Il pericolo è sempre dietro l’angolo. Perché quando i lavoratori sono isolati ed emergono nuovi mestieri l’effetto è spesso l’erosione di diritti e tutele. Negli ultimi anni segnalazioni di pratiche di sfruttamento nei luoghi di lavoro sono cresciute pressoché ovunque in Italia e, anche se nel Bresciano il fenomeno sembra più tenue, non mancano situazioni delicate e comparti più esposti che i sindacati tengono nel mirino. Agricoltura, logistica, lavoro domestico e pubblici esercizi: sono questi i comparti che storicamente più assorbono anche a Brescia il fenomeno – stretto tra il mancato rispetto dei contratti e il peggioramento delle condizioni lavorative.
Le stime
E proprio per la sua volatilità non esiste una stima esatta del danno che il lavoro nero e grigio provoca al sistema economico bresciano. Ma tra gli addetti ai lavori la soglia ipotizzata non scende mai sotto le centinaia di milioni di euro all’anno. Basti pensare che secondo l’Ufficio studi della Cgia l’incidenza del valore aggiunto prodotto dal lavoro irregolare tanto in Lombardia quanto in provincia di Brescia è pari al 3,6%.
E se la logistica bresciana vive oggi un momento storico complesso per i lavoratori, il comparto dei pubblici esercizi registra il cronico problema del lavoro grigio. Per quanto riguarda i lavoratori domestici, secondo il Censis nel Bresciano quelli regolari sono circa 15mila (quasi un decimo di tutti coloro che operano con contratto in Lombardia) ma sono in costante calo (fino al 10% in meno).
Potrebbe trattarsi di un segnale: con una popolazione sempre più anziana, le necessità di una fetta di società fragile crescono. E i semplici accordi verbali per l’attività di assistenza agli anziani potrebbero aver surclassato diversi contratti. Secondo Fisco e Inps la stima dell’evasione ammonta a 150 milioni di euro solo a Brescia.
In sostanza meno contratti regolari e più lavoro nero. Il fenomeno pare generalizzato, tanto che in Italia a fronte di quasi 829mila lavoratori domestici regolari si stima ci sia almeno un milione di irregolari.
Le rilevazioni annuali indicano inoltre che con la stagione estiva il lavoro nero – soprattutto nell’agricoltura e nella ristorazione – cresce a dismisura spesso sotto l’egida del «lavoro stagionale».



