La manifattura lombarda tiene, Brescia accelera. Nel primo trimestre dell’anno l’industria bresciana consolida la ripresa dopo due anni difficili, trainata da siderurgia, mezzi di trasporto e legno-arredo. A preoccupare imprese e artigiani sono però i costi energetici, la difficoltà di accesso al credito e un clima geopolitico che continua a pesare sulle prospettive.
A livello lombardo, come evidenziano i dati del report trimestrale di Unioncamere Lombardia, la produzione industriale cresce dello 0,5% sul trimestre e del 2,4% su base annua, ma Brescia corre più veloce: +0,8% sul trimestre e +3,8% rispetto allo stesso periodo del 2025. «L’economia bresciana ha consolidato la positiva inversione di tendenza» osserva il presidente della Camera di Commercio Roberto Saccone, sottolineando come «la ripresa abbia trovato continuità dopo otto trimestri consecutivi negativi».

I settori che corrono
Il fatturato industriale bresciano cresce del 6,9%, mentre gli ordinativi salgono del 3,5%. A spingere sono soprattutto mezzi di trasporto (+11,5%), siderurgia (+5,9%) e legno-mobilio (+4,9%). Restano invece in difficoltà minerali non metalliferi (-10,4%), carta-stampa e abbigliamento (-0,7%).
La Lombardia continua comunque a distinguersi anche sul piano internazionale: il 38,9% del fatturato industriale regionale arriva dall’export, dato vicino ai massimi storici. «I numeri confermano la tenuta e la forza del nostro sistema produttivo» sottolinea Gian Domenico Auricchio, presidente di Unioncamere Lombardia, evidenziando la capacità della manifattura lombarda di mantenere competitività e qualità anche in uno scenario complesso.
Il sentiment degli imprenditori

La crescita, però, convive con una forte prudenza sulle prospettive. A Brescia il 60,5% degli industriali si aspetta stabilità nel prossimo trimestre, ma cresce la quota di chi teme una diminuzione della produzione, salita dal 10% al 17,3%. Il principale rischio indicato dalle imprese resta l’aumento dei costi delle materie prime e dell’energia. «Teniamo duro ma non è facile – avverte l’assessore regionale Guido Guidesi – . O c’è un cambiamento radicale rispetto ai vincoli europei e al protagonismo dei territori, o rischiamo di uscire dalla competitività».

Un allarme condiviso anche da Giuseppe Pasini, presidente di Confindustria Lombardia, che parla di un 2026 «duro e ricco di incognite» e chiede maggiore coraggio su autonomia strategica, energia, infrastrutture e politiche industriali europee. «Gli imprenditori sono preoccupati dagli effetti inflattivi sull’economia reale e dalla eccessiva dipendenza da terzi nell’approvvigionamento perché è ormai evidente che chi controlla l’energia e le materie prime controlla la crescita. Con il prezzo del petrolio sopra i 100 dollari/barile e del gas intorno ai 50 euro/MWh la situazione è emergenziale e il sistema Italia ha tutte le ragioni per ottenere lo sforamento del Patto di Stabilità».
Artigianato: cresce il fatturato
Segnali positivi arrivano anche dall’artigianato. In provincia di Brescia la produzione cresce dello 0,9% sul trimestre e del 2,8% su base annua, con fatturato a +2,9%, ordinativi a +1,6% e occupazione in aumento dell’1,5%. Bene soprattutto tessile (+14,5%), gomma-plastica (+12,2%), pelli-calzature (+11,8%) e carta-stampa (+7,5%).
«Le principali preoccupazioni degli artigiani sono l’impennata dei costi energetici e dei prezzi delle materie prime» afferma Stefano Fugazza, presidente di Unione Artigiani Lombardia. Efficientamento e autoproduzione energetica sono ormai entrati nei piani d’investimento delle imprese, ma resta il problema del credito, dal momento che «il sistema bancario tradizionale sembra chiudere i rubinetti alle micro e piccole imprese». Sullo sfondo pesa il tema del ricambio generazionale, con sempre meno giovani disposti a entrare nei mestieri artigiani. Fuori dalla manifattura Brescia registra fatturati in crescita nel commercio (+3,5%) e nei servizi (+1,2%), pur in un clima di incertezza che continua a condizionare consumi e investimenti.



