brescia. Un recente report realizzato da Adapt, su dati Eurostat, evidenzia che in Italia, dal periodo pre pandemia a oggi, si è registrata una netta riduzione del lavoro temporaneo, dai circa 3 milioni di contratti del 2029 ai 2 milioni 517mila del 2025. A Brescia invece le cose sono andate diversamente, seppure nella nostra provincia dal 2019 al 2025 si sia concretizzata una crescita dell’occupazione, da 553mila a 563mila unità.
A testimoniarlo sono i numeri elaborati dalla Cgil su dati Inps, secondo cui il numero di contratti precari è cresciuto, e non poco. Negli ultimi sei anni, in percentuale a doppia cifra.
Sotto la lente
Le due voci principali, quella riferita ai contratti a tempo indeterminato e quella dei contratti a tempo determinato, evidenziano un andamento inequivocabile, con leggera crescita dei primi a forte crescita dei secondi, nell'’ordine del 23,1%. Se il tempo indeterminato nel 2019 era servito all’assunzione di 29.878 lavoratori e nel 2025 ha raggiunto quota 30.973 (+1.095), quello precario è balzato da 59.527 a 73.286 unità, toccando anche il tetto più alto della serie elaborata e superando il primato che apparteneva al 2024 di 73.277 contratti.
A rimpinguare l’ambito dei tempi determinati vanno aggiunte anche le 26.131 assunzioni in somministrazione (gli assunti e poi piazzati dalle agenzie interinali), i 17.460 contratti intermittenti, i 17.304 stagionali e i 7.391 in apprendistato.
Il confronto
Per quanto riguarda la crescita nell’uso del tempo determinato, dopo i 59.527 contratti del 2019 si era scesi nel 2020 a 51.434, per ripartire di slancio nel 2021, l’anno del cosìddetto «rimbalzo», e raggiungere quota 69.403. Lieve flessione nel 2022, quando di questi contratti se ne fecero 68.631, per ripartire nel 2023 arrivando a 71.034, nel 2024 a 73.277 e nel 2025 a 73.286.
Differente la dinamica post-covid dei contratti stabili. Dopo la flessione dai 29.878 del 2019 ai 23.024 del 2020, il 2021 ha segnato un'impennata fino a 28.279, e la salita è continuata sia nel 2022 che nel 2023, anni in cui si sono raggiunti prima i 32.415 e poi i 33.301 contratti a tempo indeterminato. Gli ultimi due anni hanno segnato un passo indietro attorno a quota 30.000, con il 2024 in discesa di oltre 3.000 unità fino a 30.301 e il 2025 in leggera ripartenza fino a 30.973. Contemporaneamente, a livello nazionale la diminuzione del contratto a tempo indeterminato negli ultimi anni non è stata lineare.
Nel 2020, con la crisi innescata dalla pandemia, il numero degli occupati a termine era sceso a 2,61 milioni, per risalire fino a superare i 3 milioni nel 2022 e poi tornare a ridursi nei tre anni successivi: 2,94 milioni nel 2023, 2,74 milioni nel 2024 e 2,52 milioni nel 2025, il valore più basso dal 2016.
Numeri e qualità
Quando si parla di contratti a termine comunque ci si concentra spesso sui numeri e sul loro utilizzo, tra crescita e decrescita, ma non di rado ci si dimentica di allargare l’analisi alla qualità del lavoro (e di vita) di chi fruisce di questi contratti. Un elemento che secondo la componente della segreteria Cgil di Brescia, Francesca Butturini (ex segretaria del Nidil e oggi titolare di delega sul mercato del lavoro) è invece «Determinante per comprendere come si sta oggi».
«Se osserviamo i numeri – continua la sindacalista – il dato occupazionale bresciano è buono, ma dietro la facciata a volte ci sono condizioni d’impiego difficili da sopportare per chi ci si trova, perché mancano sia le garanzie occupazionali, sia quelle retributive, soprattutto per chi entra ora. La condizione di basso salario si rileva soprattutto nei servizi, nel terziario, nelle pulizie, nella ristorazione e nella cura alla persona, ed è più grave per le donne perché più soggette a contratti part time e coinvolte in settori a basso valore aggiunto».
Butturini evidenzia quindi un altro aspetto: «Anche in fatto di conteggio dei numeri serve un occhio attento ed è indispensabile considerare che quando una persona ne rinnova tre-quattro in un anno, per periodi brevi, l’impressione a livello numerico è che si tratti di tre-quattro persone diverse che hanno lavorato per l'anno intero, ma di fatto non è così. Altrettanto importante – conclude Francesca Botturini – non dimenticare che l’attuale governo ha cambiato le regole sull'utilizzo di questi contratti, allungando la durata dei periodi e la possibilità di avere più rinnovi. In questo modo si reitera anche per anni, e questo favorisce il turn-over selvaggio».
Aggiornamenti. La conferma che l'uso del contratto di lavoro a tempo determinato è in crescita arriva anche dagli ultimissimi dati Inps lavorati dalla Camera del lavoro cittadina di via Fratelli Folonari, quelli sul primo trimestre 2026. Anche per l’inizio dell’anno il ricorso a contratti a scadenza mostra una chiara tendenza all'ampliamento della platea di aziende che vi fanno ricorso, e se il confronto si sposta al periodo pre pandemia il divario è anche più largo. Per le cosiddette «assunzioni a termine», il periodo gennaio-marzo ha visto la stipula di 18.568 contratti, contro i 18.309 del medesimo periodo del 2025, una crescita di pochi numeri ma comunque una crescita, che si fa decisamente più consistente se si sposta l'attenzione al 2019, quando furono 14.849, quindi 3.719 in meno rispetto al periodo più recente.
I trimestri
Anche nel confronto tra trimestri, ad essere il più carico di precarietà è l'ultimo della serie. L’andamento che emerge nei sette anni analizzati infatti dice che nel 2020 ci si era fermati a 13.356, nel 2021 a 13.416, nel 2022 a 17.678, nel 2023 a 17.449 e nel 2024 a 18.484. A fare da contraltare alla crescita del tempo determinato c’è la decrescita dell’indeterminato, sceso tra gennaio e marzo di quest’anno a 8.995 unità, contro le 9.454 del primo trimestre 2025. Anche in questo caso il confronto con il passato è ancora più negativo, visto che sette anni fa, nel 2019, si era arrivati a quota 9.512, e che nella serie seguente il 2020 ne aveva visti 8.402, il 2021 6.798, il 2022 10.117, il 2023 9.992 e il 2024 9.297. Il numero dei contratti a termine di inizio 2026 comprende però anche 4.314 assunzioni con contratto intermittente, che nel 2025 erano state 3.520 e nel 2019 3.146; 7.448 assunzioni in somministrazione, che nel 2025 erano state 7.415 e nel 2019 10.595; e infine 4.997 assunzioni stagionali, che l'anno scorso erano state 3.688 e nell’anno pre covid 2.821.



