Gli addetti alle industrie manifatturiere in provincia di Brescia, stando ai dati diffusi dalla Camera di Commercio, alla fine del 2025 erano poco meno di 160 mila e rappresentano il 30,5% del totale degli addetti del settore privato non agricolo. E non è poca cosa. Ma, entrando nei dati comunali, si osserva come in una quarantina di centri gli addetti alle attività manifatturiere costituiscono più delle metà degli occupati e come questi comuni siano particolarmente concentrati nella bassa Valle Sabbia, nella Franciacorta e, a «macchia di leopardo», nella pianura bresciana. I dati comunali rappresentano una geografia dell’industria ben diversa da quella sviluppatasi nel secondo dopoguerra. Uno schema nel quale storiche capitali dell’industria manifatturiera risultano ridimensionate a favore di una maggiore densità di attività, e quindi di occupazione, diffusa in centri, spesso di piccole e medie dimensioni.
In Valle Sabbia
Nella bassa Valle Sabbia si collocano, una decina di centri con oltre la metà degli addetti che operano nelle industrie manifatturiere, con i picchi più elevati a Casto, con 958 detti manifatturieri su un totale di 1.150 addetti: l’83,3%. Ma poi, tutti tra loro contigui, ci sono Bione, con 70,2% di addetti manifatturieri sul totale del settore privato non agricolo, Caino, Agnosine e Odolo (70,1%), Lodrino (65,1%), Mura (60,3%).
La Valle Trompia
Connesso a questo ambito, guardando verso la Val Trompia, c’è Lumezzane che, nonostante tutto, vede in tuta blu il 68,6% degli addetti, che risultano poco meno del 75,8% di Polaveno, del 70% di Marcheno, il 57,45 di Villa Carcina, con Gardone Val Trompia al 49,5% e Sarezzo con il 44,5% di addetti manifatturieri sul totale del settore privato non agricolo.
La Bassa Bresciana
Sparsi nella pianura bresciana, pur se tra loro spesso contigui, Visano con l’80,1% di addetti manifatturieri sul totale del settore privato non agricolo e Remedello (59%) ma anche, dall’altra parte della pianura, Maclodio (68,3%), Corzano (66,7%), Longhena (65,3%) e Brandico (62,8%). Nel mezzo: Cigole (65,8%), Pavone Mella (58,7%) Seniga (54,4%) e Pralboino con il 51,1% di addetti manifatturieri sul totale non agricolo.
La Franciacorta
E poi ci sono, nell’area della Franciacorta, Monticelli Brusati (61,3%), Cologne (58,6%), Passirano (54,5%), Cazzago San Martino (53,4), Paderno Franciacorta (52,2%), Provaglio d’Iseo con il 51,9% di addetti manifatturieri sul totale del settore privato non agricolo. Segni particolari dei centri a maggiore densità di addetti manifatturieri l’essere spesso tra loro contigui.
Poi, certo, i grandi numeri dell’occupazione manifatturiera si incontrano nei centri maggiori, con 20.270 addetti a Brescia, il 14,8% del totale, pochi meno dei 22.145 occupati nel Censimento Istat del 1991, che però costituivano il 27% del totale.
Le capitali dell’industria bresciana
Tra le capitali della manifatture bresciana, nel 2025, c’è come sempre Lumezzane, con 5.724 addetti manifatturieri, il 68,6% del totale sul totale del settore privato non agricolo, Montichiari, con 3.244, il 31,4% del totale, e poi, con oltre 2 mila addetti manifatturieri, nell’ordine: Gussago (2.709), Calcinato, Leno, Rodengo Saiano, Cazzago San Martino, Travagliato, Palazzolo, Manerbio, Rovato, Rezzato, Desenzano, Ospitaletto e Ghedi, con 2.087 addetti.
Per altro verso sono una trentina i comuni bresciani nei quali gli addetti manifatturieri pesano per meno del 10% sul totale del settore privato non agricolo. Sono in gran parte centri montani, perlopiù piccoli, come i quattro che non contano alcun addetto manifatturiero (Magasa, Paisco Loveno, Saviore dell’Adamello e Valvestino).
Un secondo blocco, altrettanto numeroso è costituito da centri rivieraschi, nei quali gli addetti manifatturieri vanno dallo 0,6% del totale di Limone sul Garda, all’8,9% di Manerba del Garda, passando per il 4,2% di Sirmione, il 6,5% di Salò e il 7,5% di Iseo.
Comune per Comune
Entrando nell’analisi dei dati comunali, emerge una Provincia dai molti volti e con una sessantina di comuni che, tra il 1991 e il 2025 vedono aumentare gli addetti manifatturieri.
