Economia

«Le macchine utensili battono gli umanoidi cinesi in qualità del lavoro»

Il presidente di Ucimu, Riccardo Rosa: «Alla Bi-Mu abbiamo riscontrato maggiore fiducia tra gli espositori». Nell’ultimo trimestre crescono gli ordini, soprattutto dall’estero
Gli ordini raccolti oltre confine sono addirittura cresciuti del 24,7% rispetto allo scorso anno
Gli ordini raccolti oltre confine sono addirittura cresciuti del 24,7% rispetto allo scorso anno

Da alcuni giorni, finalmente, le imprese possono completare le comunicazioni relative agli investimenti previsti dal nuovo Piano Transizione 5.0. Una notizia ben accolta anche dai produttori di macchine utensili.

«Comunque vada, il Piano Transizione 5.0 è partito un po' al rilento: ha avuto una fiammata iniziale, ma poi si è cristallizzato con l’arrivo del periodo estivo e ora è ripartito – ammette il presidente di Ucimu-Sistemi per produrre, Riccardo Rosa –. Adesso vediamo per il fine anno cosa ci prospetta il mercato italiano, che poi alla fine è sempre il nostro mercato di più grande interesse per costi, vicinanza e partecipazione a tutto quello che è la vita delle aziende circostanti. Non le nascondo che in questo momento siamo un po’ più fiduciosi di qualche mese fa».

Riccardo Rosa è il presidente di Ucimu - Sistemi per produrre
Riccardo Rosa è il presidente di Ucimu - Sistemi per produrre

Nel terzo trimestre di quest’anno, l’indice degli ordini di macchine utensili elaborato dall’associazione a cui fa capo Rosa (un punto di riferimento nazionale per i principali costruttori italiani di macchine utenili e robot) ha registrato un incremento del 10,5% rispetto al periodo luglio-settembre 2025. Gli ordini raccolti oltreconfine sono addirittura cresciuti del 24,7% rispetto al terzo trimestre dello scorso anno. Questi dati sono stati presentati in occasione dell’inaugurazione della recente edizione di Bi-Mu, la manifestazione internazionale dedicata appunto al settore delle macchine utensili e che da sempre trova casa a fieramilano Rho.

«C’è ancora l’estero che trascina e l’Italia che insegue – puntualizza Rosa – però passeggiando tra gli stand del Bi-Mu abbiamo riscontrato maggiore fiducia tra gli espositori, di conseguenza vuol dire che i loro clienti stanno ricominciando ad interessarsi agli investimenti dedicati al miglioramento del parco macchine installato in azienda».

Oltre al trend di mercato, quali altri segnali le arrivano dal Bi-Mu?

«Dal punto di vista tecnologico e di cui già si parla tutti i giorni, tra gli operatori si parla molto dell’applicazione dell’intelligenza artificiale sugli impianti, delle macchine digitalizzate e connesse tra di loro, della robotica per quello che riguarda l’handling, cercando di aumentare la produttività senza avere una pressione eccessiva su sugli operatori o sugli operativi. Un altro segnale che arriva dal Bi-Mu riguarda ancora i mercati di sbocco, ma dal punto di vista del settore di attività. Le faccio un esempio: registriamo un calo nel comparto automobilistico, mentre c’è una forte domanda sui nuovi progetti dedicati all’energia o che riguardano i settori della difesa e dell’Oil and gas. È qui dove per il momento si vanno a installare gran parte delle nostre macchine»

Va ancora una volta riconosciuto un ruolo trasversale delle macchine utensili a tutte le filiere produttive.

«Le macchine utensili sono la base di tutte le filiere produttive. Il settore della Difesa è un mercato che adesso sta dando un grosso lancio alla domanda di macchine utensili, ma non può assorbire tutta la nostra offerta, al massimo è stato calcolato che potrà arrivare all’8%. Per questo motivo dobbiamo trovare il modo di sostituire quella domanda che arrivava dal mondo dell’automotive e che assorbiva fino al 53/54% della produzione di macchine utensili su scala mondiale e che adesso è fermo».

Temete anche voi l’avanzata cinese?

«In generale, la concorrenza c’è: è innegabile. Oggi, però, la filiera italiana delle macchine utensili si è concentrata su nicchie di mercato anziché su numeri e volumi in cui i cinesi e i taiwanesi possono diventare fastidiosi. Sul "custom made", secondo me, loro non sono ancora né sufficientemente attrezzati né sufficientemente attratti da questa fetta di mercato. Perché comunque è una fetta di mercato abbastanza piccola, dove il cliente va seguito, coccolato, devi essere a casa sua, devi trovargli la soluzione per il pezzo che deve produrre».

Le macchine utensili sono alla base di tutte le filiere produttive
Le macchine utensili sono alla base di tutte le filiere produttive

Se, come diceva all’inizio, il futuro delle macchine utensili è nel segno dell’AI, come non si fa a non temere gli umanoidi cinesi?

«Da questo punto di vista, la Cina ha sicuramente qualche punto di vantaggio: sia per i costi sia a livello di sviluppo tecnologico. Però per noi per la macchina utensile non è tanto l’umanoide: quando diciamo di rendere la macchina più affidabile e in grado di aiutare l’operatore, intendiamo che ci sono dei sistemi comunque meccanici piuttosto che elettronici di carico e scarico che già conosciamo come tecnologia e anche noi riusciamo a fare. Poi, come dicevo prima, loro su aziende grosse, su grossi comparti, su grossi numeri, riesco a essere competitivi. Noi abbiamo ancora una bella platea di clienti che sono medio piccoli e vogliono rapportarsi con fornitori nazionali. Oggi ne parlavo anche con un mio cliente, che non è un’azienda piccola e che pur pagando un prezzo maggiore (del 15/20%) preferiscono rapportarsi con produttori di macchine utensili italiane, perché in noi riconosco la qualità del servizio, l’abilità del ricambio, la conoscenza del prodotto. E poi, spesso, le macchine di importazione sono più adatte a lavorazioni semplici e di routine».

Insomma, non fornite solo un impianto ad hoc, ma un servizio su misura.

«Esatto, siamo come dei sarti dell’impianto. Una peculiarità che i fornitori di macchine utensili orientali fanno ancora fatica a seguire. Va detto, tuttavia, che se devono costruire un’azienda che lavori al buio, chiavi in mano, con batterie da centinaia di macchine tutte uguali e dove è una commessa di una certa corposità, sono davvero bravi. Se, invece, devono costruire un fucile Beretta, magari un pezzo unico, noi italiani siamo ancora molto più bravi di loro.

E in quest’ultimo caso il mercato vi premia in termini di marginalità e valore aggiunto.

«Ormai i grossi numeri noi in Italia li abbiamo persi, non c’è niente da nascondersi purtroppo. E quindi l’unica soluzione è appunto quella della qualità».

Una spada di Damocle che pende sul settore è sicuramente la questione energetica.

«Sì, diciamo che il tema energetico ci tocca, seppure parallelamente alla nostra attività. Le aziende che producono macchine utensili non sono energivore, ma lo sono i nostri fornitori, pertanto il problema dell’energia diventa consequenziale. I rincari dell’energia incidono più sul prezzo dell’acciaio, della ghisa, dell’alluminio o del titanio che usiamo per comporre le nostre macchine: questo è il nostro problema energetico».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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