Il 2026 dovrebbe riportare il segno «più» per l’industria italiana delle macchine utensili, dei robot e dell’automazione, ma senza un vero cambio di passo. Dopo un 2025 caratterizzato da una sostanziale stagnazione e da un brusco ridimensionamento delle esportazioni, il settore punta infatti a una crescita moderata, sostenuta quasi esclusivamente dalla ripresa della domanda interna e dal ritorno degli incentivi fiscali agli investimenti (iperammortamento).
È il quadro emerso dall’assemblea di Ucimu-Sistemi per Produrre, l’associazione dei costruttori italiani aderente a Confindustria, che ha presentato il consuntivo 2025 e le previsioni 2026.
I numeri del comparto in Italia
La provincia di Brescia può vantare uno dei distretto d’eccellenza delle macchie utensili. Secondo i dati Ucimu, per il prossimo anno la produzione è attesa a 6,64 miliardi di euro, in crescita del 3,9% rispetto ai 6,391 miliardi del 2025.
Le esportazioni dovrebbero invece sostanzialmente stabilizzarsi a 3,785 miliardi (+0,7%), confermando la persistente debolezza dei mercati internazionali. A sostenere il comparto sarà soprattutto il mercato domestico: le consegne dei costruttori italiani sono previste in aumento dell’8,5%, fino a 2,855 miliardi, mentre il consumo nazionale dovrebbe crescere del 7,4%, raggiungendo i 4,87 miliardi. In aumento anche le importazioni (+5,9%, a 2,015 miliardi), segnale di un mercato interno che torna a investire.
Il bilancio del 2025 resta però in chiaroscuro. La produzione ha registrato un modesto incremento dell’1%, ma il risultato è stato fortemente condizionato dal crollo delle vendite oltreconfine. L’export è sceso del 12%, fermandosi a 3,76 miliardi di euro, facendo precipitare il rapporto tra esportazioni e produzione dal 67,5% al 58,8%. Un dato particolarmente significativo per un comparto che tradizionalmente realizza all’estero la quota prevalente del proprio fatturato.
Controtendenza
In controtendenza il mercato italiano, dove le consegne dei costruttori sono cresciute del 28,1% a 2,631 mld, sostenute da una domanda interna salita del 22,3% fino a 4,534 mld. Ripresa importante ma ancora insufficiente a riportare il mercato ai record del biennio 2021-2022. Anche le importazioni sono aumentate (+15%, a 1,903 mld), mentre la quota di consumo coperta dai produttori esteri è scesa al 42%.
L’industria italiana mantiene comunque un ruolo di primo piano nello scenario mondiale, confermandosi quinta per produzione e consumo e quarta per esportazioni, nonostante un contesto internazionale sempre più complesso.
«Il 2025 è stato un anno complessivamente deludente», ha sintetizzato il presidente di Ucimu, Riccardo Rosa, indicando come principali fattori di frenata il forte rallentamento dell’export e «il caos intorno a Transizione 5.0», che ha rallentato gli investimenti delle imprese italiane. Sul fronte internazionale «l’instabilità geopolitica ha reso particolarmente complicata l’attività del settore», costringendo le aziende a operare in un contesto di continua emergenza.