Dalla dozzina di comuni che, nel 1991, contavano più di 2.500 addetti manifatturieri, escono Concesio, Sarezzo, Gardone Val Trompia, Chiari, Desenzano del Garda, Ghedi, Manerbio e Palazzolo sull’Oglio, mentre perdono addetti sia Brescia che, in misura decisamente maggiore, Lumezzane. Nello stesso arco temporale, tra i centri con più di 2.500 addetti manifatturieri, entrano Calcinato, Leno e Rodengo Saiano, mentre gli occupati nella manifattura aumentano ancora, oltre questa soglia, a Montichiari e Gussago. Il saldo occupati tra 1991 e 2025 è negativo (gli addetti si sono ridotti di 26mila unità), a fronte di una sessantina di comuni nei quali aumenta l’occupazione manifatturiera nella maggior parte dei comuni bresciani di registra un calo delle tute blu. Una riduzione, in larga parte dovuta alla contrazione delle attività e dell’occupazione nel sistema moda, ossia del tessile-abbigliamento e calzature, calo che interessa in misura minore la metalmeccanica, anche se non risparmia le storiche «capitali» dell’industria valtrumplina.
I comuni dove aumenta l’occupazione
L’aumento degli addetti manifatturieri è rilevante, in valore assoluto, in una trentina di centri nei quali supera le 200 unità, con i valori più elevati a Rodengo Saiano (+1.423 addetti), Visano (+942), Calcinato (+843) e, con un saldo superiore ai 600 addetti, anche a Travagliato (+680), Cazzago S.Martino, Paitone e Adro, che, tra il 1991 e il 2025, vede aumentare di 616 gli addetti manifatturieri. Di poco inferiore, con un saldo positivo per oltre 500 addetti, anche il bilancio a Flero e Prevalle (+582 addetti), Cellatica, Provaglio d’Iseo, Torbole Casaglia e Pian Camuno, vede aumentare di 507 gli addetti manifatturieri.
Oltre la soglia dei +400 addetti si collocano Vestone (+494), Castegnato, Passirano, Maclodio, e Odolo (+411 addetti) mentre un incremento superiore ai 300 addetti si registra a Cividate Camuno (+394), Cologne, Corte Franca, Montichiari, Casto, Montichelli Brusati, Castenedolo e Corzano (316). Se, poi, consideriamo l’incremento percentuale degli addetti, tra il dato Istat 1991 e quello proposta dalla Cciaa di Brescia per il 2025, svettano Visano (+224%) e Corzano (+243%), che precedono, con valori in tripla cifra, Paitone (+191%), Maclodio (+176%), Rodengo (132%) e Brandico (+102%). Complessivamente, sono una ventina i comuni che nel periodo considerato aumentano di oltre il 50% i propri addetti, in pianura: Berlingo, Longhena e Azzano, Pralbolino e Torbole. Nelle valli: Odolo, Pian Camuno, Cividate Camuno e Casto o nella fascia pedemontana: Cellatica, Soiano del Lago, Prevalle, Monticelli Brusati e Adro.
I Comuni dove cala l’occupazione
Per latro verso la riduzione degli addetti manifatturieri, tra il 1991 e il 2025, interessa oltre 140 comuni bresciani, con oltre una sessantina di centri nei quali il saldo è negativo per più di 200 unità. Tra questi sono 20 i comuni nei quali la riduzione degli addetti manifatturieri supera la 600 unità, con in Lumezzane in testa, con -2461 tute blu, precedendo Brescia (-1.875), Palazzolo sull’Oglio (-1.446), Sarezzo (-1.390), Nave (-1.248), Botticino (-1.191), Bagnolo Mella (-1.015) e Gavardo, che perde 1.012 addetti manifatturieri. Tra i centri in più marcata contrazione manifatturiera anche Quinzano d’Oglio (-905 addetti), Concesio, Iseo, Toscolano, Chiari, Manerbio, Gardone Val Trompia e Villa Carcina.
La riduzione degli occupati manifatturieri, nel periodo in esame, presenta un dato medio provinciale, che è nell’ordine del -14%. Tra questi, molti centri della montagna interna, spesso desertificati dal punto di vista manifattuirero, ma anche la gran parte dei centri maggiori: Botticino (-62%), Gavardo e Nave (-58%), Bagnolo e Sarezzo (-45%), Palazzolo (-37%), e, con una riduzione superiore al -30%: Capriolo, Chiari, Concesio e Lumezzane.



