«Materiali del futuro: utili, ma nessuno sarà padrone della Terra»

Chissà cosa direbbero gli uomini e le donne dell’Età della Pietra, e poi quelli delle Età del Ferro e quindi del Bronzo se, anziché un fuoco, si trovassero davanti a un algido led. E chissà cosa direbbero le prime annunciatrici o i primi conduttori di programmi Rai osservando oggi un televisore sottile come un foglio (e presto anche pieghevole) quando, quindici anni fa, la televisione aveva all’interno il tubo catodico e prima ancora, appoggiato sul pavimento, un pesante e voluminoso trasformatore che dava stabilità all’energia.
Trasformatore e tubo catodico non ci sono più, sostituiti da tecnologie Oled, Qled, Led e Qned dentro televisori ultra piatti, in cui ci sono materiali che in natura sono sempre esistiti, ma che l’uomo non sapeva come usare, ad esempio l’indio, metallo i cui principali produttori sono oggi Cina, Corea del Sud, Giappone e Canada.
Appuntamento
Sui nuovi materiali, in una lettura pubblica dal titolo «Futuro materiale. Nanotecnologie e materiali del futuro, una sfida per la sostenibilità», parlerà il due ottobre alle 18.30 nelle cantine Guido Berlucchi di Corte Franca (piazza Duranti 4, sala Franco Ziliani), il professor Luca Beverina, docente di chimica organica all’Università Milano-Bicocca in cui è anche pro-rettore al trasferimento tecnologico. La lezione chiude la seconda edizione del «Nanochemistry» camp, promosso da Università degli Studi di Brescia, Università Cattolica e Fondazione I.s.e.o.
Nuovi scenari
Materia affascinante quella dei nuovi materiali, se consideriamo che attorno a noi già ci sono l’elettronica «digeribile» (dispositivi diagnostici ingeribili che, una volta esaurita la loro funzione d'indagine, all'interno dell’apparato digerente si degradano, venendo assorbiti senza recare danno), le finestre elettrocromiche (che regolano l’ingresso di luce e calore nelle stanze), i tessuti fotovoltaici che schermano le radiazioni solari, le bioplastiche, le ceramiche per i denti e molto altro.
Ma attenzione: se il tema dell’utilizzo dei nuovi materiali è suggestivo, l’uomo e la scienza non devono farsi prendere la mano «perché – ricorda il professor Luca Beverina, raggiunto telefonicamente – se i nuovi materiali sono da un lato uno strumento di crescita dell’uomo che li utilizza, dall’altro non deve mancare la consapevolezza che nessuna generazione potrà mai considerarsi padrona della terra. Un allineamento con l’Enciclica «Laudato si’» che aveva denunciato le cause dell’egoismo e degli interessi economici nella distruzione ambientale, esortando così a una «conversione ecologica».

Il tema dei nuovi materiali è affascinante e sfiora, più o meno intensamente, tutti noi ogni giorno: «Lo schermo touch screen del nostro telefonino – spiega il professor Beverina – contiene l’Ito, ossido di indio-stagno, che ci permette di vedere cosa appare e allo stesso tempo, grazie al tocco ed alla pressione tra i diversi strati conduttori del video del nostro device, generare il contatto che darà il comando desiderato».
Riciclo
Indio, avverte il docente milanese, è un elemento «diventato estremamente importante, uno tra i più rilevanti dei Critical raw materials», le materie prime critiche, il cui approvvigionamento è a rischio causa la concentrazione delle fonti e la mancanza di alternative valide e accessibili». Si tratta di un materiale scarso, ma con una concentrazione elevata nelle discariche, in particolare quelle in cui vengono smaltite le apparecchiature elettriche ed elettroniche. Quindi riciclabile.
Quello del riciclo è un tema decisivo per il professor Luca Beverina, tema riassunto nel concetto di chemical leasing, ovvero le materie prime prese a prestito, materiale che va utilizzato, ma poi in qualche modo restituito dall’uomo e alla natura. L’esempio forte è quello della biodegradabilità, ovvero la capacità del sacchetto dell’immondizia (quello di plastica morbida non dura) di degradarsi rapidamente – aggiunge il docente milanese – e per intero trasformandosi in fertilizzante.
Il 2 ottobre si parlerà anche del grafene, derivante dalla grafite, molto manipolabile, ampiamente utilizzabile nell'automotive, in medicina, nell'elettronica. Ma qui siamo già alla ricerca del nuovo nel... nuovo, che sappiamo che c’è, ma dovremo esser bravi a usarlo. E poi non a sciuparlo.
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