Economia

Lavoro nero, il lato oscuro di turismo e ristorazione bresciani

Dagli straordinari mai retribuiti fino a settimane da 60 ore per contratti che, almeno sulla carta, sarebbero part time
Niccolò Rizzardi
Il settore ristorazione e turismo nel Bresciano
Il settore ristorazione e turismo nel Bresciano

Turni di lavoro ben oltre l’orario stabilito da contratto; straordinari pagati in nero o – in qualche caso – non pagati affatto; contratti capestro studiati appositamente per evitare che il lavoratore si licenzi. E poi ancora: lavapiatti pagati 3,5 euro all’ora per turni di lavoro da 11 ore, contratti collettivi nazionali di settore che vengono rispettati solo sulla carta.

Sono solamente alcuni esempi di situazioni ricorrenti nel settore del turismo e della ristorazione bresciani, dati che difficilmente trovano spazio nelle brochure promozionali, e che descrivono invece un sottobosco di sfruttamento e di illegalità. «In questi settori la situazione è drammatica. Questo vale sia nella nostra realtà territoriale sia nel resto d’Italia» spiega Roberto Politano, segretario generale di UILTuCS Brescia.

La fotografia

«Ci sono lavoratori – prosegue Politano – inquadrati part-time o a tempo pieno che, quando va bene, lavorano invece fino a 50 o 60 ore a settimana. Oppure vengono utilizzati dei contratti che è lecito definire pirata, che, per evitare di perdere manodopera nel corso della stagione, prevedono penali a carico del lavoratore in caso quest’ultimo decida di licenziarsi».

Una fattispecie a parte riguarda le lavoratrici addette alla sistemazione delle camere negli alberghi: «Capita che queste addette non lavorino più a ore o a giornata, bensì a cottimo, in base al numero di camere che sono in grado di sistemare» conclude Politano.

I camerieri sono spesso sottopagati
I camerieri sono spesso sottopagati

Naturalmente questo fenomeno non coinvolge l’intera categoria delle imprese operanti nell’accoglienza turistica e nella ristorazione della nostra provincia. A fronte di situazioni di illegalità, esistono imprese del settore in cui certe storture non trovano spazio. Esistono, certo, ma non sono la maggioranza. Infatti, i risultati di un’attività di vigilanza straordinaria nel settore del turismo e dei pubblici esercizi condotta dall’Ispettorato Nazionale del Lavoro e pubblicati nel 2023 attestano che, in Lombardia, il 75% delle imprese controllate presentava una qualche forma di irregolarità in materia di salute e sicurezza e di violazioni riconducibili ai rapporti di lavoro.

Emergenza diffusa

La situazione che emerge racconta quindi di un malcostume piuttosto diffuso, descrivendo una realtà complessa e lontana dalla narrazione ottimistica spesso associata al fenomeno turistico, quasi sempre tirato in ballo per i numeri in costante crescita (anche sul fronte bresciano)a livello di arrivi e presenze. Una realtà che, a causa della diffusione di lavoro nero o grigio, produce anche mancati introiti per lo Stato in termini di tassazione.

Difficile anche la situazione dei lavoratori coinvolti, che spesso sono costretti ad accettare condizioni professionali davvero al limite a causa del bisogno di garantirsi un sostentamento, seppur minimo. Ed è proprio nei confronti di quest’ultimo aspetto, ovvero la retribuzione, che si concentra un recente rapporto curato da Filcams Cgil. In un documento dal titolo «Focus sul lavoro povero», viene proposta un’analisi dell’incidenza delle retribuzioni al di sotto della soglia di povertà, ovvero quelle pari o inferiori al 60% della retribuzione annua nazionale media.

Dai dati pubblicati, emerge che tra i lavoratori nel settore turistico impiegati per almeno una settimana, nel Nord-Ovest d’Italia il 66,1% di loro percepisca una retribuzione al di sotto della soglia di povertà.

Solo leggermente meglio va ai lavoratori impiegati per almeno 12 settimane, che nell’Italia nord-occidentale percepiscono una retribuzione al di sotto della soglia di povertà nel 59,5% dei casi. Numeri troppo grandi per parlare di casi isolati e, soprattutto, per non auspicare una inversione di tendenza decisa quanto tempestiva. Per ridare dignità ai lavoratori del settore.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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