevamento © www.giornaledibrescia.it

Le levatacce ci sono ancora e si lavora fino a mezzanotte, ma il carico è meno gravoso e le mansioni degli addetti sono cambiate. I robot sono entrati in stalla e basta poco per capire che non è più come 10 anni fa. Siamo stati alla Morenica di Lonato del Garda. Al primo sguardo pare un allevamento da vacche da latte come gli altri: fieno stoccato sotto le tettoie, mezzi agricoli, stalle e, ovviamente, gli animali. Basta poco per capire che non è così: alcuni robot si muovono autonomamente nelle corsie di foraggiamento lungo binari segnati da barre in metallo, come succede nei magazzini delle ditte metalmeccaniche. A guidarci in questo viaggio nella tecnologia che serve l’agricoltura e, in questo caso, la produzione di latte che diventerà Grana Padano, è Stefano Lisioli, responsabile dell’azienda gardesana.

Nella mungitura

Innanzitutto visitiamo la mungitura: dimenticate la sala con la «fossa» dove stavano gli addetti e il camminamento rialzato dove passavano le vacche. Oggi c’è una piccola stanzina con due robot, uno per lato, che lavano le mammelle e, attraverso dei puntatori laser, riconoscono la conformazione dell’animale e attaccano la macchina mungitrice, senza bisogno dell’intervento dell’uomo. In base alla dimensione della stalla, e al numero di capi da latte presenti, in azienda possono essercene diverse. L’uomo si limita a controlla e sovrintendere.

L’altra grande novità rispetto al passato è che l’animale sceglie quando essere munto: in autonomia si presenta al recinto, entra, si fa mungere ed esce. Senza vincoli di orario. Il premio per essersi presentata è un mangime attrattivo, che contiene integratori specifici per ogni vacca.

La mungitura è a libero accesso
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La mungitura è a libero accesso

«Le vacche – spiega Lisioli – vengono identificate attraverso un collare e la macchina eroga tra i 2 ai 4 kg al giorno di mangime per ognuna di loro». Si fanno mungere circa tre volte al giorno: «Così stanno meglio – dice – perché il transito è libero e l’intervento dell’uomo è limitato. Infatti, i giorni della settimana in cui si produce più latte sono proprio quelli del weekend, quando c’è meno gente in azienda».

La macchina, proprio perché riconosce l’animale, non si fa «fregare»: se una vacca è «ingorda» e si presenta più volte del dovuto, non le permette di farsi mungere, rispettando così il disciplinare del Grana Padano, che prevede tre mungiture al giorno.

Ogni vacca produce dai 25 ai 75 kg di latte al giorno, con una media di 44 kg. Alla Morenica si sono 530 capi da latte, 1.100 se si contano anche le «asciutte» (quelle troppo giovani o al termine della gravidanza) e i vitelli. L’unica parte dell’allevamento rimasta «tradizionale» è proprio quella delle vitelline – il 97% sono femmine perché si utilizza per la fecondazione il seme sessato – che saltano allegre tra la paglia in un recinto a loro dedicato.

Il lavoro

Prima dell’avvento di queste macchine i turni mungitura erano dalle 4 alle 10 e dalle 16 alle 20. Ora i mungitori fanno altro: «Siamo presenti dalle 4.30 a mezzanotte – prosegue Lisioli –, perché oggi gestiamo parti del lavoro che prima venivano svolte diversamente: la scelta è stata non licenziare nessuno, ma cambiare il metodo di lavoro e le mansioni».

E aggiunge: «Il lavoro è migliorato, di contro le macchine lavorano 24 ore su 24 e si possono rompere a tutte le ore». L’allarme può scattare anche la notte di capodanno a mezzanotte o a Natale: «Abbiamo un’assistenza h24 che arriva dal Mantovano entro un’ora dalla chiamata. Hanno tre squadre di intervento per ogni evenienza».

Tutta questa tecnologia, ovviamente, ha bisogno di essere imparata, ma come dice Lisioli, «la prima volta è un problema, la seconda è esperienza».

La tecnologia entra in stalla
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La tecnologia entra in stalla

Nell’alimentazione

Anche l’alimentazione passa ormai dalla tecnologia. Sotto le tettoie sono stoccati erba medica e mais insilati, semi di cotone e fieno. Sul pavimento, quasi non è visibile, ma c’è una scacchiera disegnata: serve alla macchina, un binario scorrevole con una pinza che ricorda quella delle sale giochi, per prendere quanto le serve – sempre attraverso un lettore laser – e portarlo alla «cucina». Qui un’altra macchina aggiunge minerali, farine e concentrati prescritti dal nutrizionista e miscela il tutto. Un robot porta il cibo vacche. Un altro robot monitora il livello del mangime e avvicina ai bovini quello residuo. Tutti i dati vengono poi trasmessi ad una centrale che carica il mangime e lo fa mettere laddove manca. In quest’azienda le cucine sono tre e dialogano con 5 robot Mfr (Mixing and feeding robot).

I monitoraggi

Il nostro viaggio si conclude con gli ultimi passaggi alle cisterne dove viene stoccato il latte, in attesa che passino a prenderlo, e alla centrale di controllo. Come è intuibile anche qui la tecnologia è entrata prepotentemente: il latte, infatti, viene convogliato attraverso dei tubi che lo filtrano dalle impurità (vengono cambiati 9 filtri al giorno) e finisce in cisterne con la temperatura controllata.

Il luogo più straordinario è un ufficio: qui c’è un computer che tutto sa dell’allevamento. Il cervellone elettronico monitora ogni vacca da latte, sa come sta, quanto ha mangiato, la ruminazione, quanto ha prodotto, quanto ha camminato (e quindi se è in calore), il grasso contenuto nel latte dell’allevamento e le proteine. Tutto in tempo reale.

«Ogni mattina controlliamo questa schermata – dice Lisioli mentre mostra le tante funzioni del programma – e sappiamo se va tutto bene o se c’è da intervenire chiamando il veterinario o il nutrizionista. Questa, per capirci, è come la app della salute sul telefono».

Tra passato e futuro

Quel che colpisce è la pulizia delle vacche e delle vitelle. Negli anni anche in questo campo si sono fatti passi avanti: oltre alla lama automatica che pulisce la stalla dagli escrementi, la paglia pellettata fa sembrare tutto molto più simile alla lettiera del gatto di casa che ad una stalla.

E se vi state chiedendo dell’olfatto è presto detto: gli enormi ventilatori e l’acqua che viene spruzzata per aiutare le vacche a stare più al fresco (e funziona: rispetto al passato, quando d’estate si perdeva anche il 40% di latte, ora la riduzione si ferma all’8-10%) e abbatte in maniera esponenziale odori e mosche.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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